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Moda italiana a tutto export: il 2019 parte in crescita

Nonostante la frenata sui ricavi, l’anno in corso continua a registrare segnali positivi sul fronte delle esportazioni. Con i big brand del lusso a dominare tra Svizzera e Francia e alcune performance di spicco tra i clienti extraeuropei, Usa e Cina in testa. Cala la Germania, mentre il Regno Unito continua a fare scorte in attesa delle decisioni sulla Brexit

di Marta Casadei

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Nonostante la frenata sui ricavi, l’anno in corso continua a registrare segnali positivi sul fronte delle esportazioni. Con i big brand del lusso a dominare tra Svizzera e Francia e alcune performance di spicco tra i clienti extraeuropei, Usa e Cina in testa. Cala la Germania, mentre il Regno Unito continua a fare scorte in attesa delle decisioni sulla Brexit


3' di lettura

L’orizzonte è oltre confine: lo sanno le aziende che in questi giorni presentano a Milano le loro collezioni primavera-estate 2020, puntando in primis ai buyer internazionali; lo ha ben presente anche il nuovo governo giallorosso che ha spostato sotto l’ala del ministero degli Esteri le competenze relative alla promozione della moda italiana all’estero.

Lo confermano, soprattutto, i dati:  se il 2019 è stato, ed è, un anno difficile per il settore moda -  il fatturato, dopo un primo trimestre a crescita zero, ha ripreso timidamente ad aumentare (+0,3%) - secondo i Fashion economic trends diffusi da Camera moda, nel primo semestre l’export ha messo a segno un +7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il sostegno al settore moda (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria) che chiuderà il 2019 in sostanziale stabilità a 66,8 miliardi di ricavi - ma che nella sua versione “allargata” a occhiali, gioielli e cosmetici tocca gli 89,5 miliardi di euro - arriva, dunque, dai mercati stranieri.

I clienti più ( e meno) dinamici

In un contesto volubile come quello attuale, esposto a diverse fonti di instabilità (dalla guerra commerciale Usa-Cina alla situazione petrolifera in Arabia Saudita), ci sono conferme e alcune novità. Secondo i Fet, elaborati su dati Istat, tra gennaio e giugno 2019 il primo mercato della moda made in Italy è stata la Svizzera, hub logistico dei grandi gruppi del lusso che, come hanno dimostrato le semestrali, non conoscono crisi. Almeno non adesso. L’export verso la Svizzera è salito del 54,6% nei sei mesi, attestandosi poco sotto i 4 miliardi di euro. Dietro: la Francia, in crescita dell’8,2% a 2,9 miliardi di euro, e la Germania che, invece, conferma il periodo “negativo” con un -2,5 per cento.

I Fashion economic trends evidenziano anche le performance positive degli Stati Uniti (+8,9%), che starebbero registrando un rimbalzo dopo un 2018 piuttosto freddo, del R egno Unito (+7,7%) dove si continuano a fare “scorte” in attesa di decisioni sulla Brexit. Bene anche Cina ( +6,3%) e Giappone (+8,4%) entrambi nella top 10 dei clienti internazionali della moda made in Italy.

La fotografia mette in luce uno sbilanciamento della crescita oltre i confini dell’Europa a 28: i Paesi extra Ue, infatti, trainano i conti con un incremento medio del 12,8% contro l’1,8% dell’area europea.

Interessanti anche le performance relative ai cosiddetti “settori collegati”: occhiali, gioielli e cosmetica nei primi sei mesi hanno avuto particolare successo negli Usa (+14,3%) e in Francia (+15,9%), rispettivamente primo e secondo mercato, ma anche Hong Kong (+16,7%) e gli Emirati Arabi (+14,9%) che, a fronte di un momento economico non particolarmente roseo, si preparano a Expo Dubai 2020.

Moda, le fiere Micam e Mipel attirano buyer esteri

Focus sul segmento donna

Il dinamismo del commercio con l’estero che ha caratterizzato il periodo gennaio-giugno 2019 viene confermato anche dai dati elaborati dal centro studi di Confindustria Moda e diffusi da Pitti Immagine in occasione dell’apertura del salone Super: tra gennaio e giugno 2019 le esportazioni di moda donna - un segmento che include maglieria esterna, camiceria, pelle, vestiario esterno e assorbe il 24,3% (13,3 miliardi) del fatturato dell’intera filiera - sono salite del 6,6% sul 2018 toccando i 4,4 miliardi di euro. Tornando indietro di dodici mesi, il primo semestre 2018 si concludeva con un aumento del 2,4%. La crescita, stando alle elaborazioni di Confindustria moda, è più equilibrata tra le aree Ue (+6,1%) ed extra Ue (+7,2%), che assorbono sostanzialmente la stessa quota di mercato. I primi quattro “clienti”, sebbene in ordine diverso, sono sempre Francia, Germania (che conferma l’andamento negativo), Svizzera (caratterizzata da un +8,9%) e Stati Uniti.

La fashion week come vetrina per i buyer esteri

La settimana della moda in corso è, come già detto, un’importante vetrina internazionale per le aziende che presentano le loro collezioni in passerella o in fiera. L’edizione di Micam che si è appena conclusa, per esempio, ha confermato un aumento dei buyer esteri: +2% sull’edizione di febbraio, contro un calo degli italiani. La manifestazione ha registrato una f orte presenza proveniente dalla Cina e da Hong Kong e un +10% dalla Svizzera. Negative, invece, le performance di Russia (-12,85%) e Ucraina (-8,68%).

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