Moda24

Carlo Capasa (presidente Cnmi): «Ecco le linee guida per una…

  • Abbonati
  • Accedi
sostenibilità

Carlo Capasa (presidente Cnmi): «Ecco le linee guida per una filiera sostenibile»

Carlo Capasa (Ansa)
Carlo Capasa (Ansa)

Si è aperta e chiusa con due importanti novità, la settimana della moda milanese. Novità di sistema, a tutti gli effetti. Mercoledì scorso a inaugurare l’evento è stato Matteo Renzi. Non era mai successo – né in Italia né all’estero – che un premier desse un segnale così forte nei confronti del sistema moda. Un segnale molto apprezzato: se da una parte non s’era mai visto un primo ministro “tagliare il nastro” di una fashion week, non s’erano neppure mai visti tutti gli attori della filiera sotto uno stesso tetto, se non proprio allo stesso tavolo. Novità di sistema anche per la chiusura: ieri sera a Milano la Camera della moda ha presentato le “Linee guida sui requisiti eco-tossicologici per gli articoli di abbigliamento, pelletteria, calzature e accessori”.

La Camera della moda italiana è la prima ad affrontare con tanta concretezza lo sbandierato tema della sostenibilità ambientale. Cosa significa per i vostri associati?
Le Linee guida sono frutto di un lavoro congiunto con Sistema moda Italia (il presidente Carlo Marenzi ha definito le Linee guida «un obiettivo epocale», ndr), Federchimica, Fondazione Altagamma, l’Associazione Tessile e salute e l’Unic, che rappresenta il settore della conceria, identificato da sempre, a volte anche erroneamente,come altamente inquinante. Non obbligheremo nessuno a seguire le indicazioni del documento, ma le aggiorneremo continuamente e organizzeremo incontri e seminari aperti ad aziende di ogni comprato e dimensione. La sostenibilità è credibile se viene scelta e dimostrata con trasparenza, non se viene imposta dall’alto.

Un cambiamento culturale, quindi?
Sono i consumatori, prima di tutto,a chiedere alle aziende, della moda e non solo, un atteggiamento di estrema responsabilità verso l’ambiente e il futuro del pianeta. Per le azienda italiane però non è solo questione di andare incontro ai clienti finali, ma di assumersi una responsabilità. In Italia si produce il 41% della moda europea e stacchiamo il secondo “concorrente”, la Germania, ferma all’11%, di 30 punti. Un vantaggio competitivo enorme: da una leadership produttiva simile deriva però l'obbligo di assumersi una leadership etica, che renderà il made in Italy ancora più speciale agli occhi del mondo.

Qual è l’obiettivo concreto da raggiungere seguendo le Linee guida della Camera?
Lo scopo è la progressiva riduzione e dove possibile l’eliminazione dell’utilizzo di gruppi di sostanze chimiche nella filiera, a beneficio di ambiente, consumatori e collettività.

Alcuni dei vostri associati e in particolare quelli che compongono il board sono grandi aziende che avevano già avviato – e comunicato – percorsi di sostenibilità. Come si integrano con le Linee guida?
In due modi: da una parte è proprio dall’esempio dato da Armani, Gucci, Ferragamo, Loro Piana, Otb, Prada, Valentino, Versace e altri ancora che siamo partiti. Ma abbiamo poi chiesto loro uno sforzo di condivisione e coordinamento, in modo da presentarci all’esterno compatti, coesi, coerenti anche sul tema della sostenibilità, che può essere solo un tema di filiera. Procedere in ordine sparso risulterebbe meno efficace sia nella comunicazione sia nell’effetto finale sull'ambiente.

Oltre alla sostenibilità all’inizio del suo mandato si era dato come priorità il sostegno ai giovani. Soddisfatto su questo fronte?
Molto: oltre al Fashion Hub, vetrina internazionale per una ventina di stilisti, abbiamo il Fashion Lab, iniziativa realizzata con il sostegno di Unicredit per aiutare i designer a costruire un business plan e a capire cos’è una strategia di marketing e di distribuzione.

Un bilancio complessivo?
Per una volta tutti, compresa la stampa estera che in passato non ha perso occasione, pretestuosa oppure no, di criticarci, hanno riconosciuto il ruolo centrale, unico, di Milano nel fashion system mondiale. Sia per il lavoro fatto sui giovani, sia per il business che si concentra qui. Ricordo che oltre alle 184 collezioni viste in passerella o con presentazioni statiche, a Milano abbiamo 350 showroom, vetrina di oltre 800 marchi di alta gamma.

© Riproduzione riservata