Dopo il Covid

Moda, le imprese campane si preparano al reshoring

Predisposto un piano per riportare la manifattura dall’estero in Italia. Chiesti alla Regione sostegni a favore di chi investe come un Fondo di garanzia ventennale

di Vera Viola

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2' di lettura

Le imprese campane del settore della Moda vorrebbero riportare gran parte della produzione in Italia, anzi in Campania. A questo scopo il Comitato di indirizzo regionale della moda (Modec come Moda e design)  hanno fatto uno studio e ne hanno inviato una copia come proposta al presidente della Giunta, Vincenzo De Luca, e all’assessore alle attività produttive, Antonio Marchiello.

Lo hanno inviato poichè gli imprenditori proponenti ritengono che il processo debba essere accompagnato dalle istituzioni e sostenuto con strumenti di incentivazione. Risorse – sostengono – che verrebbero ripagate con la creazione di occupazione e con lo sviluppo che potrebbe avere il settore nei prossimi anni. Per ora però non hanno ricevuto alcuna risposta, tanto che hanno deciso di riproporre il progetto, anche in vista della definizione del Recovery Plan.

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Perchè il reshoring

Le prospettive economiche del settore moda in Campania sono gravemente compromesse dal dilagare dell'emergenza sanitaria, e non è chiaro con quali tempi esse saranno ristabilite. «La pandemia ha cambiato il mondo – dice Luigi Giamundo, presidente della Commissione Moda di Confindustria Campania – e la filiera della moda deve necessariamente adeguarsi. Nei decenni scorsi abbiamo portato la produzione all’estero per contenere i costi, e anche a causa di questa organizzazione il Covid ci ha paralizzato. Oggi sappiamo che è utile renderci indipendenti e riportare la manifattura in Italia».

Perchè in Campania

«In Campania – si legge nel documento spedito dal Modec a De Luca _ abbiamo una significativa presenza di aziende che distribuiscono i loro prodotti attraverso oltre 10.000 punti vendita retail in Italia ed all’estero». Si citano Carpisa-Yamamay, Original Marines, Alcott, Camomilla, Kocca, Fracomina, Sandro Ferrone, Akè, Miss Comoda, Antony Morato, Coconuda, Harmont&Blaine, e tanti altri che, portando in Italia le loro produzioni, creerebbero occupazione sul territorio. Ci sono poi in regione aziende che producono in private label. Esiste una filiera completa e con importanti imprese che vanno dalla tessitura al design, alla distribuzione in Italia e all’estero. Ci sono tintorie, stamperie, terzisti, pronto moda. La filiera ha un fatturato di circa 20 miliardi con 110.000 addetti e contribuisce per il 9% al Pil nazionale di settore.

Gli strumenti richiesti

Le risorse disponibili, grazie al Recovery fund e ai fondi Ue 2021-2027 consentono una riflessione sul reshoring. Più nel dettaglio, gli imprenditori campani chiedono alla Regione di istituire un fondo regionale di garanzia con rimborso in 20 anni a costo zero. «Si stima – secondo il Modec –che per ogni miliardo stanziato se ne potranno attivare circa 15 di investimenti». Ma sono richiesti anche altri strumenti come «un credito d'imposta strutturale del 45%, decontribuzione per nuovi assunti per dieci anni, detassazione degli utili d'impresa».

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