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Tezenis apre in Etiopia una fabbrica green con manager locali

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Tezenis apre in Etiopia una fabbrica green con manager locali

Giovani lavoratrici della fabbrica di Macallè.
Giovani lavoratrici della fabbrica di Macallè.

In occasione del rimpasto di governo che, poche settimane fa, ha portato la presenza femminile tra i ministri al 50%, il corrispondente dall’Africa del Guardian ha paragonato il premier dell’Etiopia Abiy Ahmed a Nelson Mandela, Barack Obama e Michail Gorbaciov. Ha un compito difficile ma entusiasmante: gestire un Paese uscito da 20 anni di stato di guerra con la vicina Eritrea puntando sullo sviluppo sociale ed economico. Eletto in aprile, in ottobre ha sostituito il ministro della Difesa con una donna, Aisha Mohammed, e ha creato un nuovo ministero, quello della pace, ed è notizia di tre giorni fa che il nuovo presidente è, per la prima volta, una donna, Sahle-Work Zewde. Ahmed è convinto che solo evitando di ricadere in scontri etnici o religiosi interni o con altre nazioni africane, l’Etiopia possa proseguire sulla strade dello sviluppo: secondo la Banca mondiale, con un +8,3% del Pil, nel 2017 l’Etiopia è stato il Paese con la più alta crescita al mondo.

Ma lo sviluppo economico, come la pace, vanno maneggiati con cura e le basi su cui poggiano non sono mai abbastanza solide: da qui la decisione di Ahmed di aprire a capitali stranieri e aziende europee, americane, asiatiche. L’ultimo esempio in ordine di tempo è Calzedonia, tra i più grandi gruppi italiani della moda: con un investimento (a oggi) di 22 milioni, l’azienda guidata da Sandro Veronesi, che ha in portafoglio anche Intimissimi, Tezenis, Falconeri, Atelier Emé e Signorvino, ha appena inaugurato uno stabilimento a Macallè, nella regione del Tigrai, non lontano dal confine con l’Eritrea, utile per un accesso al mare più rapido.

Giovani lavoratrici della fabbrica di Macallè.

«Il progetto ha avuto la giusta incubazione, ma in fondo i tempi sono stati veloci – racconta Sandro Veronesi –. Il lavoro su Itaca Textile, così si chiama la società che abbiamo creato in Etiopia, ha preso il via nel 2016, con la selezione dei primi operatori che nel corso del tempo sono stati formati e addestrati alle varie fasi del processo produttivo. La fabbrica occupa 16.500metri quadrati di spazio coperto, ai quali si aggiungono 2mil a metri di strutture esterne di supporto. Oggi ci lavorano circa mille persone, ma entro la metà del 2019 saranno 1.500 e tutti hanno e avranno diritto a trasporto e mensa gratuiti».

Itaca Textile è per definizione un progetto di sostenibilità sociale, manon è un’iniziativa umanitaria. «Dal 1999, con la nascita della Fondazione San Zeno, sosteniamo progetti per lo sviluppo sociale e culturale in Italia e all’estero – sottolinea Veronesi –. Qui in Etiopia è diverso: lo spirito di Itaca è lo stesso delle nostre sedi produttive in Asia, ad esempio. Lo stabilimento deve essere efficiente dal punto di vista economico e sociale, innescando un circolo virtuoso in cui tutti vincono: il gruppo Calzedonia, le persone che lavorano con noi in Etiopia e non solo e l’ambiente in cui operiamo».

Il presidente di Calzedonia Sandro Veronesi (ultimo a destra) con Addis Alem Balema, a capo del Bureau of urban development, trade and Industry dell’Etiopia

In Africa (non solo in Etiopia) è ancora poco diffusa la cultura della sostenibilità ambientale, ma Calzedonia ha costruito la fabbrica e la gestisce seguendo gli stessi standard di rispetto dell’ambiente che si è data per tutto il mondo. «La sfida nella sfida è di non essere visti come una nuova ondata di colonialisti e devo dire che questa paura l’avevamo, visto quello che l’Italia ha fatto qui prima della seconda guerra mondiale – ricorda il presidente di Calzedonia –. Abbiamo capito subito però che lo spirito del premier Ahmed anima tutti, ha contagiato l’intero Paese. Nessuno vuole guardare al passato per recriminare o lanciare accuse: sono molto più interessati al presente e al futuro. Non solo: agli italiani viene riconosciuto da tutti, giovani e meno giovani, il merito di aver dato, anche in passato, un contributo allo sviluppo, costruendo ad esempio infrastrutture».

Al momento in Etiopia saranno prodotte le collezioni Tezenis, il marchio più accessibile di Calzedonia, ma in un futuro neppure molto lontano Veronesi desidera portare anche gli altri brand. «La formazione è stata impegnativa, abbiamo scelto però di lasciare spazio al personale locale anche nei ruoli di middle management – conclude Veronesi –. Ripeto: non vogliamo che ci percepiscano come un corpo estraneo, che vuole per forza insegnare, imporre e meno che meno sfruttare. Loro possono imparare il know how che noi abbiamo sviluppato in tanti anni, noi da loro possiamo imparare cosa sia l’entusiasmo, la volontà di impegnarsi in un progetto che migliora le condizioni di tutti: personali e della società. Valori da riscoprire, anche in Italia».

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