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Moda emblema del made in Italy tra nuove sfide e artigianalità

Le eccellenze della moda e le sfide per le aziende tra equilibri geopolitici, rallentamento dei mercati esteri e nuove esigenze dei consumatori nella pubblicazione Deloitte «Making IT – Fitting the Future»<br/>


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3' di lettura

La moda è un settore emblema dell’eccellenza del made in Italy nel mondo grazie a fattori come qualità dei materiali, creatività e artigianalità. È quanto emerge da «Making IT – Fitting the Future» pubblicazione realizzata da Deloitte con il supporto di Scuola Holden che, attraverso una serie di interviste a 25 imprenditori del comparto, mette in evidenza i suoi punti di forza, ma anche le sfide che le aziende devono affrontare.

Nel 2018 il fatturato del settore tessile, moda e accessorio (Tma) ha raggiunto i 95,5 miliardi di euro e registrato un saldo della bilancia commerciale positivo per oltre 28 miliardi. A livello europeo genera il 34% del valore aggiunto e occupa un quinto dei lavoratori dell’Eurozona (22%).

«Il Sistema della moda italiano può vantare fattori che lo rendono unico al mondo. Come racconta questo libro, ad esempio molte delle 65mila aziende presenti sul territorio italiano sono attive da più generazioni e i segreti dell'artigianalità diventano industrie e vengono tramandati di padre in figlio - commenta Claudio Marenzi, Presidente di Confindustria Moda -. Siamo inoltre l’unico Paese in grado di offrire una filiera d’eccellenza integrata a monte e a valle, composta da imprese di ogni dimensione, che possono garantire in ogni passaggio della creazione del prodotto, la qualità di eccellenza necessaria al supporto del nostro posizionamento».

Punti di attenzione per l’export
A questi risultati hanno contribuito anche le esportazioni di prodotti del settore del fashion, come conferma la predisposizione all’export del 66,3% delle aziende del settore. Tra i mercati a maggiore potenziale gioca un ruolo di prim’ordine la Cina, che ha registrato tassi di crescita a doppia cifra (+15,2%).

«Nonostante lo scenario internazionale presenti al momento alcuni fattori di incertezza, come le trade wars o il rallentamento congiunturale di paesi come Cina e Germania, le imprese del comparto moda stanno dimostrando particolare flessibilità e capacità di attrarre i consumatori dei mercati esteri - commenta Patrizia Arienti, senior partner Deloitte ed Emea Fashion & Luxury leader -. Lo conferma anche il risultato dell’export registrato nei primi sei mesi del 2019, in crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. E proprio per l’export fattori critici sono i rallentamenti congiunturali di Cina e Germania e una possibile “hard Brexit”.

I fattori di eccellenza
Qualità e artigianalità sono i fattori dell’eccellenza italiana nel mondo. In Italia operano 24 delle 100 più grandi realtà attive nella moda e nel lusso a livello mondiale. Di queste, più di due terzi operano nel comparto dell’abbigliamento e delle calzature.

«Le nostre analisi confermano che il comparto moda rappresenta un’eccellenza del made in Italy a livello internazionale, la cui reputazione non si fonda solo sulla qualità dei materiali ma anche su aspetti intangibili della produzione, come la creatività e il saper fare artigianale - nota Alessandro Fontana, partner di Deloitte -. Infatti, le diverse storie raccontate in Making IT sono legate tra loro dalla ricerca della bellezza, intesa come un processo in cui arte e industria si contaminano nel produrre ed esportare l'Italian lifestyle».

Come avvicinarsi al consumatore
Le imprese dell’industria del fashion devono far fronte anche alle sfide che comporta l’emergere di un nuovo consumatore, sempre più connesso e informato. Per allinearsi con le esigenze dei consumatori, le imprese intervistate confermano di dover far fronte alla necessità di unicità e personalizzazione, mantenendo i ritmi di produzione sempre più elevati.

«Nel futuro dovremo personalizzare il prodotto al consumatore, oggi lo personalizziamo al cliente. La chiave della sopravvivenza sarà trovare il modo di industrializzare questo modello - testimonia Ercole Botto Poala presidente di Milano Unica e ceo Successori Reda -. La vicinanza al consumatore di oggi è raggiunta anche tramite la condivisione di valori, tra cui spicca la sostenibilità ambientale.

Il fattore umano
«La nostra realtà assomiglia un po’ a un diamante. Ci sono tante sfaccettature - conclude Licia Mattioli, ceo di Mattioli e presidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria -: Una delle più importanti è sicuramente questo mix tra artigianale e industriale: dove non arriva la mano, ecco che arriva la macchina e viceversa».

Il fattore umano continua a ricoprire un ruolo importante in un settore come quello del fashion, eppure l’attrazione dei talenti rimane un punto critico per le aziende. «Alcuni degli intervistati si stanno già muovendo per contrastare questa tendenza - prosegue Fontana -. Per far ciò, è necessario partecipare alla formazione della forza lavorativa del futuro, costruendo le competenze che serviranno in un domani molto vicino ma anche tramandando, di generazione in generazione, l’arte del saper fare».

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