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Moda e design apripista di innovazione del made in Italy

Le filiere dell’arredo e del Tma (tessile-moda-accessorio) sono uniche al mondo e riescono a tutelare e valorizzare le piccole medie imprese. Il Summit organizzato dal Sole 24 Ore e Financial Times, in collaborazione con Sky TG24 dedicato alla manifattura italiana e alle strategie di sviluppo nel difficile scenario attuale

di Giulia Crivelli

3' di lettura

C’erano molti convitati di pietra alla seconda giornata del Made in Italy Summit organizzato dal Sole 24 Ore e Financial Times, in collaborazione con Sky Tg24, seguito il 5 ottobre da 9.500 utenti collegati in streaming. Il più ingombrante tra questi convitati – che sarà presente anche il 6 ottobre, terzo e conclusivo giorno del Summit – è stato sicuramente il costo dell’energia, in (cattiva) compagnia dell’inflazione e delle tensioni geopolitiche internazionali.

Ma i manager, consulenti e rappresentanti di banche e istituzioni che hanno partecipato hanno dimostrato, raccontando le rispettive storie e snocciolando dati, che il sistema produttivo italiano è in buona salute e che sta affrontando la congiuntura globale più difficile degli ultimi vent’anni (o forse del dopoguerra) forte dei suoi fondamentali.

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Ovvero: capacità manifatturiera unita a un know how artigianale in evoluzione, anche grazie alla rivoluzione digitale; creatività e capacità di innovare che pervade ogni aspetto delle attività economiche del nostro Paese; flessibilità insita nel carattere nazionale e nelle Pmi che compongono il sistema produttivo italiano; last but not least, consapevolezza di continuare a investire in sostenibilità ambientale e sociale, per attuare la vera innovazione, ossia la svolta epocale che serve a ogni abitante di questo pianeta e che deve essere condivisa da cittadini, aziende e istituzioni.

A spiegare l’importanza della filiera del tessile-moda-accessorio (Tma) è stato Ercole Botto Poala, alla guida del Lanificio Reda e di Confindustria Moda, la federazione delle associazioni di un settore, il Tma, appunto, che nel 2019 aveva sfiorato i cento miliardi di fatturato e che ha quasi recuperato quei livelli.

«Nessun altro Paese al mondo ha una filiera come la nostra, fatta da grandi marchi che tutti conoscono e da migliaia di Pmi che in questo momento hanno bisogno di attenzione e solidarietà», ha detto Botto Poala, auspicando che il prossimo Governo affronti in primis il tema del caro energia.

Sulla sostenibilità, un percorso intrapreso da decenni dal Tma, Botto Poala ha aggiunto: «Servono regole chiare e condivise a livello europeo, se non mondiale, e anche su questo ci aspettiamo un rinnovato impegno del Governo. Le imprese continueranno a innovare, restando un volano economico e di immagine dell’Italia, ma devono essere messe in condizione di continuare a farlo».

Di sostenibilità ha parlato anche Carlo Capasa, presidente della Camera della moda, reduce dal successo della fashion week di Milano, che si è chiusa con i Sustainability Awards consegnati alla Scala.

«Siamo partiti nel 2017 puntando soprattutto a comunicare l’importanza dell’attenzione all’ambiente e al sociale facendo leva sulla parte glamour della moda – ha sottolineato Capasa – .Quest’anno, grazie alla partnership con la Ellen McArthur Foundation, abbiamo fatto un salto di qualità, anche verso quella trasparenza e misurabilità dei risultati di cui ha parlato Ercole Botto Poala».

La consapevolezza della solidarietà di filiera è dimostrata dalla misura che Camera Moda e le altre associazioni hanno proposto e ottenuto da Roma, la detassazione di un contributo dato dalle aziende in busta paga ai lavoratori più in difficoltà per l’inflazione.

Un tocco di glamour, unito alla concretezza della cultura manifatturiera tipica dei distretti italiani, lo ha dato Alessia Crivelli, figlia del fondatore dell’omonima azienda di gioielli di Valenza Po. «Il settore orafo ha iniziato un percorso di sostenibilità e trasparenza da molti anni, basti pensare al Kimberley Process per i diamanti.

Ma c’è molto di più: abbiamo usato al meglio, nel 2020, il digitale per restare in contatto con i clienti finali e per rafforzare la rete di distribuzione. Occorre però – ha aggiunto Alessia Crivelli – comunicare meglio con le nuove generazioni di consumatori, per far percepire il valore intrinseco dei gioielli, specie se made in Italy».

I legami sempre più stretti tra moda e design – e le tante affinità – sono emersi dalle parole di Giulio Cocci, ceo del gruppo Elica, e di Giorgio Gobbi, managing director di Italian Design Brands, due eccellenze del legno-arredo italiano.

«Elica ha trasformato un elettrodomestico, le cappe, in oggetto di design e lo ha fatto seguendo un percorso di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che di innovazione – ha detto Cocci –. A maggior ragione perché siamo un’azienda quotata che vuole attrarre investitori e talenti a livello globale».

La Borsa è un obiettivo anche per Italian Design Brands, un gruppo che, partendo, nel 2015, da Gervasoni, ha costruito un portafoglio di eccellenze: «Puntiamo a quotarci entro la prima metà del 2023 – ha confermato Giorgio Gobbi – e nel frattempo continuiamo a concentrarci sulla valorizzazione delle aziende del gruppo e da mercati in fortissimo sviluppo, come gli Stati Uniti e la Cina».

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