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Moda e design perdono lo sguardo inconfondibile di Giovanni Gastel

Fotografo di moda e ritrattista, scomparso all'età di 65 anni, è stato interprete della fase che ha visto l’Italia protagonista di un movimento estetico globale

di Angelo Flaccavento

(Agf)

2' di lettura

C’è stato un momento nel quale lo sguardo italiano ha definito un movimento estetico globale: la moda e il design al centro, lo veicolarono riviste dal linguaggio inconfondibile. Il nome di Giovanni Gastel, fotografo di moda e ritrattista scomparso all'età di sessantacinque anni, sarà per sempre legato a quella fase pionieristica, incalzante, magmatica.

Il senso fotografico sullo stile

Il suo codice visivo era l'essenza stessa di Donna e Mondo Uomo, le riviste fondate da Gisella Borioli e Flavio Lucchini, transfughi di periodici ed editori più istituzionali, che furono la punta di diamante della new wave milanese, nuovissime nell'abbracciare ogni campo dello scibile legato allo stile e nel trattarlo con un punto di vista limpido, esatto, non ultimo in senso fotografico. Come dire: poco esotismo, focus su silhouette e design, la moda come espressione di una più vasta cultura del progetto.

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Al Maxxi i ritratti di Gastel che catturano l'anima

Gastel sintetizzó tutto in fotografie di studiata naturalezza ed eleganza, riconoscibili ma scevre da quell'idea limitante di stile come formula da ripetere fino alla nausea che sembra essersi imposta ultimamente, e che toglie allo stile vero la sua evolutiva vitalità. Oggi usa diversamente, ma Gastel, imparentato a Luchino Visconti per parte di madre e profondamente segnato dallo zio esteta, mai fece esibizioni dei nobili natali a scopo di carriera, per creare aura intorno alla propria persona. Ancor meno su rifugiò in decadenze e decadentismi da manuale.

“I legami che non sappiamo”

Contemporaneo e antinostalgico

Fece invece molta gavetta, e si scoprì modernista dallo spirito classico, come solo un italiano puó essere. Inventó uno stile nel quale intelligenza e cultura si uniscono in un segno contemporaneo e antinostalgico. Eppure in quel modo di concepire la foto di moda come un ritratto, usando la luce per disegnare il carattere evidenziando la forma dell'abito, si potevano leggere secoli di pittura, senza la minima intenzione citazionista. Persino un mitico servizio per Mondo Uomo, con i volti composti da conchiglie e altri oggetti alla façon di Arcimboldo, appare più come una boutade del momento che come facile neomanierismo.

Le mode visive lo hanno poi, inevitabilmente superato, ma di Gastel, che si è infine dato tout court al ritratto per le indubbie capacità introspettive, resta a futura memoria la capacità di fare più, con meno: gli bastava un fondale neutro e la luce per creare atmosfera e magia. Il suo sguardo era nutrito di tanto ma come si conviene ai grandi, si esprimeva per sintesi.

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