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Linee aggressive per l'haute couture di Armani. Silhouette allungate…

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Parigi / giorno 2

Linee aggressive per l'haute couture di Armani. Silhouette allungate per Chanel

Il dibattito sulla modernità e rilevanza della couture accompagna per prassi ormai consolidata ogni edizione di questa breve fashion week parigina. L’alta moda sembra infatti esprimere un doppio anacronismo: è una pratica antica perchè glorifica manualità e unicità in tempi di galoppante industrializzazione (degli abiti, ma anche delle identità); esprime valori antichi perchè legata ad un sistema plutocratico a conti fatti ancient regime. I validi, non a caso, si sforzano di modernizzare, senza tradire l’essenza.

Questo equilibrio di innovazione e reazione appare evidente proprio adesso, mentre si assiste al revival di un immaginario tradizionale che pensavamo ormai da tempo archiviato. Parigi si sta riempendo infatti di fiori, petali, boccioli d’ogni genere; di leggerezze eteree e tinte pastello. Trattandosi di collezioni pensate per la stagione primavera-estate, la scelta appare tautologica.

E poi, anche a vivere esistenze dorate da vip o da madame, che attinenza hanno i fiori e i romanticismi con le brutture del presente? Molta, secondo il sempre energico Giorgio Armani. Pronto ancora una volta a sorprendere, il re dedica l’intera collezione Giorgio Armani Privé alle striature pittoriche di un cielo attraversato da nubi colorate e dice, svelando l’animo poetico dietro il pragmatismo determinato dello stilista imprenditore :«Guardare il cielo è uno dei pochi lussi che mi concedo nelle mie giornate frenetiche e piene di impegni. In questa collezione, però, ho voluto evitare ogni romanticismo. Le linee sono secche, moderne, a tratti maschili. Lo spirito è aggressivo». Nessuno stravolgimento balzano, sia chiaro: l’aggressività in chiave armaniana è soft, gentile. Però il contrasto di stampe pastose, colori impalpabili e tagli netti è nuovo, e la proposta di un romanticismo hard stimolante.

Non c’è nulla di hard nel giardino francese di Chanel. L’atmosfera è soffusa, e il gorgoglio di una fontana completa di putti invita a vagheggiamenti delicati, che Karl Lagerfeld cattura in silhouette verticali dagli angoli arrotondati, ricche di echi anni Trenta. Anche la palette è eterea, tutta nuance pastello e bagliori di pailettes. L’immagine è fresca, ma di una freschezza un po’ d’antan che appare alquanto nostalgica. Solo ricche mademoiselle con vite che non possiamo nemmeno immaginare vestiranno cosí: ovvero, le clienti effettive di Chanel, quindi tutto torna.

Le ninfe di Giambattista Valli, in fine, sono di una fragilità perigliosa. Drappeggiate in tuniche come sculture classiche, oppure vestite di abitini corti che brulicano di petali, abitano un giardino selvaggio. Tecnica e sensibilità fanno la differenza perchè, dice Valli «la haute couture non è solo decorazione». Gli abiti che crea senza troppo mutare da una stagione all’altra sono la costante dimostrazione di questa maestria.

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