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Lotta alla sovrapproduzione: Atelier & Repairs riutilizza,…

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Lotta alla sovrapproduzione: Atelier & Repairs riutilizza, trasforma (e vende)

Nella moda si produce troppo rispetto a quanto si consuma, con danno congiunto per creatività e ambiente. Il riutilizzo inventivo di stock esistenti è una delle soluzioni contro l’eccesso di abiti senz’anima. Che sia upcycling, ricostruzione o riciclaggio, poco cambia: è lo spirito arts & crafts che conta. By Walid a Londra e Rare Weaves a New York puntano sui tessuti rari o d’archivio, applicati a forme contemporanee. Nest of Manure a Tokyo riconfigura capi vintage, e così MyAr in Italia.

Maurizio Donadi, invece, trasforma. Attivo tra Italia e Stati Uniti, già consulente per marchi come Giorgio Armani e Ralph Lauren, Donadi, nato a Treviso e formatosi sul campo - ha iniziato come magazziniere per Benetton - ha lanciato l’anno scorso Atelier & Repairs sotto lo slogan “Produce less, repair more”. «Il principio di base di Atelier&Repairs è molto semplice - racconta da Los Angeles -: la riduzione dell’eccesso, causato dalla sovrapproduzione e conseguentemente dall’accumulo di invenduto e usato, attraverso un’attività di recupero e trasformazione. A&R si propone di non produrre nulla di nuovo bensì di riutilizzare capi esistenti interpretandoli, trasformandoli, riparandoli e rendendoli unici. Ogni capo è volutamente diverso dall’altro. Il processo di trasformazione, infatti, è un gesto che nasce dal dialogo con il singolo pezzo. Richiede creatività, innovazione, tecnica e parecchio humor. Non abbiamo stagioni e non seguiamo nessun trend. Vendiamo quando abbiamo raggiunto un certo numero di capi pronti per cui la consegna è immediata».

Il risultato sono abiti vivi che trattengono sulla superficie, tra gli strappi rammendati, le toppe e le alterazioni, una energia bruta che è l’esatto contrario della serialitá industriale. L’estetica ruvida e bohemien è di nicchia e indubbiamente metropolitana - infatti i due atelier di Donadi sono uno a Londra, l’altro a Los Angeles - ma il principio di base potrebbe essere esteso anche ad altri ambiti. «Questa per me è una iniziativa, non un brand - sottolinea il vulcanico Donadi - . Non c’è strategia, solo passione. Credo che tante aziende, del lusso e del fast fashion, siano cresciute troppo e troppo velocemente. Si dovrebbe riflettere su obiettivi primari e strategie di sviluppo. Se le dimensioni fossero corrette, non si parlerebbe di crisi ma di investimenti in creatività, innovazione e talento umano». Ovvero: di meno, ma meglio. Una scelta sempre valida.

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