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Abiti, orologi e food: Dolce&Gabbana con un unico Dna

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oltre le sfilate

Abiti, orologi e food: Dolce&Gabbana con un unico Dna


 (Afp)
(Afp)

Dna. Tre lettere, una sigla, una parola ormai entrata nel vocabolario globale, tanto da farci forse dimenticare o sorvolare sul suo reale significato. Ripensiamoci, invece: il Dna, semplificando, è una sequenza di molecole che compone il patrimonio genetico di un essere vivente e che quindi lo definisce. Nel caso degli esseri umani si calcola che il Dna sia lungo venti milioni di chilometri. Una complessità quasi impossibile da immaginare, ma che si traduce in un singolo individuo, diverso da ognuno degli altri 7,5 miliardi di abitanti del nostro pianeta.

Complessità e unicità che diventano semplicità e riconoscibilità. Non stupisce allora che Domenico Dolce e Stefano Gabbana abbiano scelto proprio le parole Dna Evolution per definire la sfilata della primavera-estate 2019. Sul piccolo palco dal quale sbucavano modelle e modelli c’era anche, questa l’impressione avvicinandosi, una grande impronta digitale. Un’altra cosa che, come i fiocchi di neve, esiste in quanto unica: non ci sono al mondo due persone con le stesse impronte digitali. Quella scelta da Dolce&Gabbana in realtà era composta,osservandola da pochi centimetri, da tante parole e idee care agli stilisti, a partire da famiglia e Sicilia.

Quasi 150 le persone (usare la parola modelli è fuorviante) in passerella: (ex) top model come Carla Bruni ed Helena Christensen, attrici e icone di femminilità, pur se diverse tra loro, come Monica Bellucci e Isabella Rossellini. E poi giovani e meno giovani donne e uomini scelte con le street casting, come nella sfilata di febbraio. Persone sovrappeso, persino. Le taglie forti sono ancora il grande tabù della moda, ma non di Dolce&Gabbana.

Capi e accessori dei quali persino il più profano degli spettatori avrebbe potuto apprezzare l’artigianalità e la creatività, l’eplosione di colori, i dettagli, gli abbinamenti coraggiosi. Per chi invece di Dolce&Gabbana conosce la storia, iniziata nel 1985, ovvero il famoso Dna, si è trattato di una sorta di viaggio nel tempo, ma come se il tempo non fosse passato e si stesse invece vivendo solo il presente con un occhio al futuro.

Al pari delle scorse settimane della moda di Milano, i due stilisti hanno abbinato alla sfilata altri eventi e presentazioni, creando una sorta di “mini fashion week” Dolce&Gabbana: si è iniziato con il cocktail da Antonia –tra i multibrand più famosi della città –mercoledì 19 settembre. Per una settimana c’è stato quello che in gergo si chiama takeover: la boutique è stata monopolizzata dalla Devotion Bag, la borsa che in febbraio è arrivata in passerella portata da droni. Giovedì 20 è iniziato e un altro take over, quello della boutique Rocca di piazza del Duomo, che ha celebrato le collezioni Dolce&Gabbana di orologi e gioielli . Venerdì 21 un bagno di folla alla Rinascente, sempre in Duomo, per presentare il progetto Christmas, pensato per gli store di Milano e Roma: inizierà con le vetrine a fine novembre e porterà un tocco di “dolcegabbanità” alla stagione natalizia.

Legata al Natale è inoltre la collaborazione con Fiasconaro, pasticceria di Castelbuono (Palermo) con 60 anni di storia e una lunga lista di riconoscimenti nel mondo. Con l’avvicinarsi del Natale, al Martini Bar di Milano, su www.dolcegabbana.it e in selezionati punti vendita gourmet in Italia e all’estero, saranno in vendita due panettoni (il più milanese dei dolci) con tocchi siciliani. Uno, ricoperto di cioccolato bianco, sarà al pistacchio di Sicilia, con crema di pistacchio morbida da spalmare preparata in un apposito barattolo; l’altro sarà agli agrumi e allo zafferano di Sicilia. Come è successo in passerella, per questa incursione nella pasticceria, la ricetta Dolce&Gabbana è unire e mixare eccellenze, creare (apparenti) contrasti. Il risultato finale risulta convincente solo se c’è passione e visione. O, in una parola, Dna.

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