Tessile

Moda, l’export salva i conti dallo tsunami della pandemia

di Giulia Crivelli

Brand globale. La più recente sfilata Ermenegildo Zegna: l'azienda, il cui export supera da tempo l'80%, si quoterà, tramite una Spac costituita ad hoc, alla Borsa di New York entro l'anno

2' di lettura

Un anno davvero horribilis, quello della pandemia, per il tessile-moda-accessorio (Tma), che nel 2019, nella sua accezione di sistema moda allargato, aveva sfiorato i 100 miliardi di fatturato, ma che nel 2020 ha perso oltre il 25 per cento. Altrettanto forte sembra il rimbalzo, guardando in particolare ad alcuni settori, la ripresa non è però omogenea e la parte a monte della lunga e complessa filiera stenta ancora a riprendersi.

A confermare il quadro dello scorso anno sono i dati sui distretti industriali: Stefania Trenti, responsabile dell’Ufficio Industry della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo ha confermato come il sistema moda italiano sia stato tra i più penalizzati nel 2020, con un calo del fatturato a prezzi costanti del 20%, mentre la media manifatturiera si è attestata a una perdita del 9,3%. «Questo perchè c’è stato uno shock di domanda, causata dal lockdown e dalle chiusure», ha sottolineato l’analista nel corso della ventesima edizione del Fashion Global Summit, che si è tenuto a Milano alla fine di ottobre. «Nel 2020 le aziende di moda che hanno registrato un indice Roi (return on investment) negativo sono state circa il 30% – ha aggiunto Stefania Trenti – Unica eccezione sono stati i player più radicati sul mercato asiatico, che hanno registrato una crescita».

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I dati del Centro studi di Confindustria Moda, la federazione delle sette principali associazioni del Tma, avevano fotografato fin da febbraio le ingenti perdite del settore: il fatturato delle aziende rappresentate era sceso a circa 72,5 miliardi, in contrazione del 26% rispetto al 2019. Dall’analisi di inizio anno emergeva però un rallentamento del calo nel quarto trimestre (da -26% a -20%). Da sottolineare, comunque, che il Tma ha chiuso il 2020 con un saldo commerciale positivo di 17,4 miliardi, confermandosi come il primo contributore alla bilancia commerciale del nostro Paese tra i settori delle tre effe (fashion, food, forniture). «Per il comparto moda il 2020 è stato un anno drammatico, con pesanti perdite che hanno colpito trasversalmente tutti i comparti – commenta Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda –. Nonostante ciò le imprese hanno saputo dimostrare un forte dinamismo, che ci ha permesso di mantenere un ruolo di primissimo piano nel commercio internazionale e i dati del primo semestre 2021, trainati proprio dall’export, ci confortano, perché ribadiscono il ruolo strategico che la filiera che rappresentiamo svolge per tutto il Paese».

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