I progetti

Moda e lusso in cerca del rimbalzo, torna il fascino della Borsa e delle acquisizioni

Il fermento del settore, dalla quotazioni in vista a New York (Zegna e Rent the Runway), alle partnership in chiave digitale e a piani sulla sostenibilità

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Un mix di vicino e lontano, di gestione della quotidianità e visione di lungo periodo; un’alchimia tra soluzione di problemi e imprevisti, soprattutto legati alla pandemia, e progetti che guardano oltre l’emergenza. Le aziende, come le persone, continuano a essere in bilico tra un presente che fugge più velocemente rispetto a quanto avveniva in epoca pre-digitale, e il futuro. Ma sono anche impegnate a riflettere sul passato – forse l’unica certezza che tutti abbiamo – per conservarne la parte positiva e se possibile imparare dagli errori. In due parole: resilienza e transizione sono i punti fermi per ogni azienda, settore economico e Paese che stia consolidando l’uscita dal tunnel del Covid. La moda non fa eccezione, anzi: sguazza, potremmo dire, in questo Zeitgeist, per due motivi. Il primo è che la moda è, da sempre, per definizione in perenne cambiamento. Il secondo motivo è la necessità di un rimbalzo più forte rispetto ad altri settori, perché più di altri ha sofferto.

Una crisi di vendite e redditività che ha colpito, almeno fino a tutto il primo semestre del 2020, persino l’alto di gamma, che a distanza di un anno, come dimostrano i conti semestrali di questi giorni, ha però già recuperato il terreno perduto e in molti casi ha superato il dato del primo semestre 2019. Per ogni altro segmento resilienza e transizione hanno richiesto interventi ad hoc o accelerazione di progetti avviati prima della pandemia.

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La (ri)scoperta della Borsa

Per quanto solide e patrimonializzate, non esistono aziende della moda e del lusso che siano passate indenne dalla selva oscura del Covid. Finita la tempesta, la quotazione è tornata a essere una destinazione che magari per anni era stata esclusa. È il caso del gruppo Ermenegildo Zegna, quasi 1,3 miliardi di fatturato nel 2019, che il 19 luglio ha annunciato la quotazione a New York entro l’anno, tramite una Spac creata in partnership con il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi. La famiglia Zegna manterrà il controllo (62%), ma potrà contare su risorse fresche per proseguire la crescita su mercati chiave come Cina e Stati Uniti.

Giglio Group ha invece scelto il segmento Aim della Borsa di Milano, dove ha debuttato il 23 luglio, a conferma delle ottime prospettive delle piattaforme di e-commerce di moda nate dal know how del retail fisico: la famiglia Giglio aprì la prima boutique a Palermo nel 1965 e la seconda generazione ha intuito la potenzialità dell’omnicanalità, che ha portato il marchio in 150 Paesi. Tornando negli Stati Uniti, in autunno potrebbe esserci l’ipo di Rent the Runway, società specializzata in fashion rental, segmento considerato strategico anche da grandi gruppi come Kering, che in giugno ha investito in Cocoon, il rental service per borse di alta gamma.

La sostenibilità (quella vera)

Molti gli annunci di singoli marchi e grandi aziende di iniziative per tutelare ambiente e persone, grazie a una doppia spinta: la prima viene dai consumatori, in particolare Millennial e Gen X e Z. Con l’eccezione dei cinesi, che sembrano ancora poco sensibili a temi ambientali e sociali di un marchio (ma potrebbero esserlo presto, bruciando le tappe come hanno fatto su tantissimi altri fronti), la trasparenza sulla sostenibilità influenza le scelte di acquisto di abbigliamento, accessori e persino di orologi e gioielli (si veda Moda24 del 23 luglio).

La seconda spinta a migliorare costantemente il bilancio di sostenibilità, viene dagli investitori, piccoli e grandi, fondi compresi, che valutano gli investimenti in base ai traguardi e agli obiettivi che una società si dà per diminuire l’impatto negativo sull'ambiente e aumentare quello positivo sulla società, dai lavoratori ai consumatori. I due più grandi gruppi del lusso, Lvmh e Kering, hanno piani a medio e lungo termine e ogni marchio sembra dedicare parte della sua creatività a iniziative sostenibili. Moltissimi i casi anche in Italia, da Armani a Prada, passando per Ovs e Calzedonia.

L’attivismo dei gruppi

Lvmh ha acquisito il 100% del marchio Virgil Abloh e investito nel nuovo brand di Phobe Philo, la stilista che aveva riportato al successo Chloé e Celine. Tramite il fondo L Capital, il gruppo guidato da Bernard Arnault ha comprato il 60% di Etro e quasi certamente lo shopping non si fermerà. Kering ha comprato il 100% di Lindbergh, per rafforzare la divisione Eyewear, frutto di una joint venture con Richemont, che a sua volta ha appena inglobato un marchio storico, il belga Delvaux, che si pregia di essere la più antica maison di borse al mondo. Sul proprio portafoglio scommette Aeffe, che mercoledì ha annunciato di aver acquisito il 30% di Moschino, maison che ora controlla al 100% e che negli ultimi anni è stata una delle lepri del settore.

Chi va e chi viene

Non potevano mancare giri di poltrone: Federico Marchetti, fondatore di Yoox e poi fautore della fusione con Net-a-porter e della nascita di Ynap (oggi parte di Richemont), 50 anni da poco compiuti, ha lasciato la società per dedicarsi a grandi progetti sulla sostenibilità, il più importante dei quali a fianco del principe Carlo d’Inghilterra. Marco Gobbetti, già artefice del turn around di Bottega Veneta e Celine, e autore di quello di Burberry, tornerà in Italia per guidare Salvatore Ferragamo e da Londra non hanno ancora detto chi lo sostituirà.

La centralità della tecnologia

Sempre più stretto e virtuoso il rapporto tra moda, lusso e strumenti digitali, ben oltre l’e-commerce e l’omnicanalità. Aziende e grandi gruppi stanno investendo in cybersecurity, tecnologia blockchain, sistemi di pagamento elettronici e naturalmente intelligenza artificiale e, last but not least, la parte Nft (non fungible token), che incrocia il gaming, mondo virtuale e parallelo nel quale le generazioni più giovani si divertono non solo a giocare, ma a vestire i loro alter ego con la stessa cura che si usa nel mondo reale.

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