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Ritorno agli “Swinging Sixties”

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Ritorno agli “Swinging Sixties”

Sixties, anni di libertà, di una presa di coscienza da parte dei giovani all'insegna dell'insolenza e affermazione. È l'alba di un nuovo stile, sia nel make up che nella moda. Come non ricordare la nascita della minigonna creata da Mary Quant? E questo look sfrontato e insolente dominerà anche il prossimo inverno: l'eyeliner a forma di Banana eye, le ciglia “cloggy” alla Twiggy, le fasce nei capelli come le portava Brigitte Bardot, i capelli cotonati di Mina, le labbra rosate e glossy come quelle di Catherine Deneuve. All'epoca si parlava di Swinging London, la città che dettava le tendenze in tutti i settori, moda e bellezza compresi. Ora con la globalità i tempi sono cambiati e ognuno interpreta gli Swinging Sixties come meglio crede.

Il trucco anni 60
Le chiamavano Chelsea girls, fanciulle dalla linea da adolescente, minigonna, capelli lunghi con la frangia e occhi molto truccati. La modella Twiggy, soprannominata “acciuga” per l'estrema magrezza, era l'emblema perfetto. Il suo make up è tutto da copiare: ciglia “cloggy”, molto arcuate, opache e materiche, caratterizzate da un particolare finish “impastato”. L'eyeliner che sottolinea le ciglia inferiori oppure il “Banana eye” in grado di rendere espressivo anche lo sguardo più scialbo. Per realizzarlo si esegue una sfumatura chiara nel centro della palpebra, una più scura nella parte interna ed esterna, infine una riga di eyeliner dark, grafica, materica, sia nella parte superiore e inferiore della rima ciliare per ricreare la caratteristica curva della banana.
I prodotti più indicati? Il Lash Crown Mascara di Max Factor, per un effetto extra volume senza rinunciare alla lunghezza e a ciglia senza grumi, e They're Real! Push up Liner di Benefit Cosmetics, un eyeliner in gel facilissimo da applicare, dal tratto preciso, ultrablack e waterproof.

Hairdo
Nel 1963 Vidal Sasson dal suo salone di Bond Street lancia il taglio alla “Bob”, un taglio grafico dalle linee asimmetriche che non ammette incertezze. Ma c'è posto anche per i capelli lunghi : scarmigliati da selvaggia come li portava Brigitte Bardot o sleek con la riga in mezzo come Ali MacGrow nel film “Love Story”. Un altro look sono le cotonature antigravità, vedi Jane Fonda in Barbarella e i capelli cotonati e corti con ciuffo laterale più lungo come la cantante Mina. E domina anche il taglio alla garçonne, molto corto sui lati con una frangia più o meno accentuata.
L'esempio perfetto è Jean Seberg che fece scalpore nel film “Fino all'ultimo respiro” e qualche anno dopo Mia Farrow in “Rosemary's baby” Questi stili li ritroviamo sulle recenti passerelle: Moschino ha proposto un corto “vintage”, con frangette e basette, mentre da Chanel capelli cotonati che sfidano il vento. Nella collezione invernale Mystic Heroes by Framesi ritorna il bob, reinterpretato con un colore azzurro metallizzato, mentre il corto diventa un pixie chic dal volume soffice con riflessi viola.

Profumi da diva
Negli anni Sessanta cresce in modo considerevole il consumo dei profumi. L'impiego di materie prime sintetiche permette di produrre grandi quantità di fragranze a costi accessibili. Le note che vanno maggiormente si rifanno alla cultura hippy, sono sentori di patchouli, muschio, sandalo, ylang ylang e gelsomino. Alcune di queste note sono presenti in Feather Supreme di Jusbox Perfumes, dedicato alla regina del soul Aretha Franklin, simbolo in quegli anni di emancipazione femminile e paladina dei diritti degli afro-americani.
Il patchouli è anche presente nel nuovo Lady Million Monopoly di Paco Rabanne, un nettare di miele e gelsomino. Un classico maschile che negli anni 60 ha dato il via alla profumeria maschile è stato Eau Sauvage di Dior, ora reinterpretato dal naso François Demachy con Sauvage dove le note vibranti agrumate si uniscono a quelle legnose e alla preziosa ambra grigia.

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