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Moda, per una settimana Milano è capitale mondiale. Export in salita del 6,6%

Fino a lunedì 24 il capoluogo lombardo è vetrina di tutta la filiera, grazie anche alle fiere. Il settore ha superato i 90 miliardi di fatturato

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

Dal 18 di febbraio Milano torna capitale mondiale della moda donna: le fashion week di New York e Londra si sono concluse senza infamia e senza lode e hanno registrato defezioni importanti (si veda anche Il Sole 24 Ore del 14 febbraio). A Milano invece la settimana sarà più ricca del solito, nonostante, potremmo dire, la minaccia incombente del coronavirus. Alle sfilate e presentazioni delle collezioni per l’autunno-inverno 2020-2021 in programma da martedì 18 a lunedì 24 si affiancano fiere di settore come Micam (calzature) e Mipel (borse) e manifestazioni dedicate ad abbigliamento e accessori: White, Super e theOne. Last but not least, le fiere Lineapelle e Mido, il più importante salone europeo degli occhiali, che si terrà dal 29 febbraio al 2 marzo.

Leggi anche:Indagine sul presente e futuro della moda nello Speciale sfilate del Sole 24 Ore

Nel complesso, una vetrina di oltre due settimane per l’intero sistema tessile-moda italiano “allargato”, che comprende anche gioielli, cosmesi e occhiali e che nel 2019 ha superato i 90 miliardi di fatturato, in crescita di poco meno dell’1% sul 2018 e con un export salito del 6,2% a 71,5 miliardi.

L’importanza della moda donna
Secondo le analisi preliminari elaborate dal Centro studi di Confindustria Moda per Sistema moda Italia (Smi), nel 2019 il fatturato della moda donna è stimato in crescita del 2,6% a 13,7 miliardi:il comparto femminile concorre a circa il 24,5% del turnover complessivo e la principale spinta al settore è venuta nello scorso anno dalla domanda estera, mentre le vendite interne sono rimaste sotto tono. Secondo i dati Istat disponibili, relativi al periodo gennaio-ottobre 2019, l’export è cresciuto del 6,6%, per un valore che sfiora gli 8 miliardi.

Le esportazioni verso Paesi dell’Unione europea sono salite del 6,2% e valgono il 50,5 % del totale; quelle verso Paesi extra Ue sono aumentate del 7%. Ai primi cinque posti come mercati di destinazione ci sono Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito.

Non solo sfilate
Milano moda donna entrerà nel vivo mercoledì 19, con le sfilate di Alberta Ferretti, Gucci, Moncler e N°21, accanto a importanti brand stranieri come Jil Sander e a stilisti emergenti, da Gilberto Calzolari e Marco Rambaldi (due dei talenti supportati dalla Camera della moda) ad Arthur Arbesser, designer di origini austriache ma formatosi in Italia. Da giovedì a lunedì sfileranno tutti gli altri grandi marchi italiani e stranieri, da Armani a Versace, passando per Max Mara, Ferragamo e Prada (il calendario completo è disponibile all’indirizzo www.cameramoda.it). Tra i debutti, oltre ai giovani, Agnona, marchio del gruppo Zegna che finora aveva presentato le collezioni in showroom.

Giovedì ci saranno inoltre le inaugurazioni ufficiali della boutique di Giorgio Armani in via Sant’Andrea e della mostra Memos: a proposito della moda di questo millennio, che resterà allestita al museo Poldi Pezzoli fino al 5 maggio. Curata da Maria Luisa Frisa in collaborazione con la Camera della moda, la mostra ha ricevuto il sostegno di Ice, ministero degli Esteri e Comune di Milano.

Il giro d’affari per la città
Nonostante le inevitabili defezioni da parte di buyer e stampa cinese, annunciate da Carlo Capasa, presidente della Camera della moda, fin dall’11 febbraio, la fashion week di Milano sarà anche un volano per alberghi, ristoranti, servizi di supporto e naturalmente shopping.

Alla vigilia delle sfilate, la Camera di commercio di Milano, Monza e Brianza ha ricordato che in Lombardia ci sono 10mila delle 91mila imprese italiane del commercio legato alla moda e che Milano prevale in assoluto per numero di addetti (45mila su un totale di 259mila), seguita da Napoli e Roma.

Capitale della sostenibilità
Milano svetta su New York, Londra e persino Parigi sul tema della svolta verde e della sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale, una delle priorità della Camera della moda guidata da Carlo Capasa. In gennaio è stato presentato il master in Product sustainability management, nato dalla collaborazione con il Milan Fashion Institute: la prima edizione partirà nel 2021 e durerà un anno. La Camera della moda ha aperto la strada anche sul controverso tema degli influencer, pubblicando, alla fine del 2019, linee guida per salvaguardare il rapporto di fiducia tra brand e consumatori.

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