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Gucci star sul web per il 2017

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2017 year in fashion

Gucci star sul web per il 2017

Se la moda avesse un oroscopo, il segno più brillante e fortunato del suo cielo nel 2017 sarebbe quello di Gucci. Anche i razionalissimi numeri lo confermano, con i conti dell’azienda toscana che di trimestre in trimestre sono cresciuti del 48, 39 e 49% e che promettono di regalare alla “madre” Kering un anno da record. Che il 2017 sia stato l’anno della “Gucciness” lo ha decretato di recente anche il report 2017 Year in Fashion di Lyst, la piattaforma di ricerca britannica sulla moda che ha tracciato le preferenze di 80 milioni di consumatori di 120 Paesi, analizzando più di 100 milioni di queries su cinque milioni di prodotti. Gucci è praticamente primo in tutto, poichè non è stato solo il brand più cercato in assoluto dell’anno, da parte di oltre 35 milioni di persone, ma le T-shirt con il logo e la cintura con la doppia G sono stati gli oggetti che in assoluto hanno generato più curiosità. In autunno, poi, ogni sei secondi è stata fatta una ricerca sulla borsa Dionysus e il prodotto fashion più venduto dell’estate sono stati i sandali GG Bloom Supreme.

Ad alimentare il successo del binomio Alessandro Michele (direttore creativo)-Marco Bizzarri (ceo) c’è anche l’intenzione di fare di Gucci un brand di ricerca, focalizzato non solo su prodotto e stile, ma anche su “soft skills” capaci di renderlo desiderabile: ecco perché il 28 novembre Gucci ha annunciato la nascita di un Gucci Research Lab in collaborazione con l’università Bocconi, progetto ambizioso che per tre anni studierà le «tendenze che stanno definendo l’evoluzione delle organizzazioni in questo secolo».

Probabilmente sotto la lente finirà anche un’altra evoluzione che ha segnato questo 2017: il boom delle vendite-evento sul web. A novembre hanno segnato un record dopo l’altro, a partire dal Single Day (11 novembre) di Alibaba, con ricavi per 25,4 miliardi di dollari in 24 ore (cifra pari al Pil annuale della Giamaica), passando per il Black Friday (5 miliardi di dollari negli Stati Uniti,+17,7% rispetto al 2016, e +38% in Italia) e il Cyber Monday (6,59 miliardi, +16,8%). A brillare sono stati giganti come Amazon, ma anche piattaforme come Ynap, che nel Black Friday ha registrato un acquisto ogni 0,8 secondi.

Internet non è solo uno strumento d'acquisto, bensì un bacino di input multimediali dal quale i consumatori traggono ispirazione per fare shopping. Proprio per questo motivo il 2017 ha segnato la consacrazione definitiva di un gruppo di influencer-star con altissima capacità di engagement e velleità di stiliste. Tra loro, l’italiana Chiara Ferragni, con oltre 11 milioni di follower su Instagram, e le sorelle Gigi e Bella Hadid, seguite rispettivamente da 37 e 16 milioni di utenti.

A grandi poteri, insegnano le avventure di Spiderman, corrispondono grandi responsabilità: proprio nel 2017 gli influencer internazionali – dietro le cui scelte social spesso si celano, più che il gusto personale, contratti da migliaia di euro – sono stati chiamati a fare i conti con questo lato del loro lavoro. Nell’aprile scorso la Federal Trade Commission , l’Antitrust americana, ha inviato 90 lettere ad altrettante social star esortandole a utilizzare «un linguaggio privo di ambiguità» e a farlo in maniera visibile, nelle prime righe dei post. Tre mesi dopo, in Italia, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’indagine sull’influencer marketing, imponendo nuove regole all’insegna della trasparenza: è stato chiesto infatti ad aziende e influencer di rendere riconoscibile la funzione promozionale di un post. Così, sotto le immagini delle social star, hanno cominciato a comparire hashtag “chiarificatori” come #pubblicità e #adv.

Se, dunque, la parola chiave che quest’anno ha caratterizzato il rapporto tra aziende e consumatori, tramite gli influencer, è stata “trasparenza”, quella che ha definito i dodici mesi dell’industria italiana è stata “coesione”. Unità e sinergia continuano ad essere in cima alla lista delle priorità del settore moda che, proprio nel marzo scorso, ha riunito le diverse istituzioni e associazioni che rappresentano tutta la filiera italiana del tessile moda – 67 mila aziende per 88 miliardi di fatturato – in un unico soggetto: Confindustria Moda, che dal 1° gennaio sarà operativa sotto la guida di Claudio Marenzi. Questa coesione strategica ha preso forma concreta anche nell’edizione della fashion week di Milano di settembre, chiamata “Milano XL” proprio per sottolineare la compresenza di sfilate, fiere e manifestazioni che per la prima volta hanno coinvolto l’intero comparto industriale. E hanno stregato i visitatori stranieri.

La competitività dell’Italia a livello internazionale è in aumento? I segnali ci sono tutti, a partire dalle scelte delle aziende internazionali, proprio quest’anno,cadute su top manager italiani: Alessandro Bogliolo è stato nominato ceo di Tiffany; Pietro Beccari sarà ceo di Dior mentre Marco Gobbetti guida il rilancio di Burberry.

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