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Mobilità sostenibile? Gli italiani «disertano» la Conferenza mondiale

di Alessandra Schepisi


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2' di lettura

In Europa siamo il Paese con il più alto tasso di motorizzazione, ma anche il maggior esportatore di biciclette. Eppure il nostro interesse per le tematiche riguardanti mobilità sostenibile e ciclabilità è ancora molto scarso. A dimostrarlo è la presenza quasi nulla di connazionali alla più grande Conferenza mondiale dedicata a questi temi che si è tenuta dal 25 al 28 giugno a Dublino. Si tratta di Velo-city 2019, appuntamento giunto alla sua 39esima edizione, promosso dalla European Cyclist Federation, federazione che raccoglie le maggiori organizzazioni nazionali per la mobilità urbana in bicicletta. Oltre 1.300 i delegati, accademici, scienziati, tecnici, amministratori, imprenditori, arrivati da ogni parte del mondo al Convention Dublin Center di Dublino per scambiare buone pratiche in tema di pianificazione urbana, infrastrutture leggere, logistica, sharing mobility.

Decine le sessioni tematiche e una grande area espositiva sulle più importanti novità dal mondo della bici e della mobilità urbana e una Bike parade, il 26 giugno, tra le strade della capitale irlandese guidata dal sindaco Paul John McAuliffe. Gli italiani però erano quasi assenti. Due soli i rappresentanti istituzionali: il project manager di Roma Servizi per la Mobilità Francesco Iacorossi- keynote speaker alla conferenza che ha presentato il progetto europeo per lo sviluppo della mobilita urbana Handsake- e il Mobility manager della Puglia Lello Sforza. Tra le imprese solo una italiana: la Sitael di Mola di Bari, azienda spaziale che ha ideato l'innovativo sistema che trasforma la ebike in un veicolo interamente connesso su piattaforma cloud, consentendo una serie di funzionalità dall'antifurto, all'assistenza in caso di malfunzionamento alla segnalazione automatica in caso di incidente.

Un sistema che ha ricevuto il Ces Innovation Awards di las Vegas 2018. Da segnalare invece una discreta presenza di italiani, ma residenti all'estero come Enrico Durbano direttore dell'azienda francese Eco Counter che realizza sistemi per quantificare il passaggio di biciclette e pedoni. Sistemi esportati in 53 Paesi e utilizzati da Comuni e province per giustificare gli investimenti sulle infrastrutture ciclabili e per capire quali cambiamenti producono nelle modalità di trasporto dei cittadini. «La scarsa presenza italiana è una nota molto dolente - spiega il vicepresidente della European Cyclist Federation e presidente di Fiab Alessandro Tursi - speriamo di colmare questa grave lacuna il prossimo anno visto che Velo-city 2020 si terrà a Lubiana a meno di cento chilometri dal confine italiano. Sarà fondamentale portare amministratori italiani e con Lubiana non avranno scuse. È un investimento minimo rispetto a quello che una conferenza del genere può dare visto che è presente tutto il mondo che si occupa di ciclabilità: l'industria delle bici, dei servizi, del bike sharing, del turismo; gli amministratori pubblici, gli attivisti, le ong e i massimi studiosi di pianificazione urbana. Tutti nello stesso luogo per quattro giorni. Un'occasione per creare sinergie, per avviare progetti europei da cofinziare, per trarre ispirazione, per condividere soluzioni che contribuiscano a migliorare la qualità di vita nelle nostre città e renderle più sostenibili e a misura di persona”.

Domenica 30 giugno alle 16 puntata della trasmissione A Ruota libera su radio24 dedicata a velo-city 2019.

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