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Linee pure e femminilità più frivola: è l’alta moda di…

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sfilate parigi

Linee pure e femminilità più frivola: è l’alta moda di Giorgio Armani Privé

Fare vestiti che donano alle donne rendendole più belle: la haute couture parigina resetta tutto al grado zero, al punto di partenza, annullando eccessi, distrazioni, fughe sperticate nel regno della fantasia che non si può indossare. C'è bisogno di fare chiarezza. Giorgio Armani alla limpidezza dell'espressione non ha mai rinunciato. Però ammette: «In passato mi sono lasciato prendere la mano, concedendomi qualche eccesso. Con questa collezione Privé ho voluto far capire al pubblico più giovane il vero significato dell'alta moda».

La prova è un opus titanico e ricapitolativo del percorso ormai ultradecennale di Armani tra le rarefazioni della couture: una summa assolutamente armaniana, ovvero un'opera di cesello in costante sottrazione, fatta di linee pure, tessuti preziosi e aperture inattese alla femminilità più frivola e fremente. Una doppia anima di opposti che convivono in armonia - quasi due collezioni in una - con i grafismi in nero e champagne stemperati e accesi dal fluttuare del rosa e delle piume. Il tutto, detto con la sapienza che viene dal mestiere e dalla saggezza, e che mitiga ogni esuberanza. «Le donne vogliono cose che stanno bene addosso. Il resto non conta: l'alta moda è questo» conclude Armani, chiarissimo.

La presentazione nei saloni dell'ambasciata d'Italia - un susseguirsi di piccoli ambienti frementi di stucchi e d'oro - ha il sapore della couture di una volta, sicché il messaggio arriva forte e chiaro.

Da Chanel, Karl Lagerfeld si muove su una lunghezza d'onda simile, rinunciando alla distrazione di set grandiosi e ispirazioni esoteriche per portar tutta l'attenzione sui vestiti, rigorosi e allungati, con bagliori metallici. Gli anni dieci della Gazette Du Bon Ton incontrano l'edonismo dei primi anni Ottanta – epoche chiave nell'estetica di Lagerfeld – trovando la sintesi in silhouette di grande eleganza (termine desueto, e proprio per questo di estrema attualità) molto parigina, come sottolineato dal profilo della Academie de France sullo sfondo dello show. Per Olivier Saillard, curatore liquido e promotore di una lingua della moda tutta sua, intrisa di memorie di un passato aulico ma essenziale e contemporanea, l'eleganza è nel gesto di chi fa e nel gesto di chi indossa.

L'incontro si chiama Moda Povera, ed è una straordinaria collezione di umili e anononime t-shirt xxxl, acquistate online e poi modificate, plissettate, stortate, tagliate, attorcigliate dalle mani sapienti di una sarta che collaboró con Madame Grés; pezzi unici che creano un repertorio di pose, volatili e d'antan. Il risultato è fulminante quando essenziale: è dalle mani, dai gesti che nasce il bello vero. Da una tshirt, nientemeno: quanto di più ordinario e stradaiolo.
Perchè nel mentre la strada e l'esigenza di ringiovanimento dell'idioma non sono mica scomparsi.

Li recepisce persino un couturier sofisticato come Giambattista Valli. A modo suo, certo, immaginando ghetto girls con le facce velate e i top a fiocco che strizzano l'occhio alle visioni e alle doppie esposizioni dada di François Picabia. Nel percorso, la couture di Valli diventa insieme grafica e fremente. Invero, giovane, in accordo con il pensiero dell'autore per il quale «l'età è solo una posizione mentale».

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