ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rapporto Osmm

Mobilità sostenibile: città italiane in affanno rispetto al resto d’Europa

Il documento traccia un confronto tra le strategie di 21 amministrazioni della penisola e quelle delle principali città del Vecchio Continente

di Celestina Dominelli

Il Covid cambia la mobilita', meta' degli spostamenti sara' in auto

4' di lettura

Città italiane ancora in affanno nella mobilità sostenibile rispetto alle colleghe europee: troppo estesa, ancora, la dipendenza dall’auto con il trasporto pubblico locale che risulta minoritario e poco sostenibile, soprattutto al Sud. È questa la fotografia contenuta nel terzo Rapporto del progetto Osmm (Optimal Sustainable Mobility Mix), “La svolta della mobilità: business models e politiche pubbliche per accelerare la transizione verde”, di Agici Finanza d’Impresa che ha passato in rassegna 21 città italiane (28 milioni di persone) e traccia un confronto con quanto accade al di là dei confini.

Città italiane in affanno sulla mobilità sostenibile

Nella classifica stilata dal rapporto firmato da Stefano Clerici, direttore dell’Osmm, e dal suo team, Milano, Firenze e Bologna hanno un tasso di motorizzazione pari, rispettivamente, a 561 auto per mille abitanti, con il capoluogo toscano che registra un tasso di 528 mentre Bologna tocca i 614. Ma la media europea è ben diversa e si attesta a 513 con Parigi che ne ha 570 e Londra 488. E la differenza si fa ancora più evidente se si considerano altri due tasselli, a cominciare dagli spostamenti in auto. Con Milano che segna un 51% e Bologna addirittura il 58%, ma la media europea è del 33%: rispetto a quest’ultima asticella, Londra è al 37% e Parigi al 25 per cento. Se, invece, si considerano i trasferimenti con il trasporto pubblico locale le città italiane si posizionano nel seguente modo: Milano è a quota 21%, Firenze e Bologna all’11%, mentre la media europea è del 30%, Londra è al 35% e Parigi al 25 per cento.

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Clerici: servono nuovi modelli di business per il trasporto

«L’uso più intenso dell’auto non si traduce fortunatamente in una maggiore congestione delle città italiane, problema che interessa maggiormente le città europee (ed è verosimilmente legato anche alla loro dimensione), ma ha un impatto negativo sulla qualità dell’aria, che nelle nostre città risulta sistematicamente peggiore», recita il report. La sfida adesso, spiega Clerici, «è riportare la mobilità su un sentiero di transizione ecologica. Costruendo nuovi modelli di business di trasporto di persone e merci meno impattanti in tutte le città. Per evitare il rischio concreto che la pandemia segni una battuta d'arresto nel processo verso la sostenibilità della mobilità».

Il primato di Milano

Il documento mette poi in evidenza la forte differenza Nord-Sud. Nel ranking complessivo formulato dall'Indice di mobilità sostenibile, le ultime posizioni sono tutte occupate da città meridionali. A primeggiare è Milano che ha guadagnato la leadership grazie a un sistema di trasporto pubblico molto esteso (1° posto per l'offerta di TPL) e sostenibile (1° posto per elettrificazione dell'offerta), basato su 4 linee di metropolitana e un sistema ramificato di mezzi di superficie. La città è inoltre all'avanguardia a livello nazionale per quanto concerne lo sharing: può contare sulla flotta più estesa di car sharing e scooter sharing ed è al secondo posto per monopattini e biciclette. Inoltre, grazie a 184 km di piste ciclabili, l'utilizzo della bicicletta è discreto (7% degli spostamenti, 4° posto). Tuttavia, Milano ha ancora grossi problemi derivanti dal traffico: la congestione elevata, la pessima qualità dell'aria e un'alta incidentalità.

La diffusione di veicoli ecologici a Firenze e a Bologna

Al secondo posto figura poi Firenze che vanta un’ottima performance nelle aree del trasporto privato e dello sharing e a buoni risultati per tutte le altre, frutto di politiche coerenti per la mobilità adottate negli ultimi anni. Dal punto di vista del parco auto e commerciale, Firenze rappresenta inoltre un'eccellenza italiana, grazie alla maggiore diffusione di veicoli ecologici ed elettrici registrata tra le 21 città. Passando a Bologna, il capoluogo emiliano può contare su un parco circolante moderno (è seconda per percentuale di veicoli ecologici) che sopperisce in parte a un utilizzo molto ampio dell'auto (58% degli spostamenti). A questo si aggiunge la quarta maggiore estensione di piste ciclabili (156 km) che spinge l'utilizzo della bici al 5%. Lo sharing è diffuso (3° posto per numero di auto e bici) e la flotta di auto è completamente elettrica.

Lo svecchiamento del parco auto

Il rapporto evidenzia poi alcune tendenze positive, a partire dallo svecchiamento del parco auto: la percentuale di auto di classe inferiore a euro 4 è passata dal 66% al 60%, mentre i veicoli ecologici sono cresciuti dal 17% al 22%. Ma all’ammodernamento del parco circolante si accompagna un suo incremento numerico: il tasso di motorizzazione è cresciuto da 604 a 618. Sono positive la leggera crescita della domanda di TPL (da 224 a 228 viaggi per abitante) e il modesto incremento di piste ciclabili: nel complesso nelle 14 Città Metropolitane l'estensione media della rete è passata da 65 km a 68 km. L'estensione delle aree pedonali al contrario si è leggermente ridotta.

Le raccomandazioni dell’Osmm

Ma come si può correggere la rotta e incrementare la mobilità alternativa? Per conseguire il drastico taglio di emissioni che riguarda i trasporti, servono politiche coraggiose, sottolinea il documento, in grado di ridimensionare la centralità dell'auto. L’Osmm ha messo in fila un pacchetto di raccomandazioni che spaziano dalla costruzione di modelli di business a piattaforma, attraverso tecnologie digitali, per favorire l’incontro tra domanda e offerta, all’estensione delle reti per il trasporto rapido di massa, così da potenziare la capacità del Tpl, dall’incremento degli spazi dedicati alla mobilità attiva, attraverso la crescita di piste ciclabili e aree pedonali, all’intermodalità, fino alla rimodulazione degli incentivi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni.

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