scenari

Moda uomo in forte crescita fino al 2020

di Giulia Crivelli


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I visitatori di Pitti affollano o si rilassano nello spazio antistante il padiglione principale, apparentemente incuranti del freddo polare

3' di lettura

Il 2016 è finito lasciando in eredità al 2017 molti problemi economico-finanziari, sociali e geopolitici e pochissime soluzioni, in qualunque direzione e da qualsiasi posizione si guardi. Eppure mai come quest’anno per il sistema tessile-moda italiano e in particolare per il comparto uomo vale la pena di fare uno sforzo collettivo di ottimismo della ragione. Partendo dai dati diffusi sul menswear italiano alla vigilia di Pitti Uomo, che si chiude oggi a Firenze, per arrivare a quelli di Euromonitor, che prevede, da qui al 2020, una crescita del comparto maschile – a livello globale – superiore a quella della donna.

Secondo le elaborazioni di Sistema moda Italia (Smi), nel 2016 l’industria della moda maschile crescerà quasi dell’1% e sfiorerà i 9 miliardi di fatturato, con un exportdi 5,7 miliardi, aumentato dell’1,9% sul 2015. Buone notizie anche per Milano, che oggi raccoglie il testimone da Firenze come capitale di gennaio del menswear: dopo quattro intensi giorni di fiera alla Fortezza da Basso e di eventi affollatissimi nonostante le temperature polari, stasera all’Hangar Bicocca si terrà la sfilata di Ermenegildo Zegna e da domani a martedì ci saranno più di cento appuntamenti tra sfilate, presentazioni in showroom ed eventi (si veda la scheda in pagina). Secondo un report della Camera di commercio di Milano, nel 2016 le vendite all’estero di abbigliamento e accessori (uomo e donna in questo caso) prodotti nel capoluogo lombardo sono cresciute dell’8% a quasi 5 miliardi. Se poi si considera l’intera Lombardia, con le sue 14mila aziende del tessile-moda, nei primi nove mesi l’export ha superato i 9 miliardi, crescendo del 4,7%, un tasso quattro volte superiore a quello dell’export italiano complessivo (+1,2%).

Tornando al segmento uomo e allargando l’orizzonte, fanno ben sperare le previsioni di Euromonitor: il Cagr (tasso medio di crescita annuo) mondiale da qui al 2020sarà del 2,3%, leggermente più alto del 2,2% del segmento donna. In Europa e Nord America le differenze saranno però più marcate: nel vecchio continente l’uomo crescerà dello 0,7%, la donna dello 0,4%, mentre in Canada e Stati Uniti le percentuali saranno rispettivamente del 2,1% e dell’1,3%. La donna continuerà quindi a essere un mercato più grande (Euromonitor stima che nel 2016 valga 639 miliardi di dollari a livello globale contro i 417 dell’uomo), ma il gap è destinato a diminuire.

L’Italia è leader nelle fasce alte del mercato e gli appuntamenti di gennaio lo confermano: un simbolo della moda inglese, Paul Smith, ha snobbato la London Fashion Week per organizzare una sfilata-performance a Firenze, mentre Tommy Hilfiger, che ha fatto la storia della moda americana, è stato a Pitti per presentare la nuova linea premium, benché tra poco anche New York ospiterà la sua fashion week. Gli eventi fuori fiera reggono il confronto con quelli di Parigi e Londra. Anzi, lasciando da parte l’understatement che comunque si addice più agli inglesi che a noi italiani, possiamo dire che gli eventi sono stati eccezionali: dalla sfilata di Stefano Ricci nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, parte degli Uffizi, il museo italiano più visitato del 2016, alla presentazione di Ballantyne all’interno dell’Officina Santa Maria Novella, che dal 1602 crea fragranze famose nel mondo. Milano non sarà da meno, aprendo a sfilate e allestimenti i suoi palazzi più belli. Non mancheranno le aperture di nuove negozi: lunedì verrà inaugurata la prima boutique Lardini e Gabriele Pasini in via Gesù e nelle prossime settimane ci saranno altri debutti in Monte Napoleone, a partire da Brunello Cucinelli.

C’è un ultimo e non meno importante motivo per essere ottimisti: nel Paese dei campanili, il tessile-moda sembra davvero intenzionato a fare sistema. A Pitti è stato annunciato che nascerà a breve un’unica federazione confindustriale del settore, che unirà tessile-abbigliamento (Smi), scarpe (Assocalzaturifici), borse (Aimpes) e occhiali (Anfao). Sommando i singoli fatturati e aggiungendo l’oreficeria, si arriva a 90 miliardi. Nessun Paese al mondo può reggere il confronto con la “portaaerei” italiana della moda. Ma dobbiamo esserne convinti noi per primi, sentendoci, appunto, a bordo della stessa, grande, nave.

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