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Moda junior, Russia strategica per il made in Italy

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

Le difficoltà di mercato ci sono, inutile negarlo. E in molti casi si ripercuotono sulla vita e sull’organizzazione aziendale. Ma per i produttori italiani di moda junior, in questi giorni impegnati al salone Pitti Bimbo di Firenze (fino a domani espongono 578 marchi, per il 54% stranieri), la congiuntura ancora non brillante – soprattutto sul fronte interno - significa anche stimolo a cambiare, progettare, riposizionare, ripulire e rilanciare, innanzitutto accelerando all’estero. Già negli ultimi cinque anni il peso dell’export sul fatturato dell’abbigliamento junior è salito dal 32% (nel 2012) a sfiorare il 38% nel 2017 (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Ora il ritorno dei compratori russi, che le aziende stanno toccando in fiera, lascia ben sperare, soprattutto perché la Russia fino a qualche anno fa era un mercato strategico per il made in Italy.

In Russia conta di recuperare quote importanti Simonetta, l’azienda marchigiana acquista nel giugno scorso dalla brianzola Isa spa, che al Pitti Bimbo presenta la nuova licenza Vespa kidswear per bambine e bambini da 2 a 16 anni. «Il 2017 è stato un anno di transizione – spiega il direttore generale Attilio Mucelli – che abbiamo chiuso con 27 milioni di fatturato, per il 70% all’export. Ora ripartiamo, dopo la completa ricostituzione del capitale a 2,9 milioni e una profonda riorganizzazione interna, con una collezione Simonetta più fresca e più moderna, che ha prezzi mediamente inferiori del 20% a parità di qualità, e con consegne puntuali».

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Il marchio proprio Simonetta oggi vale il 35% dei ricavi (al netto del contratto di produzione per Fendi kids) e si affianca alle licenze junior di Lanvin, Aston Martin, Emilio Pucci e, appunto, Vespa. «Medio Oriente e Europa continuano a essere mercati importanti – aggiunge Mucelli – così come la Russia dove contiamo di recuperare».

Punta al rilancio anche Grant, l’azienda bolognese che produce su licenza anche il marchio N° 21 kids, al 65% della famiglia Dal Cin che dallo scorso dicembre esprime l’amministratore delegato, Stefano Dal Cin, 31 anni: «Prima di tutto vogliamo consolidare i 18 milioni di fatturato 2017, di cui 16 in arrivo dal nostro marchio Miss Grant – spiega l’ad che sta riorganizzando l’azienda – poi penseremo a nuove licenze. L’ideale sarebbe un equilibrio al 50% tra marchio proprio e licenze». Tra i progetti futuri ci sono anche una capsula bambino e nuove aperture retail. I mercati di riferimento restano Cina, Giappone, Medio Oriente e Russia, con l’export che pesa il 50%.

È in fase espansiva la marchigiana Falc, marchi Naturino, Falcotto, Voile blanche e Wyz6, che ha chiuso il 2017 con 50 milioni di fatturato, in crescita di oltre il 10%, per il 65% all’estero: «Quest’anno puntiamo a una crescita ancora più robusta – spiega il direttore generale Salina Ferretti – grazie soprattutto all’Europa e al canale online. La Russia è un mercato che si è normalizzato, dopo gli eccessi del passato, e questo è un elemento positivo anche se non cantiamo vittoria. Il problema, adesso, è trovare il modo per far tornare i consumatori nei negozi, rendendo appetibile l’esperienza d’acquisto». Spera nel ritorno della Russia anche il napoletano Follie’s group della famiglia Iovino, che al Pitti Bimbo presenta le nuove licenze Miss Blumarine e At.p.co, che si affiancano a quelle Paolo Pecora, leBebé, Peuterey, Byblos, Manuel Ritz e al marchio proprio Meilisa Bai. «Puntiamo sul Medio Oriente e sul Far East – dice Anna Lucia Iovino – e speriamo nella ripresa della Russia che è stato per noi un mercato importante».

Mercati esteri nel mirino anche per Unique Children Wear, azienda abruzzese che produce su licenza le linee junior di Patrizia Pepe, Bikkembergs, Marcelo Burlon e Stella Jean, e che ha chiuso il 2017 con 10 milioni di fatturato, per il 50% all’estero. «Ora apriamo le porte alle Cina con una ricerca di partner e filiali spinta dall’aumento dei clienti del Sol Levante», dice l’ad Francesco Pizzuti.

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