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Moda bimbi, nel 2021 boom dell’export e Italia in ripresa

A Pitti Bimbo 211 marchi di cui 143 stranieri. Tanta voglia di ripartire (e investire) ma le aziende registrano gli effetti della guerra: rallentano alcuni mercati limitrofi alla Russia già in stand by

di Marta Casadei

La ripartenza.  Nel 2021 la moda junior made in Italy ha registrato un fatturato di 3,05 miliardi, in salita del 15,5% sul 2020 e quasi ai livelli pre Covid

3' di lettura

La moda junior made in Italy ha reagito con decisione alla pandemia: nel 2021, secondo le elaborazioni di Confindustria Moda, ha registrato un fatturato pari a 3,05 miliardi di euro, in salita del 15,5% sul 2020 e sotto di appena 50 milioni di euro rispetto al fatturato 2019. L’aumento va di pari passo a quello del valore della produzione, che, complice il rimbalzo a +16,8%, tenta di invertire un trend negativo che dura dal 2016 e si attesta a quota 929 milioni di euro contro i 930 del 2019. L’export, invece, fa meglio del pre Covid: in salita del 18,6% sul 2020, supera gli 1,3 miliardi e “stacca” il 2019. I dati sono stati diffusi in occasione dell’ apertura dell’edizione 95 di Pitti Bimbo, fiera internazionale che riunisce le principali griffe dedicate ai più piccoli – 211 marchi , di cui 143 esteri: una versione più “raccolta” del solito – e si chiude oggi alla Fortezza da Basso di Firenze.

A trainare i conti del settore, così come è accaduto e sta accadendo per l’adulto, sono le esportazioni, che hanno già recuperato appieno dopo l’annus horribilis dovuto alla pandemia e da sei anni crescono costantemente in rapporto al fatturato: attualmente assorbono meno della metà (42,8%) dei ricavi del settore e, dunque, hanno un enorme potenziale. La geografia dell’export del childrenswear made in Italy, disponibile solo per il segmento bebé, nel 2021 vede la Svizzera ( e quindi i gruppi del lusso) come primo cliente e registra crescite importanti in Francia (terzo mercato, +60%), Usa (+98,5%) ed Emirati arabi uniti (+113%).

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Tra le aziende presenti al Pitti Bimbo che devono alle esportazioni una quota significativa (70%) del proprio fatturato c’è il Calzaturificio Elisabet, 33 milioni di euro di ricavi 2021, che conta due marchi di proprietà (Morelli e Walkey) e produce e distribuisce in licenza i brand Tommy Hilfiger, Alviero Martini, Bikkembergs e Manila Grace Girl. Secondo Lara Vallasciani, ceo dell’azienda Monte Urano (Fermo), «la moda junior non ha sofferto tanto quanto quella da adulto durante la pandemia. Anzi, ha tenuto. Invece ora, con la guerra in Ucraina, la situazione sta cambiando». Il business del calzaturificio marchigiano non è particolarmente esposto verso la Russia (vale meno del 5%), ma gli effetti del conflitto si stanno facendo sentire in mercati come Polonia e Germania. Quest’ultima è il nostro primo mercato estero e sta rallentando». La ricetta per sfidare le incognite è investire: «Abbiamo avviato nuovi progetti con i nostri brand. Per Walkey, per esempio, abbiamo stretto un accordo con Coccole Sonore per una collezione a tema Whiskey il ragnetto e i suoi amici».

Anche il Gruppo Casillo, presente a Pitti Bimbo con le novità per la P-E 23, ha scelto di investire per cavalcare l’onda del rimbalzo post pandemia. «A inizio 2022 abbiamo acquisito tre nuove licenze: Kaos, Refrigiwear e Met – spiega Roberto Sala, direttore commerciale Italia del gruppo con sede a San Giuseppe Vesuviano –. Inoltre abbiamo assunto una nuova figura che si occupa di export nell’ottica di aprire nuovi mercati per i nostri brand, sia quelli in licenza sia quelli di proprietà: siamo interessati a Usa e Belgio, mentre qui a Pitti abbiamo preso contatto con buyer austriaci». Sebbene le esportazioni abbiano un impatto molto limitato sul fatturato (circa l’8%), il gruppo ha risentito della guerra in Ucraina: «La Russia era il nostro primo cliente estero; per fortuna l’andamento positivo delle vendite in Italia ha bilanciato le perdite in quel mercato. Dopo la pandemia è tornata la voglia di acquistare e allo sportswear si stanno preferendo prodotti fashion e da cerimonia. Un trend che dovrebbe avere un impatto positivo sulla nostra azienda».

Che in Italia si sia ricominciato ad acquistare moda da bambini è confermato anche dai dati macro: secondo le rilevazioni svolte da Sita Ricerca per conto di Smi, nell’anno solare 2021 (stagioni P-E 21 e A-I 20-21), il sell out di moda junior in Italia ha mostrato un recupero del +14,6% in valore e del +12,8% in volume. Al boom degli outlet (+121,8%) è invece seguito un ridimensionamento delle vendite online (-16,2%).

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