Moda24

Alla scoperta di Catania con la guida di sei «insider»

  • Abbonati
  • Accedi
viaggi

Alla scoperta di Catania con la guida di sei «insider»

Non che sia successo qualcosa di speciale a Catania. Anzi, il primo impatto potrebbe addolorare vedendo tanto splendore barocco creparsi d’incuria e ingombrarsi d’immondizia. Eppure Catania è un campo magnetico, che rivela la sua irresistibile forza dietro le facciate scrostate, aprendo portoni e addentrandosi nei vicoli, dove si incontrano creativi originali, imprenditori coraggiosi e prìncipi visionari pieni di iniziative. Sono loro che ci hanno indicato i luoghi virtuosi di Catania e gli indirizzi per andarci, apprezzarla, amarla, e tornarci. E un’occasione si presenta a breve: dal 3 al 5 febbraio la città dedica a Sant’Agata, la patrona, una delle feste più partecipate in Sicilia e in Italia, con processioni, preghiere, fuochi d’artificio (www.festadisantagata.it).

Ruggero Moncada
Generoso anfitrione, un fiume di parole, divertente, principe senza ombra di boria, Ruggero Moncada vive a Palazzo Biscari, barocca residenza dei suoi nobili antenati, ma vive nella dépendance, mentre riserva i saloni affrescati, i salotti degli specchi e la sala dove fu ospite Goethe per le visite (ogni giorno accompagna piccoli gruppi in quattro lingue) e per gli eventi. Nella foresteria invece ha ricavato una camera con cucina da affittare (info sul sito), e nei magazzini ospita l'Atelier della stilista Mariella Ferrera e il suo piccolo museo della moda siciliana.

Ruggero conosce tutti a Catania, aneddoti e curiosità, e storie a non finire. Ma conosce al volo anche il suo ospite così da offrirgli le chiavi di lettura della città: colazione con granita? Al bar della piazza dell’Elefante. A pranzo suggerisce il Millefoglie, dove si mangia vegetariano e bio, bene e con poco, e si incontrano sempre artisti e intellettuali (compresi Carmen Consoli e Mario Venuti, via Sant’Orsola 12). Poi aperitivo sotto il platano immenso del winebar Razmataz (via Montesano 17). A due passi ci sono le Casa D’aria appartamenti e camere che un’architetta dall’occhio artistico ha messo in affitto dopo una ristrutturazione colorata, in nuance con gli affreschi dei soffitti.

A Catania tutti parlano di vicolo Santa Filomena come la strada del cibo, per la sequela di ristoranti e locali, lui invece ti porta in una minuscola libreria indipendente gestita dalle sorelle Sciacca, animatrici culturali con le loro presentazioni e iniziative social, nonché le prime a esporre in vetrina un cartello che diceva ben chiaro: «Qui non si vende e non si prenota il libro su Totò Riina».

Michele Leonardi, regista di cortometraggi
Vive a Roma, ma appena può torna nella sua città sgangherata. «Catania è una città pulsante. Si capisce dalla programmazione culturale, con gli spettacoli indipendenti del Teatro Coppola, i concerti dell’associazione Etcetera (via Reclusorio del Lume, 54), Zo (piazzale Asia 6) e Scenario Pubblico (via Teatro Massimo 16), le mostre alla Fondazione Brodbeck (via Gramignani 93) e alla galleria Ritmo, gestita da trentenni e artisti (via Grotte Bianche 62).

Vuoi capire com’è Catania oggi? Vai all’Arena Argentina (in estate: è all'aperto, via Vanasco 10), per vedere i film d'essai e perché dopo si va al chiosco di piazza Umberto a bere il selz “limone e sale”. Prendi un sushi da Moroboshi (via M. Cilestri 107), poi ti infili in uno dei pub di via Santa Filomena, al Mr Hyde per esempio, o al Città Vecchia in via Gemmellaro (56). Nell’arco di 300 metri tiri mattino.

