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Meghan sceglie Givenchy e rende «politico» un brand da red carpet

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Meghan sceglie Givenchy e rende «politico» un brand da red carpet

Dopo mesi di speculazioni su chi avrebbe creato l'abito di Meghan Markle, da oggi duchessa di Sussex dopo aver sposato il principe Harry, abbiamo la risposta (peraltro annunciata da un tweet di Kensington Palace, l'account ufficiale del trio dei giovani Windsor - William, Kate ed Harry - che da domani dovrà esser aggiornato aggiungendo una foto di Meghan): l'abito è di Givenchy. Attenzione, però, nessun endorsement alla Francia, nessuna concessione ai brand usualmente protagonisti dei red carpet del cinema che Meghan ha calcato nella sua passata vita da attrice. Infatti, pur indossando una creazione Givenchy, Meghan ha reso omaggio al suo Paese di adozione indossando un abito pensato da una designer britannica, Clare Waight Keller, dal marzo 2017 direttrice creativa della maison fondata nel 1952 dall'allora 24enne Hubert e oggi di proprietà del gruppo Lvmh. Peraltro, Monsieur de Givenchy è scomparso proprio quest'anno, a 91 anni, nel marzo scorso.

Kate aveva fatto la stessa scelta “Britain First” pe le sue nozze con William nel 2011, anche se la sua era stata una scelta britannica al 100%, visto che aveva indossato un abito della stilista inglese Sarah Burton per l'inglese Alexander McQueen, uno dei migliori talenti della moda made in Uk del Novecento, prematuramente scomparso nel 2010.

“Ms Markle ha incontrato Ms Waight Keller all'inizio del 2018 - recita la pagina del sito royal.uk dedicata ai dettagli dell'abito, anche questa una novità assoluta - e ha scelto lei per la sua eleganza impeccabile e senza tempo, per la sartorialità impeccabile e per l'attitudine rilassata”. Ma, al di là della preferenza personale, la scelta di Meghan è stata dettata dalla volontà di “sottolineare il successo di un talento britannico, che è stata direttrice creativa di tre importanti marchi come Pringle of Scotland, Chloé e ora Givenchy”. Altro tocco “politico” sul velo, lungo cinque metri, dove Clare Waight Keller ha fatto ricamare la flora dei 53 paesi del Commonwealth, di cui Meghan è entrata di diritto nella schiera dei Giovani ambasciatori. Ma anche qui, la volitiva Meghan ha chiesto di ricamare dei fiori “suoi”, cioè il calicanto, fiore che cresce nei giardini di Kensington Palace e il papavero della California, il fiore dello Stato di origine della sposa.

La scelta di Meghan sarebbe stata probabilmente diversa se il matrimonio si fosse tenuto prima dell'arrivo di Waight Keller, quando direttore creativo di Givenchy era il pugliese Riccardo Tisci, che da marzo, per un divertente gioco di scambi geografici e simbolici, è stato nominato al vertice creativo di Burberry, altro simbolo della moda made in Uk.

Come a ogni matrimonio di rango reale, la tiara indossata dalla duchessa di Sussex è un gioiello della famiglia Windsor, prestato dalla regina Elisabetta alla moglie di uno dei suoi nipoti più amati: nota come “la tiara della regina Mary”, nonna della regina Elisabetta, venne indossata anche dalla principessa Margaret, sorella dell'attuale regina, a 18 anni in una delle sue prime apparizioni pubbliche. Una gioiello reso più fresco dalla rimozione delle perle originarie, amate dalla regina Mary. Kate Middleton, invece, per le sue nozze con William indossò la Cartier Halo, una tiara molto più celebre, realizzata da Cartier nel 1936 in diamanti e platino, dono fra il futuro re Giorgio VI e la regina Elizabet, genitori di Elsiabetta, poco prima che salissero al trono dopo l'abdicazione di Edoardo VII. Che rinunciò al trono perché aveva sposato Wallis Simpson, l'unica “american royal” fino a oggi.

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