Casualwear.

Moda uomo, più estero e piano retail per la crescita di Navigare

di Giulia Crivelli

3' di lettura

«L’entrata di un fondo di private equity non poteva che segnare una svolta per il marchio Navigare. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato su molti fronti, dalla distribuzione allo stile, dalla comunicazione alla logistica. Abbiamo già iniziato a raccogliere i primi frutti del turn-around, ma il meglio verrà nel 2018». Leonardo Glionna ha abbracciato il ruolo di amministratore delegato del brand di casualwear di Rio Saliceto (Reggio Emilia) con entusiasmo, consapevole della necessità di introdurre le novità che i nuovi investitori ritenevano necessarie per lo sviluppo e la crescita in Italia e all’estero. Risale all’inizio del 2015 l’ingresso del fondo Consilium: la società di private equity rilevò una quota di maggioranza di Manifattura Riese, titolare del marchio Navigare, dalla famiglia fondatrice. «Nel 2006 il fatturato del brand, nato nel 1961, era arrivato a 50 milioni di euro, ma nei dieci anni successivi si era quasi dimezzato – spiega Glionna -.Tra i motivi del calo delle vendite, la forte competizione nel segmento del casualwear e sportswear e i cambiamenti dei canali distributivi e delle abitudini di acquisto dei consumatori. Abbiamo dovuto riconsiderare tutto, con una grande attenzione al mix tra retail, wholesale e grossisti, che oggi abbiamo quasi abbandonato».

Navigare mantiene una “allure” marina, ma è sempre stato un marchio di casualwear con un target molto più ampio. Partito da un forte know how nella maglieria (che continua ad assorbire il 40% delle vendite), oggi offre un total look maschile e le vendite delle due principali stagioni di fatto si equivalgono. «Gli obiettivi dei fondi sono di breve-medio termine e sappiamo che in genere l’uscita avviene dopo alcuni anni dall’acquisizione – aggiunge l’amministratore delegato -. Stiamo lavorando benissimo con Consilium: credono nel piano che abbiamo messo a punto e sono soddisfatti degli obiettivi che abbiamo raggiunto. Per il 2017 puntiamo a 30 milioni di fatturato, con il 20% di export, destinato a salire rapidamente grazie agli accordi appena siglati in Cina e all’aumento della presenza nei Paesi dell’Est Europa: ex Jugoslavia ma soprattutto Russia e altre repubbliche post sovietiche. Puntiamo anche alla Germania, ma dobbiamo fare un passo alla volta».

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Il successo di Navigare è sempre stato legato al rapporto qualità-prezzo e allo stile: un casualwear che si ispira a quello americano, ma ha una sua identità, inconfondibilmente italiana. «Credo che i nostri clienti tipo siano uomini di 40-50 anni, con una situazione famigliare e di lavoro stabile e soddisfacente. Hanno trovato il loro posto nel mondo, potremmo dire. Non seguono eccessivamente la moda e dedicano all’abbigliamento un budget giusto. Vestirsi è un piacere, però ci sono anche altri valori nella vita: il messaggio è questo e si spiega così anche la scelta di Gregorio Paltrinieri come testimonial e brand ambassador – conclude Glionna -. Un carpigiano doc, il che non guasta, soprattutto però un ragazzo apparentemente semplice ma di grande sostanza. Capace di comunicare allegria, leggerezza, insieme all’impegno nel suo “lavoro” di nuotatore».

L’amministratore delegato è convinto che la crescita del fatturato non debba avvenire combattendo sul prezzo per rubare quote di mercato ai concorrenti. «Non possiamo né vogliamo abbassare la qualità e continueremo a usare le ottime materie prime per le quali siamo conosciuti. Dobbiamo migliorare però la logistica, anche perché produciamo in una decina di Paesi, oltre che in Italia, e rivedere il retail, pensando poi all’e-commerce, naturalmente».

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