Interventi

Mobilità virtuosa, più che incentivi nuove abitudini

di Gabriele Benedetto

3' di lettura

In Europa i trasporti producono più di un terzo delle emissioni di CO2, sono l’unico settore nel quale (fino all’esplosione della pandemia) le emissioni sono state in crescita mentre nella produzione di energia, nell’industria, nell’agricoltura e nelle abitazioni sono in calo. Il 72% delle emissioni legate alla mobilità delle persone e delle merci è dovuto al trasporto stradale, il 27% circa a quello aereo e marittimo. Nella Ue il 94% del fabbisogno energetico del settore è coperto dal petrolio, una percentuale molto più alta di qualsiasi altro settore. Sono dati che fanno della mobilità sostenibile un pilastro ineludibile della transizione energetica.

La Ue ha indicato gli obiettivi e con il Recovery Fund arriveranno anche una parte importante delle risorse necessarie per realizzarli. Ora tocca agli Stati, alle imprese, ai cittadini fare la loro parte. Lo Stato con le sue politiche ha un ruolo cruciale nell’orientare le scelte e non è più rinviabile una revisione delle strategie sin qui adottate. Il ministero delle Infrastrutture e i trasporti ha destinato risorse importanti per il rinnovo del parco veicoli. Ha incentivato l’acquisto di auto, in particolare ibride ed elettriche, di biciclette e di monopattini, ma è giunto il momento di rivedere radicalmente quella strategia, passando dagli incentivi all’acquisto a incentivare comportamenti virtuosi.

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L’effetto degli incentivi all’acquisto è stato rilevante, ma con alcune controindicazioni. La prima è che la maggior parte di coloro che acquista una vettura elettrica o ibrida lo farebbe anche senza incentivi. La seconda è che, poiché solo da pochi mesi in Italia si produce

un’auto elettrica e non da molto auto ibride, larghissima parte del fatturato prodotto da quegli acquisti finisce all’estero. La terza e forse la più importante è che il vantaggio fiscale va a un gruppo ristretto di persone che hanno redditi tali da consentire loro di acquistare un’auto nuova.

Ma ancora più delle controindicazioni è determinante l’evoluzione in corso. Telepass si occupa di mobilità e attraverso l’innovazione del pagamento automatico dei pedaggi ha ridotto drasticamente le file ai caselli autostradali e le conseguenti emissioni di CO2. La natura della nostra attività e la vocazione digitale dell’impresa ci offrono un punto di vista avanzato e privilegiato sulle tendenze della mobilità e le potenzialità della transizione ecologica.

Le autostrade, sulle quali siamo nati, saranno sempre di più collegamenti tra aree urbane (dove avviene la maggior parte delle emissioni) che si vanno trasformando in smart city, nelle quali ci si muoverà con mezzi diversi da quelli con i quali ci si arriva. La mobilità è per larghissima parte locale e la transizione si giocherà soprattutto all’interno di queste aree, con l’ultimo miglio per le merci e la mobilità intermodale delle persone. La digitalizzazione favorisce enormemente questa evoluzione, come vediamo con le piattaforme che consentono la condivisione dei veicoli che siano essi auto, scooter, biciclette o monopattini, e l’integrazione di tutto ciò con autobus urbani e metropolitane.

La mia proposta è di passare a un sistema che incentivi non un singolo atto, l’acquisto, ma i comportamenti. Non una singola scelta ma le tante scelte quotidiane. Piuttosto che il contributo a pochi per l’acquisto di un bene è il momento di pensare di dare a ciascuno un budget da utilizzare per rendere meno onerosi i comportamenti virtuosi: per ridurre il costo della ricarica alle colonnine, del noleggio di un’auto o uno scooter elettrico, di una bicicletta o di un monopattino, del pedaggio autostradale per le auto elettriche, del parcheggio delle auto fuori dalle grandi città, del costo del trasporto degli oggetti che compriamo con l’e-commerce se nell’ultimo miglio viene usato un mezzo elettrico e altre cose ancora. Ci sono alcuni esempi: in molte città le auto ibride ed elettriche non pagano il parcheggio nelle strisce blu e quelle elettriche entrano gratuitamente nei centri storici. Quello di cui ora c’è bisogno è una strategia che, attraverso un sistema di incentivazione intelligente di

comportamenti virtuosi, ne favorisca la diffusione. Una specie di wallet per ciascun italiano il cui accesso sia condizionato ai comportamenti virtuosi. Bisogna soprattutto educare piuttosto che incentivare a fondo perduto. La sostenibilità è un interesse generale e tutti noi dobbiamo trovare il modo di rendere diffusi, comuni e infine normali i comportamenti che vanno in quella direzione. Uno sviluppo sostenibile consentirà alle attuali generazioni di soddisfare i propri bisogni, senza compromettere la possibilità delle future di soddisfare i propri. I cittadini, più consapevoli, chiederanno più mezzi elettrici, utilizzeranno di più l’intermodalità e diventeranno essi stessi i motori più potenti della transizione, in una sorta di grande cloud della mobilità sostenibile.

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