25° summit pambianco

Moda, preoccupazioni e calo di reddito minacciano gli acquisti. Green e web àncora per le imprese

Raddoppia la quota di persone che spenderanno meno in moda e lusso. Ma l’86% dei consumatori ha acquistato un capo online negli ultimi 12 mesi. Intanto il made in Italy si prepara a perdere 30 miliardi di fatturato

di Marta Casadei

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(ANSA)

Raddoppia la quota di persone che spenderanno meno in moda e lusso. Ma l’86% dei consumatori ha acquistato un capo online negli ultimi 12 mesi. Intanto il made in Italy si prepara a perdere 30 miliardi di fatturato


3' di lettura

Nuove abitudini, nuove preoccupazioni, calo di reddito: sono questi tre pilastri del “cambio senza precedenti” che il settore moda sta vivendo e che presumibilmente vivrà nei prossimi mesi. La fotografia arriva dall’11esimo Global Consumer Insights Survey di Pwc, presentato questa mattina da Erika Andreetta, partner Pwc, durante la 25° edizione del Summit Pambianco.

Salute e sicurezza priorità dei clienti

L’indagine evidenzia come il 74% degli intervistati (oltre 23mila persone in tutto il mondo, tra il periodo pre Covid e il primo semestre 2020) lavori da casa, mentre tra le preoccupazioni spicchino la sicurezza (49%), la salute personale (45%) e la perdita del lavoro (40%): «I temi che sono ancora sul tavolo sono quelli della salute e della sicurezza, ma anche quelli del futuro lavorativo - dice Andreetta -; l’emergenza sanitaria ha bloccato la fiducia nel futuro e lo slancio verso gli acquisti nel settore moda lusso e la percentuale di persone che pianifica di aumentare le spese è passata dal 46 al 33%, mentre è raddoppiata la quota di consumatori che spenderà meno, salita dal 19 al 36%». La moda, di fatto, sarà la prima categoria per riduzione di acquisti. Il perché non è difficile da capire: il 40% dei consumatori globali e 57% dei consumatori italianihanno subito una riduzione del reddito a causa dell’emergenza Covid-19.

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Shopping online e responsabilità sociale

Se, dunque, la fiducia dei consumatori è in calo, le aziende dovranno essere particolarmente attente alle loro esigenze. Ma che cosa si aspettano i consumatori? «Maggiore responsabilità sul piano sia ambientale sia sociale e maggiori opportunità di acquisto online. Entrambi questi fronti necessiteranno degli investimenti da parte delle aziende», continua Andreetta. La buona notizia è che le nuove generazioni (Millennials e Generazione Z) riconoscono sempre di più il valore del made in Italy, riconosciuti come prodotti sicuri e di qualità (79%).

Il grande cambio di passo nel settore si è avuto anche nelle modalità di shopping con l’86% dei consumatori nel mondo ha acquistato online un capo di abbigliamento o un accessorio
negli ultimi 12 mesi. A fare la differenza sono velocità di consegna e condizioni di reso. Inoltre il 67% dei giovani (contro il 31% del 2019) scopre i propri capi d'abbigliamento grazie a influencer o al passaparola sui social.

Marcolin: «Tessile moda italiano perderà 30 miliardi»

A riconoscere il periodo nero è Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda: «Abbiamo subito un’elevata contrazione dei fatturati che nei primi 9 mesi è arrivata a 29 miliardi di euro. La situazione è più negativa rispetto all’andamento generale dell’economia, che invece ha vissuto un rimbalzo. Anche la raccolta ordini ha registrato un calo del 24 per cento». La sofferenza ha piegato tutta la filiera del made in Italy: «Nella prima parte della pandemia il valle ha sofferto di più, mentre il monte ha avuto una contrazione inferiore: nei mesi successivi il calo della domanda estera ha portato anche il monte a una flessione. La prospettiva del tessile è chiudere l’anno a un -33%, mentre per il settore tessile-moda nel suo complesso ci aspettiamo un calo di fatturato del 29%, circa 30 miliardi». Da qui l’appello al Governo inviato da Confindustria moda con i sindacati: «Abbiamo evidenziato i temi cardine per il rilancio del nostro settore, come la formazione professionale, l’economia circolare, gli investimenti in industria 4.0, la concilazione dei tempi vita-lavoro soprattutto per le lavoratrici donne che sono la maggioranza nel nostro settore», conclude Marcolin.

Capasa: «Poca attenzione dal Governo»

Più duro è l’intervento di Carlo Capasa, presidente di Camera nazionale della moda: «Mancano norme specifiche per il sostegno al settore moda, come se non avesse bisogno di misure speciali perché produce prodotti frivoli o perché le aziende fanno utili - ha detto Capasa -, e il risultato è che il peso di questa crisi è tutto sulle spalle dei singoli imprenditori».

Obiettivi: digitalizzazione di sistema

Se l’approccio alla pandemia è “nessuno si salva da solo”, Marcolin e Capasa hanno ribadito l’importanza di fare sistema, sottolineando come questo si debba applicare anche alla digitalizzazione: «Il nostro ruolo è spingere le aziende, ma anche le fiere a trovare nuove formule per continuare la loro attività investendo nel digitale», ha detto Marcolin. Mentre il presidente di Camera Moda ha ricordato come le sfilate in streaming organizzate sia a febbraio (per il pubblico cinese bloccato in patria) sia tra luglio e settembre siano state viste da 45 milioni di persone in tutto il mondo. E ha parlato delle manifestazioni di gennaio e febbraio menzionando il mantenimento «dello stesso impianto della piattaforma».

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