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John Richmond riparte dalla Falber: ricavi verso 50 milioni La John…

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John Richmond riparte dalla Falber: ricavi verso 50 milioniLa John Richmond riparte dalla Falber: ricavi verso 50 milioni

L’ingresso di un fondo d’investimento? «Possibile». L’acquisizione di altre licenze? «In questo momento meglio non distrarsi». L’apertura di negozi? «Indispensabile, stiamo lavorando dentro e fuori l’Europa». È un fiume in piena Saverio Moschillo, poliedrico imprenditore della moda che dalla metà degli anni 80 produce e distribuisce in licenza tutte le linee del marchio di abbigliamento e accessori John Richmond, che prende il nome dallo stilista britannico che lo disegna e che ha sfilato ieri a Milano con la collezione A-I 15-16.

Un brand al quale Moschillo ha affiancato un’altra licenza, quella per produrre e distribuire in tutto il mondo il marchio inglese d’abbigliamento uomo, donna e bambino Husky, famoso per la giacca trapuntata in nylon.

Una licenza che cinque mesi fa è diventata «piena», spiega Moschillo, visto che la famiglia londinese Gulyas ha ceduto il proprio 50% di Husky, aprendo di fatto le porte a una partnership con i nuovi proprietari del brand della durata di dieci anni, prolungabili di altri dieci. Con questo orizzonte temporale davanti, Moschillo avvia, o meglio ri-avvia, un piano retail per Husky (dopo la chiusura del negozio milanese di via del Gesù), con l’apertura di una boutique a Parigi «entro giugno» e la ri-apertura nel Quadrilatero milanese «entro l’estate», seguita da quelle a Londra, Roma e New York. Parigi, Milano e Roma saranno negozi diretti, mentre Londra aprirà con un partner.

«Husky ha fatturato 8,2 milioni nel 2014, contro i 7 milioni dell’anno precedente – spiega Moschillo - senza avere negozi. Con l’avvio della politica retail e la spinta allo sviluppo, nel giro di tre anni puntiamo ad arrivare a 100 milioni di fatturato guardando a Stati Uniti, Cina e Europa. Del resto, quando il marchio era della Ittierre, era arrivato a 50 milioni». Il rebus, piuttosto, è la velocità di marcia: «Per adesso siamo cresciuti piano perché ci autofinanziamo – spiega l’imprenditore – ma se vogliamo dar seguito alle tante richieste che arrivano avremo bisogno di un partner. C’è interesse sia da parte di fondi che di privati, stiamo valutando». La moltiplicazione dei ricavi, secondo Moschillo, investirà non solo Husky ma anche il marchio John Richmond, per il quale «abbiamo potenzialità grandissime», spiega annunciando tra due mesi l’apertura di negozi a Gedda e Riad. I numeri? «La “vecchia” Falber faceva 85 milioni di fatturato Richmond, poi l’azienda è andata in crisi e i ricavi sono precipitati; ora siamo ripartiti da 15-20 milioni e arriveremo a 50 milioni nel 2015. I mercati in fase di sviluppo sono quelli arabi, la Cina, il nord Africa e il nord America. Abbiamo deciso di chiudere gli 11 outlet e di affidare tutte le rimanenze John Richmond a Yoox, col quale stiamo studiando una partnership».

Falber è l’azienda di confezioni di Forlì che Moschillo aveva rilevato 15 anni fa, per vendere poi ad alcuni fondi lussemburghesi nel 2001. Nel 2012 Falber Confezioni è finita in liquidazione e all’inizio del 2013 Moschillo ha preso in affitto dal tribunale di Bologna il ramo d’azienda, che ha ribattezzato Falber Fashion e che continua a produrre e distribuire su licenza John Richmond e Husky (mentre il marchio Rudolph Menudier è stato dato in licenza alla marchigiana Vittorio Virgili), impiegando più di 100 persone e facendo «solo made in Italy al 100%». «Come dice un filosofo irpino – conclude Saverio Moschillo – la qualità non s’inventa ma si produce. E noi, con la nostra galassia di laboratori controllati direttamente e una fonderia dedicata agli accessori John Richmond, vogliamo fare solo prodotti di qualità».

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