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Moby, fallimento respinto. «Ma rischia una crisi molto grave»

La Sezione Fallimentare ha rilevato come per il futuro la strategia nell'affrontare la fase delicata dell’azienda si baserà ancora sulla vendita di navi di proprietà di Moby o della sua controllata Cin. Strategia che secondo i giudici «non mostra particolare attenzione alla continuità aziendale»


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Vincenzo Onorato, armatore di Moby, Tirrenia e Toremar

2' di lettura

Moby salva ma sotto osservazione. La Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano presieduta da Alida Paluchowski ha rigettato l'istanza di fallimento presentata dagli hedge fund detentori del bond scadenza 2023 da 300 milioni per carenza della condizione di fallibilità e per carenza di insolvenza attuale. La compagnia di navigazione, osservano i giudici, «non ha alcuna esposizione tributaria o previdenziale», «funziona regolarmente per quello che è la realtà che emerge dalla osservazione, non è oggetto di iniziative esecutive, o monitorie, è in grado di fornire i servizi che vende, non è inadempiente nei confronti dei ricorrenti che hanno un credito che scadrà definitivamente nel 2023, quindi tra circa quattro anni ed hanno sino ad ora incassato regolarmente le cedole».

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Per quanto riguarda la possibile «insolvenza prospettica» di Moby sollevata dagli obbligazionisti, il collegio osserva che «allo stato non vi sono manifestazioni esteriori e nell'immediato futuro vi sono molteplici elementi imprenditoriali incerti, per poter ritenere sicuramente la società prospetticamente insolvente a breve».

«È evidente però - sottolineano i giudici - che il gruppo, e non solo la Moby, avrebbe necessità di monitoraggio e di ricorrere a strumenti di superamento di una crisi che in prospettiva ha caratteristiche importanti e che potrebbero divenire molto gravi. I margini operativi nascenti dal core business della società tendono a ridursi costantemente e non potendo alzare di più le tariffe, la società sino ad ora ha provveduto a vendere alcuni tra i migliori natanti, per contrastare la carenza di liquidità conseguente e far fronte alle rate del prestito bancario del 2016».

Se gli obbligazionisti da un lato si lamentano dei due reset dei covenants sul debito bancario, prosegue il decreto del Tribunale di Milano, dall'altro «le banche hanno ancora fiducia nella capacità della società di ripianare i debiti» e «hanno consentito di essere soddisfatte anche col ricavato della liquidazione di due navi di pregio della flotta Moby a patto di assorbire l'80% del ricavato».

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La Sezione Fallimentare rileva però come per il futuro la strategia di Moby nell'affrontare la fase delicata dell’azienda si baserà ancora sulla vendita di navi di proprietà di Moby o della sua controllata Cin, vendite che potrebbero riguardare addirittura 10 navi nel caso in cui lo Stato Italiano decidesse di non rinnovare la convenzione con Cin. Questa strategia, osservano i giudici, «non mostra particolare attenzione alla continuità aziendale e nemmeno immaginazione, oltre a sostenere concettualmente i timori dei bondholders che, per quando i loro crediti scadranno nel 2023 , nulla più li garantirà né consentirà l'adempimento».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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