Moda24

È firmato de Grisogono il “super” diamante venduto a 29…

  • Abbonati
  • Accedi
alta gioielleria

È firmato de Grisogono il “super” diamante venduto a 29 milioni di euro

È stato venduto per 33,5 milioni di franchi svizzeri (29,5 commissioni esclusi), pari a circa 29 milioni di euro, il diamante “Creation I” di De Grisogono, battuto all’asta ieri sera da Christie’s al Four Seasons Hotel Des Bergues di Ginevra. Con i suoi 163,41 carati, Creation I è il più grande diamante D-Flawless (quindi con il massimo grado di trasparenza e di assenza di colore: lo 0,01% dei diamanti oltre i 20 carati) mai battuto all’asta e nella sua categoria rappresenta il diamante più grande mai venduto da Christie’s. Creation I, a taglio smeraldo, orna un collier asimmetrico composto da 18 diamanti taglio smeraldo allineati a sinistra e, a destra, da due file di smeraldi taglio poire realizzata a mano da 14 artigiani, che hanno lavorato sul pezzo di alta gioielleria per 1.700 ore.

Per comprendere l’origine di Creation I bisogna fare un passo indietro, e precisamente al 4 febbraio 2016: quel giorno, nella miniera di Lulo, in Angola, fu scoperto un diamante bianco grezzo di 404,20 carati, il più grande diamante mai trovato in Angola e il 27esimo al mondo. Chiamato “4 de Fevriero” fu acquistato da De Grisogono e, dopo una serie di studi approfonditi, tagliato a New York il 29 giugno 2016.

A condurre l’asta in cui Creation I è stato venduto, è stato Rahul Kadakia, head of Jewelry di Christie’s - casa d’aste londinese che nella prima metà dell’anno ha realizzato vendite private, online e all’asta per un totale di 2,35 miliardi di sterline - e abilissimo battitore in una sala gremita di potenziali compratori da tutto il mondo: «L’asta di questa sera è stata apparentemente “normale” con gioielli diversi, nuovi o vecchi. Il Creation I è senza dubbio un pezzo unico, speciale, che ha saputo essere elemento di spicco e di degno contrasto al nostro ultimo lotto: lo storico Mazarin, un diamante da 19 carati appartenuto a Luigi XIV (e venduto per 12,5 milioni di franchi, 10,7 milioni di euro, al netto delle commissioni, ndr). In oltre 250 anni di storia Christie’s non ha mai battuto un diamante così grande e puro».

Chi fa offerte – molte al telefono – è rigorosamente “anonimo”; in sala si citano esclusivamente numeri: dei rilanci e delle palette identificative. Ma Kadakia aiuta a tracciare un identikit dei potenziali clienti: «Ci sono collezionisti più interessati all’arte, alla cultura, alla storia che si orientano su pezzi come il Mazarin e clienti che vogliono i prodotti più belli e più grandi e non amano che altri abbiano posseduto lo stesso prodotto. Dipende anche dalla nazionalità. I più attivi? Mediorientali, asiatici, russi, ma anche americani».

L’instabilità economico-politica e finanziaria globale inevitabilmente influisce sulle aste: «Sono molto sensibili a ciò che succede nel mercato mondiale: gli asiatici negli ultimi anni hanno avuto atteggiamenti d’acquisto più soft, e quindi ci si aspetta di vedere un numero inferiore di buyer asiatici alle aste. Ma oggi non è stato così. Il Middle East è sensibile al prezzo del petrolio, anche solo per una questione di umore: se il prezzo del petrolio cala i compratori non escono a fare shopping». A connettere il mondo, in questo momento, ci pensa Internet: «Permette a chiunque di partecipare all’asta. Stasera abbiamo visto offerte dal Barhein, dagli Emirati, dove a mezzanotte c’è qualcuno che fa offerte seduto sul divano con il laptop, magari. E, sempre stasera, abbiamo venduto online uno splendido diamante per 1,5 milioni di franchi, nonostante la sala fosse piena».

I diamanti sono oggi tra i pezzi più contesi alle aste: «Performano molto bene, così come tutti i gioielli e le pietre di fascia molto alta. In particolare direi i diamanti colorati e quelli estremamente puri, come i D flawless, che però sono molto rari». Non tutti, però comprano gioielli: «Il gioiello oggi è un bene rifugio, da investimento. I Millennials, per esempio, partecipano alle aste ma preferiscono comprare qualcosa che si possono godere: un pezzo d’arte contemporanea, un orologio, una bottiglia di vino. Dobbiamo insegnare loro a investire».

© Riproduzione riservata