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M&A, le aziende di cosmesi attirano investitori

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ANALISI

M&A, le aziende di cosmesi attirano investitori

(Marka)
(Marka)

Le aziende cosmetiche fanno gola agli investitori di tutto il mondo, complici il buon andamento del settore e il crescente interesse dei consumatori all’aspetto fisico e ai prodotti che aiutano a sentirsi bene. L’analisi arriva da EY in occasione del convegno di Cosmetica Italia “Il comparto cosmetico: strategie, trend e attori”.

«Il mercato globale della cosmesi nel 2016 valeva 49 miliardi di dollari in crescita del 4% - commenta Roberto Bonacina, EY Partner lead advisory-Fashion&Luxury che traccia un quadro generale del comparto -. Il make-up è il segmento più dinamico con un incremento dell’8,4% e l’Asia-Pacifico, con il 37% dei consumi totali, rappresenta l’area emergente più interessante nei prossimi cinque anni. Ancora, le vendite online accelerano il trend di crescita anche nel 2016 con un +20,7%».

I numeri parlano chiaro: le operazioni globali di M&A avvenute nel 2016 sono state 61 e nei primi nove mesi di quest’anno siamo già a quota 48. Un terzo delle transazioni è stato fatto da investitori strategici, il resto da fondi di private equity. E l’Italia assume un peso importante sia per le società target che per gli investitori nel settore. È infatti tra i primi tre Paesi, con Stati Uniti e Francia, che raccolgono il 45% delle transazioni fatte da gennaio a settembre 2017 e il 50% degli acquirenti.

«Analizzando le recenti acquisizioni di colossi del beauty si può capire quali sono i driver che guidano le operazioni di M&A - aggiunge Bonacina -. Innanzitutto la ricerca di segmenti di nicchia come il naturale o la fascia premium, come hanno fatto Estée Lauder con Deciem e Becca e Coty con Ghd e alcuni marchi P&G, solo per fare un esempio. Oppure l’ingresso in mercati dove ancora non si è presenti, è il caso di L’Oréal con Bellissima, o nuove partnership hi-tech per sviluppare app e altri strumenti digitali per interagire con il consumatore, come ad esempio YouCam Make-up Beauty e Smart Hairbrush, una spazzola collegata all’app per stabilire la salute dei capelli. Oppure ancora, la ricerca di una distribuzione multichannel o di rivenditori esclusivi: le acquisizioni Murad e Ren da parte di Unilever, ad esempio, vanno in questa direzione».

E l’Italia? «Gli investitori mondiali sono molto interessati alle aziende di casa nostra - aggiunge Bonacina -. Non hanno fatturati altissimi, basti pensare che tra le più grandi ci sono Kiko con 595 milioni di euro, Intercos (449 milioni) e Sodalis (413 milioni) e che le prime venti società rappresentano, per ricavi, circa il 35% del mercato mostrando una marginalità superiore alla media del settore».

Tra le operazioni recenti sul mercato italiano ricordiamo, solo per citarne alcune, l’accordo che White Bridge Investments ha siglato con Ancorotti Cosmetics per acquisire una quota di minoranza (30%) del suo capitale; l’ingresso di Alto Capital IV, fondo di private equity promosso e gestito da Alto Partners Sgr, nel capitale di Tricobiotos con il 71,8%. Ancora le catene di profumerie Limoni e La Gardenia del gruppo Llg sono entrate nel cosmo della tedesca Douglas; Cosmint è stata acquisita da Intercos; e al gruppo Mirato è andato il 100% delle quote del Gruppo Gianasso che con il marchio I Provenzali opera nella grande distribuzione italiana nella cosmetica naturale e biologica.

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