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Tango italiano: viaggio nelle milonghe fra club, mercati e piazze

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Tango italiano: viaggio nelle milonghe fra club, mercati e piazze

Baile, musica, canción y poesia. In una parola tango, «pensiero triste che balla», come lo definiva il compositore argentino Enrique Santos Discepolo. Che si danza «nella pausa tra un passo e l’altro», sussurrava il milonguero Carlos Gavito. «Una musica che si respira, che ha forma di fianchi e profumo di donna», nei versi dell’uruguaiano Fernán Silva Valdés.

Da Gardel al Tango Nuevo

Con il divo Carlos Gardel, attore e cantante, icona del tango canción, diventa languido e sentimentale. Abbandona sobborghi e bassifondi dove era nato («a dieci centesimi il giro compresa la dama» scriveva Jorge Luis Borges), si fa quasi aristocratico. Uno stile che al sommo poeta (narratore e saggista argentino), Borges appunto, piaceva poco: lo voleva spavaldo, audace e indecente, ballato sui marciapiedi senza malinconie, come quello delle origini, che raccontò nel 1965 in una serie di conferenze tenute nella sua città. Una raffica, il tango, una diavoleria. Tra gli anni ’60 e ’70, esce dagli schemi sulle note del bandoneonista e compositore argentino Astor Piazzolla: con “Libertango” è Tango Nuevo, destrutturato, spontaneo, improvvisato. Incorpora il jazz. Un abbraccio, due corpi e quattro piedi per danzare - “tangamente” - las cosas de vivir. Si sviluppa la variante “escenario”: da teatro, coreografico, ricco di virtuosismi.

Ma mai confondere il tango argentino con il liscio. Dal 2009, per la sua storia legata a quella del Rio de la Plata, tra Argentina e Uruguay, è patrimonio dell’umanità. Perché personifica sia la diversità culturale sia il dialogo. E rappresenta l’essenza di una comunità. Poi è andato oltre: la sua fusione con l’elettronica e il rock dei Gotan Project e di Bajofondo tango club lo ha portato nelle radio.

È tangomania

Ovunque hanno aperto milonghe: circa 200 in Italia, 40 in Austria, più di cento in Portogallo, Germania e Inghilterra. In Svizzera, in Turchia, in Belgio. Piccole piazze, scuole di quartiere e vecchi edifici dismessi (a Bologna un mercato, a Milano una fabbrica di cristalli, a Pordenone un’autofficina) riconvertiti al tango. A Parigi si balla a bordo Senna. O nei locali come El Colectivo, una milonga che prende il nome dai primi taxi-bus di Buenos Aires, decorati con disegni dipinti a mano, in tipico stile “fileteado”. A Roma si fa anche in strada, sotto il colonnato dell’Eur. A New York a Central Park. Nella galleria Vittorio Emanuele di Milano qualche mese fa Roberto Bolle e Nicoletta Manni erano stretti al centro dell’Ottagono a danzare la metafora argentina dell’abbraccio.

Lo ballano anche i giovani: «Il tango argentino non è solo passione e sensualità – spiega Cesira Miceli, ballerina classica per formazione e insegnante di tango da quasi vent’anni, pioniera delle milonghe in Italia –: ha mitigato con il tempo la sua spinta seduttiva. Quell’abbraccio tra un uomo e una donna è prima di tutto intesa e comunicazione. Consente di esprimere il proprio temperamento, è connessione, accordo, sintonia, emozione». Così è nato Tango Young, iniziativa di una rete europea di associazioni rivolta ai giovani, tra i 18 e i 35 anni.

La milonga al mercato

Cesira Miceli, che ha ballato in coppia con Pablo Veron, interprete nel 1997 del film “Lezioni di tango”, organizza a Bologna serate danzanti alla Milonga del mercato (Mercato Sonato), quartiere San Donato. Fino a 250 tangueros in una notte. Giovani e non.

Cesira Miceli con Pablo Veron

Il prossimo appuntamento è il 21 ottobre con un’orchestra di 10 elementi, La Juan D’Arienzo: repertorio ballabile ispirato a quello del grande musicista argentino D’Arienzo (origini italiane), che negli anni ’40 riportò in auge il tango della “vecchia guardia”. Massima espressione tanguera: bandoneón, chitarra e violino, ai tempi in cui gli immigrati italiani, che spesso sapevano leggere le note, insegnavano musica nei cortili dei “conventillos”, in quartieri abitati da gente di tutte le nazionalità.

I nomi dei grandi direttori d’orchestra dell’epoca sono italiani: Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro. Astor Piazzolla aveva nonni pugliesi e toscani. «Il contributo dei nostri avi è stato determinante per il tango argentino, soprattutto a livello musicale», spiega ancora Cesira Miceli.

Un “boleo” lento con la gamba, un “cabaceo” con la testa per invitare la donna a ballare, la “mirada” occhi negli occhi: Vincenzo Cerati è il fotografo delle milonghe. Segue i ballerini di tango anche nelle loro maratone europee. Più spesso nei festival di Torino, Firenze, Bologna. «Nelle grandi città ormai si balla tutte le sere – racconta il fotografo – e l’età media si sta abbassando, vedo sempre più giovani. E sempre più interessanti le location: a Mantova, ad esempio, si balla il tango a El Viejo Almacen Papelero, un magazzino della carta in disuso».

Il Turismo tanghero

Fondamentale per la riuscita di una notte tanguera, il musicalizador, dj de milongas che seleziona i “tanda”, sequenze di brani pensati per vals (danza in 3/4), tango (4/4) e milonghe (2/4), tutte varianti argentine. Cerca il ritmo, la ronda che gira, la “buena onda”. «In milonga puoi andare da sola o accompagnata - racconta una tanguera romana, in pista da sei anni, avvocata di successo che preferisce mantenere l’anonimato –: entri e se non sei equipaggiato puoi comprare nel locale le scarpe giuste e magari un vestito adeguato alla serata. Ma in occasioni informali di può ballare anche in jeans. Un’esperienza travolgente. Spesso scuole e milonghe organizzano maratone in altre città europee. Io preparo la valigia e parto». È turismo tanguero.

Tango a Buenos Aires

Tango Queer oltre le regole

E da Buenos Aires arriva anche il Tango Queer, quello che sovverte le regole, ballato da due uomini o da due donne. Ognuno ridisegna il proprio ruolo all’interno della coppia. Dalla fine degli anni ’90 si pratica a La Catedral, nel quartiere bohemien di San Telmo. Nella Malquerida di Roma si danza contro l’omofobia e gli stereotipi di genere. Così a New York, a San Francisco, ad Amburgo. Ma non sempre è un fatto di gusti sessuali: capita che nelle scuole le donne siano più numerose. Ed è come un ritorno alle origini: alla fine dell’800 erano gli uomini a ballare fra loro. Quasi tutti immigrati europei in Argentina. Un’altra epoca, un’altra storia. Un altro tango

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