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Parigi, giorno 2: Armani color malva, Chanel in longuette

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Parigi, giorno 2: Armani color malva, Chanel in longuette

Frivolezza, leggerezza, abbandono: argomenti tabù, a giudicare dal moralismo contemporaneo ossessionato da efficientismo - non efficienza - e possanza, inorridito dall'idea della fuga o della sconfitta. Eppure i tempi duri è proprio questo che chiedono: di accettare l'orrore senza lasciarsene sopraffare, di continuare a credere nella bellezza, anche nelle sue forme più fragili e preziose. Le sfilate parigine della haute couture si muovono proprio in tale direzione. Celebrano una femminilità delicata, fiorita, aggraziata, che avvolge però un nucleo potente di resilienza.

Persino Giorgio Armani, l'araldo massimo del pragmatismo sofisticato, colui che ha avuto l'ardire, in controtendenza rispetto al culto dilagante dello strano, di battezzare New Normal la selezione senza tempo della collezione di prêt-à-porter, per l'alta moda sterza deciso dalla via maestra per planare in lande zuccherine. Sono paesaggi sartoriali tinti di mauve, addirittura: un pastello che è quasi clichè; una nuance degna di Barbara Cartland o Liala, vestite di trine e falpalà. L'infatuazione cromatica è così convinta che il malva pervade l'intera collezione, tagliato solo da interventi grafici di nero. «Il monocolore è una scelta che mi è molto congeniale, perchè non lascia spazio a equivoci o strane interpretazioni - racconta backstage. Ho lavorato su una idea di fluidità, mancanza di peso, movimento. Il mauve è il colore della femminilità classica, che peró ho trattato con un piglio duro e contemporaneo». La prova è attraversata da un inarrestabile moto ondoso: un fluire continuo di linee sinuose e volant frementi, un susseguitsi di curve e anse. A sorpresa, molte delle forme di base sono sportive, parka, bluson, shorts: trattati con materiali serici e preziosi, acquistano una allure inedita, che colloca con decisione la couture nello scenario del presente.

La frivolezza di Giambattista Valli ha un sapore francese, meglio ancora parigino, sospeso tra efflorescenze rococó e purezze impero. «Devo molto, creativamente, a questa città - racconta commosso -. È qui che sono cresciuto professionalmente e che ho avuto la possibilità di realizzarmi. Parigi è la città della couture, del lusso e della bellezza: una capitale oggi ferita ma sempre splendente, cui voglio tributare il mio omaggio». La collezione brulica di fiori in forma di ricamo o applicazione tattile, che elettrizzano piccoli abiti e jupon dal volume netto e modernista. La figura, altrimenti, si allunga in drappegi fluidi e lirici. A colpire è il livello altissimo della realizzazione, frutto del preciso desiderio di esplorare appieno le possibilità uniche di atelier ineguagliabili. «Da troppe parti, oggi, vedo una alta moda non degna di tal nome. Per me couture è andare oltre ogni limite» conclude, garbatamente polemico.

È un tripudio di savoir faire opulento la bella prova di Karl Lagerfeld per Chanel, dominata da un senso di serenità e sospensione. Issate su scarpe dalle zeppe di sughero, la figura sottile disegnata dalle gonne longuette e i capelli raccolti, le modelle descrivono in ritmica teoria una serie di variazioni sul tema dell'abito e del tailleur. Pura eleganza parigina: una gioia per gli occhi, ad ogni età.

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