Catania è una città luttuosa, e non potrebbe essere diversamente con un vulcano sulla testa, però ha un’indole leggera, bella. A volte questi aspetti cozzano creando momenti di follia collettiva. Altre volte si amalgamano dando origine a personalità geniali come Ettore Majorana, Pippo Fava, Emilio Greco, scultore e illustratore che Picasso aveva definito il maggior disegnatore europeo. A lui è dedicato un piccolo museo in piazza San Francesco d’Assisi, che conoscono in pochissimi. A due passi, c’è via dei Crociferi, punta di diamante del barocco catanese con 4 chiese in fila, e la scalinata Alessi dove c’è il Nievski, per bere e fumare una sigaretta seduti sui gradini, perché siamo tutti e sempre quindicenni.

Bianca Celano, chef
Ex manager del settore sanitario, un bel giorno Bianca Celano, già compiuti i quarant'anni, molla il lavoro per dedicarsi alla sua passione: la cucina. E ha aperto un ristorante a Catania, QQucina Qui (via Umberto 229), guadagnando al volo l'attenzione di critici e gourmet. La sua è una cucina concettuale, strutturata e complessa, che parte dal locale e spazia nella sperimentazione consapevole, frutto dei suoi viaggi gastronomici in Europa e nel mondo: Per i dolci, invece, cede lo scettro a Corrado Assenza, re della pasticceria siciliana, che prepara i dessert appositamente.

Sono rare le occasioni in cui Bianca lascia i fornelli per girare la sua città, ma ci sono posti che ha nel cuore. Quali? «La Pescheria (di fianco a piazza del Duomo), i suoi colori, il suo vocìo, il suo sacro e profano, i suoi odori; il Teatro Greco Romano e l'Odeon, il chiosco Costa in piazza Spirito Santo, Villa Bellini, e Savia per un arancino al ragù (rigorosamente, via Etnea 302); il lungomare ma solo nelle domeniche pedonali. Garantisco: fare un po’ di jogging al mattino presto, con uno sguardo rivolto al mare, apre il cuore e migliora l'umore. Per i sapori consiglio: pizza e birra all'Ostello Agorà (nella grotta sotterranea, passa il fiume Amenano, piazza Currò 6); aperitivo sulla terrazza dell'Ostello degli Elefanti affacciata su piazza Duomo; una crispella alla Friggitoria Stella (via Ventimiglia 66), un panino con la carne di cavallo alla macelleria Dusmet (via Dusmet), di fronte gli Archi della Marina. Non so se tornerete vivi, ma soddisfatti sì».

Roberta Capizzi, 33 anni, imprenditrice
Avvocato in carriera, vivrebbe ancora a Milano se non avesse ceduto all'amore per la sua Sicilia. «È un'isola fortunata di una ricchezza straordinaria, e non ne siamo molto consapevoli. Perciò ho pensato a un progetto che valorizzasse i prodotti e la terra». Così, Roberta Capizzi, oggi 33 anni, ha aperto Mè Cumpari Turiddu, un ristorante con bistrot, caffetteria e negozio che è un omaggio alla Sicilia tutta, al suo stile, alla sua cucina nobile, di convento, di strada, ai suoi prodotti unici e ai 50 presidi regionali Slow Food, il maggior numero in Italia (piazza Turiferro, 36-38).

«Di Catania mi affascina la personalità magmatica. Sarà per l’Etna... sembra tutto immobile, invece è tutto in fermento. Lo vedo tra i miei coetanei. Molti hanno lasciato carriere brillanti per lavorare i terreni di famiglia, e nascono imprese innovative come Orange Fiber che produce un tessuto organico con bucce d’arancia». Infatti Catania è una specie di Silicon Valley italiana, con oltre 100 start up in corso, come Charity Stars, sito di aste benefiche con testimonial vip online e SAL, un borgo creativo e spazio multifunzionale che ospita eventi, ristorante e associazioni culturali.

Il suo posto preferito a Catania? «Il porticciolo di Ognina, dove ci sono solo un baretto e un “arrusti e mangia” (griglieria alla buona) con i tavolini fuori e una vista fantastica: il mare davanti e l'Etna dietro».

