analisi

Moda egualitarista e ultraliberal? Una utopia di vecchia data

Anche per il nuovo direttore creativo di Givenchy, il giovane Matthew Williams, le due parole del momento sono comunità e inclusività. Rinnovare il sistema serve, ma senza ipocrisie

di Angelo Flaccavento

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Anche per il nuovo direttore creativo di Givenchy, il giovane Matthew Williams, le due parole del momento sono comunità e inclusività. Rinnovare il sistema serve, ma senza ipocrisie


2' di lettura

Nulla la moda ama di più che la crociata per l'ultimissima modernità, anche a rischio del controsenso. Tanto è di memoria corta, tra una settimana incalza un nuovo modern topic. La crociata del momento, feroce e spietata, mira a distruggere qualsiasi idea di privilegio per instaurare un nuovo ordine. Egualitarista e ultraliberal, verrebbe da dedurre. Fino ad un certo punto.

Moda egualitarista, i proclami

L'utopia è di vecchia data, ahinoi mai realizzata - che sogno sarebbe. Al momento sono ancora parole e proclami. Nella breve dichiarazione - scritta e audio come un voicemail dal bunker - che ha accompagnato pochi giorni fa la nomina dell'ottimo Matthew Williams alla direzione creativa di Givenchy, sono due sostantivi a spiccare: community e inclusivity, ossia comunità e inclusività, nella quale una è il legante dell'altra, perchè è includendo che si crea una famiglia allargata. Ma come si include? Facendo sondaggi, magari? O con le proiezioni preventive come a Hollywood, in modo che il volere del pubblico sia messo avanti alle intenzioni dell'autore? Colpisce l'ecumenismo del corredo iconografico a corollario della notizia: ben tre ritratti ufficiali, bianconeri come una foto trovata nel cassetto, opera del sempre poetico Roversi.

Matthew Williams (foto di Paolo Roversi)

Williams vi appare in camicia bianca e cravatta nera, impiegato modello tra Gattaca e Kafka; di spalle, con la nuca rasata che svela una una croce tatuata, santificato; a torso nudo con la catena al collo e i tatuaggi, periglioso, cool fuorilegge un po' American History X. Hubert de Givenchy si sarebbe mai offerto ignudo

e intenso allo sguardo pubblico? Forse no, ma tempus fugit.

Le richieste di apertura: quali soluzioni

Allargando lo sguardo all'onda d'urto di un movimento che, partito dal basso, sta colpendo il sistema intero a suon di sacrosante richieste di apertura - e viene la nostalgia dei Settanta pansessuali e discotecari, quando non si dovevano imporre le quote per assicurare una voce a tutti - colpisce la facilità un po' ipocrita delle attuali conversioni fashion. Urge rinnovare un sistema vetusto, ma la paura delle forche e dei tribunali pubblici è il modo migliore per ricorrere a soluzioni plateali che non comportano un nuovo pensiero, solo l'agnizione di facciata. L'abiura all'elitarismo è una fandonia.

Che sia per potere di spesa o per affiliazione estetica, la moda qualcuno esclude, c'è poco da fare - l'esclusione programmatica invece è deprecabile. È una esclusione naturale, per affinità e divergenze, che stimola gli appetiti, i confronti, le pollinazioni incrociate e attiva il progresso vero, al momento impantanato nelle pastoie di ideologie rigide e di un linguaggio irregimentato.

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