Storie d’estate

Moda fra le stelle: lo stile spaziale dalla Luna alle tute di Bezos

Playtex che realizzò le tute della missione Apollo 11, gli esperimenti matematici di Courrèges, il razzo di Chanel, le scelte (e il merchandising) della corsa allo spazio dei miliardari: si apre una nuova fase della moda ispirata al cosmo?

di Chiara Beghelli

La sfilata Chanel AI 2016-17

3' di lettura

«Solo tute da volo»: così Jeff Bezos ha risposto alla giornalista della Nbc che gli chiedeva cosa avrebbero indossato lui e il suo team di tre altri viaggiatori spaziali per il primo volo di Blue Origin, che il 20 luglio ha toccato i 100 km di altitudine sulla superficie terrestre. «Con la cabina pressurizzata è ridondante usare tute spaziali, saremo semplicemente così», ha detto, toccandosi l’uniforme blu cobalto. Una scelta giudicata molto minimale, forse troppo vista l’occasione storica, soprattutto rispetto alle uniformi scelte dagli altri partecipanti alla “billionaire space race”, la sfida dei miliardari della Terra alla conquista dello spazio:

Jeff Bezos, al centro, insieme al team della spedizione Blue Origin

Branson con Under Armour, Musk punta sullo stile supereroi

Sir Richard Branson, che aveva preceduto Blue Origin di 9 giorni con il suo spazioplano Virgin Galactic, ma fermandosi 20 km più in basso, ha indossato sempre delle tute non spaziali e sempre blu cobalto, ma firmate Under Armour, brand statunitense di “performance apparel”, abbigliamento da situazioni estreme. Il fondatore di Tesla Elon Musk, da tempo impegnato nel progetto SpaceX, per disegnare le eleganti uniformi bianche e nere ha addirittura chiamato Jose Fernandez, costumista che ha lavorato su film zeppi di supereroi come Batman vs Superman: Dawn of Justice, I fantastici Quattro, The Avengers e X-Men II. Visto l’intensificarsi del traffico orbitale, è lecito chiedersi: la corsa allo spazio in versione XXI secolo influenzerà anche la moda? Potrà nascere una specie di nuovo athleisure, adatto ai viaggiatori delle stelle e disponibile anche nei negozi terrestri?

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L’equipaggio del primo volo Virgin Galactic

Sulla Luna grazie a Playtex

Se ripercorriamo a ritroso la storia delle esplorazioni spaziali, troviamo un caso curioso e interessante di collaborazione fra moda e scienza: le tute per la missione spaziale dell’Apollo 11, che il 20 luglio del 1969 portò per la prima volta degli esseri umani sulla Luna, erano state disegnate e realizzate da International Latex Corporation, nota anche come Playtex, azienda di lingerie celebre per i suoi reggiseni (quello noto in Italia come “Criss Cross” era stato lanciato con gran successo nel 1965).

La Nasa apprezzò i tessuti flessibili e le cuciture resistenti, e le tute vennero concepite come vere creazioni haute couture, cucite sul corpo dei membri dell’equipaggio. Tutti i dettagli di questa collaborazione sono contenuti nel libro “Spacesuit: Fashioning Apollo” di Nicholas de Monchaux. È certo che gli astronauti apprezzarono molto le loro tute, come ha rivelato lo stesso Neil Armstrong in una lettera di complimenti scritta nel 1994 e rivolta alle sarte che avevano cucito quelle tute: «Erano resistenti, affidabili, e quasi una coccola».

Neil Armstrong sulla Luna

L’esperimento andò talmente bene che quella divisione di Playtex sarebbe diventata Ilc Dover, azienda indipendente che ancora oggi realizza tute per la Nasa dalle sue sedi nel Delaware, all’1 di Moonwalker Road, Frederica, e al 100 di Discovery Boulevard, Newark. E che sta lavorando a quello che indosseranno i primi astronauti che toccheranno Marte.

Gli esperimenti in passerella, dalle tute al missile

Lo spazio è una delle fonti di ispirazione predilette della moda: per esempio, prima dello sbarco sulla Luna, nel 1964 André Courrèges (che era uno stilista, ma anche un ingegnere) lanciò la sua collezione Moon Girl, dove i tessuti erano realizzati secondo regole matematiche. Paco Rabanne, Pierre Cardin, Thierry Mugler esplorarono materiali e forme spaziali, metalli, pvc, forme globulari e para-militari. Al termine della sfilata della collezione autunno-inverno 2006-7, un ispirato John Galliano uscì in passerella indossando una tuta da astronauta firmata Dior. Ma il culmine di questa corsa allo spazio della moda è stato probabilmente raggiunto nel febbraio 2017, quando sotto le volte di ferro e vetro del Grand Palais prese il volo (grazie a sublimi effetti speciali) il razzo spaziale firmato Chanel, mentre riecheggiava “Rocket Man” di Elton John.

Una T-shirt in vendita nello shop online Blue Origin

Le frontiere del merchandising

In attesa di provare le prossime creazioni che si ispirano alle stelle, si può sempre indossare una T-shirt con scritto il motto di Bezos, Gradatim ferociter, calzini, maglie e felpe della linea Blue Origin acquistabili dalla sezione Shop del sito dedicato alla pioneristica missione. Ci sono anche gli Aviator proprio come quelli del fondatore di Amazon. Nello shop online di SpaceX una delle cose più carine è la tutina da astronauta per neonati (Musk l’avrà fatta indossare a suo figlio, chiamato X Æ A-12?), ma anche qui si va sul classico con bomber, T-shirt con scritte tipo “Occupy Mars”, zainetti, patch. Mnetre si scorre fra le tante proposte, una certezza appare brillante: che il talento commerciale dei billionaire è stellare.

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