Antonio Alessandria, creatore di profumi
Da ingegnere a naso, ne corre di strada. Che Antonio Alessandria ha percorso passo a passo, frequentando una scuola per profumieri, imparando il francese, e aprendo infine Boudoir 36, una piccola boutique part time, con le pareti porpora, stipata di boccette e flaconi (vicolo Santa Filomena 36, orario insolito: 18-22). «Volevo creare un posto dove abbandonarsi ai piaceri personali e del superfluo. Inizialmente vendevo soltanto, ora invece creo profumi per ambiente, ho realizzato due fragranze per Nobile 1942 (premio Pitti Awards in Russia), e ho una linea di cinque fragranze intitolata “Hommage à la Lune”». Con i suoi baffi all'insù, i pantaloni a fiori, le scarpe verdi, Antonio Alessandria ne ha fatta di strada, ed è finito anche sulle pagine di How To Spend It UK.

Parliamo un po’ di Catania. «Catania è in tutte le mie fragranze, con l’Etna, le feste religiose, gli emigranti del Dopoguerra. “Fleur et Flame”, per esempio, nasce da un ricordo d'infanzia sulla festa della Madonna del Carmine: la mattina del 16 luglio io e mio padre andavamo al mercato presto a comprare rose, garofani e gigli che gettavamo dal balcone quando passava la processione sotto casa. Si beveva latte di mandorla e la sera c'erano i fuochi d'artificio. Era una festa bellissima, e ho cercato di mettere tutti i suoi sentori nel profumo».

Cosa consiglia di visitare a Catania? «Catania ha scorci magici, spesso decadenti, come il cortile bianco e nero del Convitto Cutelli (via Vittorio Emanuele II 56), o dimenticati, come piazza Asmundo, vicino all'Università. Un punto strano, da vedere, è dove il fiume sotterraneo Amenano viene a galla tra le rovine del Teatro Greco Romano (Via Vittorio Emanuele II 266), o nei giardini di Villa Pacini (via Cardinale Dusmet), un posto romantico e decadente, che molti conoscono come villa “varagghi”, ovvero degli sbadigli, perché ci vanno a giocare a carte i pensionati. Uno dei miei ristoranti preferiti invece è Il Carato (via Marchese di Casalotto 103), dove Carlo Sichel rielabora i piatti della zona, come la ricotta che serve con corallo di ricci di mare, squisita, o i “frascatuli”, una polenta morbida tipica dell'Etna, mescolata con i broccoli.

Carlotta Patti, wedding designer
«Catania è una delle città più belle per vivere, con un clima e un calore umano inimitabili. Ed è sicura: un gruppo di donne può uscire tranquillamente fino a tardi, senza nulla temere», dice Carlotta Patti, imprenditrice di We Concept Sicily, spazio di co-working che raduna le migliori aziende per organizzare matrimoni ed eventi di lusso in Sicilia. Quali sono i posti di Catania che ama di più? «Tutto il centro storico, e in particolare Castello Ursino, dove fanno spesso mostre interessanti (piazza Federico II di Svevia 3). Per i miei gusti, la granita “speciale” è al Caffè Europa (corso Italia 302), mentre i migliori arancini e cannoli sono da Savia (via Etnea 302). Per mangiare regionale, c'è La Siciliana (viale Marco Polo 52/a), se invece si ampliare la scelta basta andare in vicolo Santa Filomena, affollatissimo di sera: tra i ristoranti, uno dopo l'altro, spopola FUD, un fast food con prodotti locali, dalla carne per gli hamburger al chinotto “made in Sicily”. E si finisce da Ma per ascoltare il jazz (via Vela 6). Sa cos'ha di impagabile Catania? Poter passeggiare all'aperto, finire la serata in pasticceria, trovare sempre da chiacchierare, il clima fantastico a qualunque ora del giorno, estate e inverno. Io non la lascerei mai per un'altra città».

© Riproduzione riservata