ATELIER

Moda uomo, in Italia un network di boutique per rispondere alla crisi

Sono sparse per tutta la Penisola e hanno storie importanti alle spalle. Ora si sono unite per far fronte comune e riprogettare il futuro.

di Lisa Corva

Un interno de Il Setaccio, a Novara.

2' di lettura

L'idea è nata durante il lockdown, a dimostrazione del fatto che si può essere creativi anche nei momenti più cupi. Histores mette insieme 30 (per ora, ma l'obiettivo è arrivare a 50) negozi italiani di abbigliamento maschile. Da Nord a Sud, a cominciare dalle boutique dei cofondatori: Marco Inzerillo di Michele Inzerillo for Gentleman, a Palermo, e Pietro Pasquale con Il Setaccio, a Novara. «La nostra passione è scegliere e vendere moda maschile», spiega Inzerillo. «Durante il lockdown abbiamo pensato: c'è bisogno di qualcosa di nuovo, un network che porti entusiasmo ed energia.

La selezione di abiti e accessori di Andriani, a Taranto.

Abbiamo quindi scelto delle boutique che, oltre alla cura nella selezione, abbiano una continuità aziendale di almeno dieci anni. Ed è nato Histores, dove “Hi” sta per “high” ma anche “historical”». Obiettivo? «Innanzitutto fare network, che è strategico in un momento difficile come questo che stiamo vivendo. Ma vorremmo anche creare un marketplace comune con le rimanenze delle collezioni. E poi, chissà, in futuro potremmo pensare alla creazione di un nostro brand: maschile, perché è questa la specializzazione dei negozi associati». Che sono sparsi in tutta Italia: da Courmayeur a Lecce, passando per Milano, Roma, Bologna, Torino, Reggio Emilia e Ferrara, ma anche sul lago di Como e in Liguria con Chiavari… Quest'inverno, su che cosa puntate? «La forza del mio negozio, aperto da mio padre, è sempre stato lo stile sartoriale. Quindi l'eccellenza di un marchio come Brioni (abiti da 3.990 euro) o il napoletano Kiton (giacche da 3.498 euro)», continua Inzerillo. «Ma con la pandemia, e con abitudini professionali e non solo professionali cambiate, è diverso anche quello che ci chiedono i clienti. Quindi apriamo a brand più casual, come i francesi Ami Paris (T-shirt da 85 euro) e A.P.C. (felpe da 180 euro); i pantaloni Dondup (da 229 euro); Barbour, anche con le limited edition (da 350 euro). Infine, sono particolarmente fiero della nostra proposta di scarpe. E se vanno meno le stringate classiche, come le inglesi Edward Green, in compenso i boots tecnici e comodi sono fantastici, come i britannici Tricker's (598 euro) o gli R.M. Williams australiani (450 euro), con una cucitura solo dietro».

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Tester di candele francesi Cire Trudon nello store Donati, a Perugia.

Stile e comodità anche per Pietro Pasquale, a Novara. «Mi interessa il gusto sartoriale rivisitato in chiave moderna: un formal/informal», spiega. «Ad esempio, la ricerca di Zegna, con la sua capsule techmerino. È lana antistropicciamento e stretch, trattata in modo speciale, perfetta come total look, ma anche nei singoli capi (abito da 1.200 euro, T-shirt da 290 euro, camicia da 290 euro). Un particolare non indifferente: non serve portare l'abito in tintoria, si può lavare in lavatrice, a 30 gradi. E poi le camicie Traiano, un brand milanese di nicchia: il classico modello, magari a righe, ma con tessuti performanti, elastici, traspiranti e antipiega (da 170 euro). Camicie che non danno fastidio anche nelle lunghe videocall di lavoro alle quali tutti ci siamo dovuti abituare».

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