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Antoine Arnault: «Lvmh investirà ancora in Italia»

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intervista

Antoine Arnault: «Lvmh investirà ancora in Italia»

Il gruppo conferma la crescita di capacità produttiva e occupazione
Seduti a tavola, ma circondati da volumi di ogni genere: romanzi, fumetti, saggi sulla politica e sull'arte. Antoine Arnault ha scelto di organizzare una cena nella libreria de Le Bon Marché, a Parigi, per presentare la terza edizione delle Journées Particulières. Dal 20 al 22 maggio il gruppo Lvmh aprirà al pubblico più di 50 delle sue sedi, atelier, fabbriche e tenute in Italia, Francia, Spagna , Regno Unito e Svizzera.
L'evento è arrivato alla terza edizione ed è un'idea di Antoine, figlio di Bernard Arnault, fondatore, ceo e presidente di Lvmh, che lunedì sera ha parlato dell'importanza dell'artigianalità e della centralità dell'Italia nelle strategie del gruppo francese, il più grande al mondo nel settore della moda e del lusso: i ricavi e gli utili 2015 sono cresciuti entrambi del 16% a 35,7 miliardi e 6,6 miliardi.

La prima edizione delle Journées Particulières fu nel 2011. Come nacque l'idea?
Da una sensazione di frustrazione per come veniva percepito il nostro gruppo in Francia e forse anche all'estero. Siamo una realtà economica e finanziaria molto grande, certo. Ma non solo. Il fulcro di tutto è il savoir faire, l'artigianalità, le persone che creano i nostri prodotti, si tratti di un gioiello, di una borsa o di uno champagne. In Francia abbiamo una passione per le caricature e io non volevo che l'immagine di Lvmh fosse quella di un gigante che pensa solo a produrre e vendere lusso a persone molto ricche.

Lunedì prossimo 21 marzo si aprono online le pre-iscrizioni per le visite. Cosa vi aspettate?
Nel 2011 furono 100mila le persone che visitarono i 25 siti aperti al pubblico. Nel 2013 aumentarono i luoghi e i visitatori arivarono a 120mila. Quest'anno ci aspettiamo un nuovo record, anche di velocità di esaurimento degli ingressi. Due anni fa ci vollero pochi minuti per assegnare tutti i posti disponibili negli atelier Vuitton e Dior e poche ore per gli altri, a partire dai luoghi in Italia: gli atelier di Fendi, Berluti, Bulgari, Emilio Pucci. Quest'anno poi abbiamo due novità italiane: saranno aperte le sedi Loro Piana e Acqua di Parma.

Lei è presidente di Loro Piana e direttore generale di Berluti. Farà la spola tra Italia e Francia dal 20 al 22 maggio?
I primi due giorni sarò quasi sicuramente in Italia, il terzo in Francia. Del resto sono sempre in viaggio tra un Paese e l'altro, ormai da qualche anno. A volte penso che siamo in realtà un gruppo franco-italiano (ride).

Nel luglio scorso, in occasione dell'inaugurazione dello stabilimento modello di Berluti, alle porte di Ferrara, ha ricordato che nel 2014 Lvmh ha investito 100 milioni nel nostro Paese. E nel 2015?
Non posso dare cifre precise, siamo un gruppo quotato e questi non sono tra i dati che rilasciamo con regolarità. Però quello che abbiamo fatto nello scorso anno è sotto gli occhi di tutti: oltre a Berluti c'è l'ampliamento degli stabilimenti di Bulgari, studiati per essere sostenibili e all'avanguardia da ogni punto di vista. Poi c'è Fendi: in ottobre abbiamo aperto la sede di Palazzo della Civiltà e settimana scorsa Palazzo Fendi, in pieno centro. Il trend proseguirà nel 2016: aumenteranno la capacità produttiva e l'occupazione: il futuro del gruppo si basa sulla volontà di preservare e potenziare tutte le capacità artigianali che abbiamo al nostro interno, in Italia come in tutti gli altri Paesi in cui siamo.

L'artigianalità e la qualità, per definizione, hanno bisogno di tempi lunghi. Cosa pensa del “ready-to-buy”, la possibilità di acquistare subito ciò che si vede durante una sfilata?
Posso capire – e lo abbiamo fatto anche noi con Fendi – l'idea di mostrare in passerella alcuni prodotti che i più ansiosi o modaioli potranno trovare il giorno stesso o quello successivo online o in qualche negozio. Però per tutto il resto non possono esserci accelerazioni, non per marchi del lusso, non per i nostri marchi del lusso. C'è bisogno di tempo per produrre ma anche per apprezzare un prodotto di qualità, fatto da mani sapienti con materie prime scelte con cura e attenzione. La fretta è nemica del lusso e credo anche della qualità della vita.

C'è chi dice che sono i clienti a volere il ready-to-buy.
Non i nostri. Molti dei marchi del gruppo Lvmh offrono servizi su misura o comunque hanno liste d'attesa per tanti prodotti. Penso non solo ad abbigliamento e accessori, ma a orologi, gioielli e all'universo delle bevande alcoliche. Mi è capitato più di una volta di prospettare attese di sei-otto mesi per far avere la borsa richiesta nel pellame scelto. E di sentirmi rispondere: come, basta così poco tempo?

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