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Distretti, Santa Croce sull’Arno diventa centro di formazione per la concia

La contrazione della domanda di pelli e cuoio per calzature avvenuta negli ultimi 10-15 anni, “specchio” dell’invasione delle sneakers di gomma, avrebbe potuto minarlo alla radice. E invece il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno, tra Pisa e Firenze, si è riposizionato sull’alta qualità e sulle pelli per borse, si è affermato come fornitore privilegiato del vicino distretto fiorentino della pelletteria di lusso, ha investito in depurazione e formazione. E oggi attira investimenti dal Veneto, da quel distretto di Arzignano che è sempre stato il modello da imitare. «Se non ci fosse stato il boom della pelletteria, forse oggi saremmo morti», ammette Alessandro Francioni, presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno (Pisa), al termine dell’assemblea annuale in cui ha messo in fila gli ostacoli che ancora frenano l’attività delle 150 aziende (tra cui i metodi di analisi sulla presenza di cromo6 adottati dalla locale Asl, che hanno portato a denunce e sanzioni) e rivendicato la volontà di accelerare, proprio ora che la produzione è in ripresa (+2% nel 2017).

Uno studio realizzato dall’Irpet per conto del distretto di Santa Croce, che sarà presentato tra poche settimane, conferma una realtà produttiva di prim’ordine, strategica dell’industria toscana della moda: il fatturato è stimato in 2,4 miliardi di euro, per oltre il 70% all’export, con un valore aggiunto superiore a 420 milioni e 6mila addetti. Pochi i margini di precarietà: l’85% dei lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato, il 7% a tempo determinato, il 4% sono interinali.

L’arrivo di investimenti da fuori distretto rappresenta la ciliegina sulla torta, arricchita dal fatto che i nomi sono tra i più importanti del settore. Il gruppo Mastrotto (si veda Il Sole 24 Ore del 25 agosto 2017) ha già allestito il cantiere per la costruzione di una conceria, 12mila metri quadrati destinati ad accogliere la prima fase produttiva (il resto verrà fatto in Veneto) impiegando 50-60 persone, con un investimento di almeno 20 milioni di euro. Il gruppo Dani ha fatto una joint venture con la famiglia di conciatori locali Volpi per ristrutturare un’azienda già esistente a San Miniato, con un investimento di una decina di milioni.

«Le grandi firme e gli stilisti vedono il distretto di Santa Croce come il fulcro della creazione della pelle - sottolinea Francioni - perché qui ci sono le idee, gli strumenti, le capacità e le garanzie di una produzione rispettosa dell’ambiente. Ora però per accogliere le aziende in arrivo occorre adeguare gli impianti di depurazione, oggi non sufficienti a trattare volumi così importanti di crescita». Investimenti sono già programmati per ampliare il depuratore Aquarno, mentre si sta sperimentando la depurazione delle acque reflue civili per l’uso da parte delle concerie.

Ma a garantire un futuro al distretto sono anche il sistema di formazione e di ricerca. «Abbiamo strutturato un sistema di formazione unico -sottolinea il presidente - che comprende corsi universitari, istituto tecnico chimico-conciario e istituto professionale per operatore alle lavorazioni della pelle. E li abbiamo perché paghiamo le aule, i docenti e i laboratori». Manca l’ultimo passo: «Ora ci sono le condizioni per costruire il Politecnico del Cuoio, cioè una realtà formativa di rilevanza nazionale e internazionale che l’Italia non ha nonostante sia il leader mondiale nella produzione di pellami». Il fiore all’occhiello di Santa Croce è poi il Poteco, il polo tecnologico conciario che fa ricerca e formazione (dal 2002 ha formato 2mila persone), e che combatte per essere accreditato dalla Regione come ente formativo. «È da un anno e mezzo che discutiamo con i funzionari - protesta il sindaco di Santa Croce, Giulia Deidda - sembra incredibile ma lo scoglio è dato dal fatto che gran parte del fatturato arriva dalla ricerca».

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