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Cresce il “no gender” anche nella moda italiana presentata a Tokyo con “Shoes from Italy”

Dal nostro corrispondente
TOKYO – Nel tradizionale appuntamento di “Moda Italia- Shoes From Italy“ a Tokyo non vengono presentate solo le collezioni degli operatori che vi partecipano: esperti e trader giapponesi arrivano per farsi illustrare novità e tendenze. Quest’anno i loro commenti alla presentazione delle nuove tendenze della moda italiana sembravano cogliere un trend più generale, oltre ai sette filoni della prossima stagione individuati e spiegati da Ornella Bignami Re di Elementi Moda: un orientamento più spiccato a sfumare le distinzioni di genere. «In effetti – afferma Bignami Re - c’è una tendenza che viene definita “no gender”. Del resto, ormai, soprattutto i più giovani, ragazzi e ragazze, amano vestirsi nella stessa maniera o persino scambiarsi i vestiti. La moda sempre più è traversale, compreso l’uso dei colori. Tra l'altro, Pitti Uomo di recente ha creato un'area dedicata all’abbigliamento no gender – continua – , il che significa che ci sono le aziende che lo fanno, ci sono i compratori interessati. Sarà un trend che andrà a prendere sempre più piede». Bignami Re ha indicato poi sette tendenze per la prossima stagione: “Relaxed Elegance”, “Cultural Fusion”, “Subtle Traces”, “Breezy Freshness”, “Blue World”, “Duality” e “Chromo variations”

IL MERCATO GIAPPONESE. La 47ª edizione di Moda Italia e la 57ª edizione di Shoes from Italy ha visto la presenza di 189 aziende, che hanno esposto le proprie collezioni per la stagione autunno/inverno 2015-16. Gli operatori nipponici hanno potuto visionare le pre-collezioni delle calzature, in anteprima rispetto al MICAM di Milano (1- 4 settembre). Sono stati invitati operatori da Corea, Taiwan, Vietnam, Malaysia, Australia e Singapore, accompagnati dai Trade analyst dei rispettivi uffici dell’Agenzia Ice. Subito dopo la tappa di Tokyo, comunque, una parte dei partecipanti si è recata all'appuntamento di Moda Italia a Seul.

La quota italiana sul totale delle importazioni giapponesi di abbigliamento, nei primi quattro mesi del 2015, è stata del 2,4% (-0,4%), collocando il nostro Paese in quinta posizione, dopo la Cina (che vanta una quota del 68,0%), il Vietnam (con una quota del 10,1%), l'Indonesia (con una quota del 3,5%) e il Bangladesh (con una quota del 3,0%). Nel settore maglieria, nei primi quattro mesi del 2015, l'Italia è quinta e ha fatto registrare un aumento dell'1,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. Nel settore abbigliamento da uomo, nei primi quattro mesi del 2015, l'Italia è sesta e ha registrato un aumento del 5,5 % rispetto allo stesso periodo del 2014.

Nell'abbigliamento da donna, sempre nei primi quattro mesi del 2015, l'Italia è sesta e ha registrato un aumento dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2014.Nell'abbigliamento in pelle, nei primi quattro mesi del 2015, l'Italia ha ottenuto il primo posto e detiene una quota import del 29,8%, seguita dalla Cina con il 29,2%. Anche nel settore pellicceria, sempre nei primi quattro mesi del 2015, l'Italia è prima, registrando un notevole aumento del 39,0%, con una quota import del 47,3% sul totale delle importazioni giapponesi di questo settore, con un valore pari a 437 milioni di yen. L'Italia rimane il secondo fornitore del Giappone anche nella pelletteria e nei primi quattro mesi del 2015 conferma la stessa posizione di vertice per questo settore, con una quota pari al 17,2% (+1,6%), per un valore di 37.071 milioni di yen. Nelle calzature in pelle il predominio è italiano: nei primi quattro mesi del 2015, la quota import di calzature in pelle è stata del 23,5%, per un valore di 10.515 milioni di yen (seguita dalla Cina con il 14,6%, per un valore di 6.541 milioni di yen).

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