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Luisa Spagnoli, in tv la storia di un’imprenditrice d’avanguardia. L’ad: «L’azienda cresce e resterà della famiglia»

Nella clinica di Parigi dove morì nel 1935, a 57 anni, chissà se Luisa Spagnoli avrebbe immaginato che 81 anni dopo la sua storia sarebbe stata raccontata con una fiction in due puntate, ognuna dedicata a un capitolo della sua storia d'imprenditrice, del cioccolato prima e della moda poi. Fondatrice a Perugia della Perugina nel 1907, insieme a un'altra famiglia chiave dell'imprenditoria umbra e italiana, i Buitoni, dotata di una creatività vulcanica e una non comune visione del futuro (aprì anche un asilo nido per le dipendenti), investì poi nell'abbigliamento, inventando un filato d'angora che ricavava dal suo allevamento di conigli, pettinati con un apposito strumento da lei brevettato.

La storia di Luisa Spagnoli è un concentrato dello stile imprenditoriale italiano, fatto appunto di idee, sperimentazioni, ma anche di legami familiari: lo conferma il fatto che oggi, nel ruolo di ad e presidente dell'azienda di abbigliamento (la Perugina passò negli anni prima ai Buitoni, poi alla Cir di De Benedetti e nel 1991 a Nestlé), vi sia la bisnipote Nicoletta, che per dedicarsi all'azienda di famiglia nel 1986, a 31 anni, ha messo nel cassetto una laurea in farmacia. Ieri era a Roma per assistere in anteprima alla miniserie prodotta dalla Rai, che sarà trasmessa il 1° e il 2 febbraio su Rai1, e dove la protagonista, Luisa Ranieri, indosserà due capi prodotti dalla contemporanea Luisa Spagnoli: un abito da sera blu che ricorda quello della dama dei Baci, cioccolatini che l'imprenditrice inventò nel 1922, e un golfino d'angora.

«L'azienda è saldamente in mano alla mia famiglia e lo resterà - spiega l'ad-. Anche mio figlio Nicola, che studia all'università, sta già collaborando con me, seguendo i nuovi progetti come l'e-commerce, che abbiamo lanciato nell'aprile 2015 e che sta andando molto bene, anche in Paesi dove non siamo presenti con negozi fisici, come l'Australia». L'azienda, che ha 810 dipendenti, per il 90% donne, chiuderà il 2015 «con un fatturato di 126 milioni, in lieve rialzo sul 2014, un buon risultato anche considerando che le nostre vendite sono per il 90% in Italia», prosegue. Molto positivo è stato anche il lancio del primo profumo, “Luisa”, tanto che l'azienda non esclude altre sperimentazioni nel campo beauty.

A far compiere il salto evolutivo a quello che era un laboratorio artigianale fu il primo figlio di Luisa e nonno di Nicoletta, Mario, che nel 1947 fondò anche la “Città dell'angora”, una sorta di villaggio per i dipendenti della fabbrica, seguito poi dal papà Lino, al quale si devono i primi negozi Luisa Spagnoli: «Oggi abbiamo 152 boutique in Italia e 52 nel mondo - spiega Nicoletta -. L'estero è in continua espansione, abbiamo in programma un quinto negozio in Iran, altri due a Dubai, uno a Londra e uno negli Stati Uniti, a Palo Alto, nella Silicon Valley. Per la fine del mese apriremo anche a Pechino la nostra prima boutique in Cina. In Italia inaugureremo a Milano, in corso Genova. Puntiamo molto sul retail diretto, ma restiamo anche nei multibrand, che sono un test molto efficace. E nell'area russa, con 23 store, abbiamo tenuto nonostante la crisi».

Anche se lo stabilimento inaugurato dalla bisnonna a Fontivegge, uno dei primi a essere collegato a una stazione ferroviaria, è oggi una piazza di archeologia industriale, «in Italia, e soprattutto in Umbria, si fa una parte significativa della nostra produzione. Molte aziende della nostra regione sono nate e cresciute grazie a noi, e stanno reagendo bene alla crisi - spiega -. La Cina? Oggi non conviene più produrre lì».

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