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Swarovski investe nel futuro con la nuova Manufaktur da 30 milioni di euro

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Swarovski investe nel futuro con la nuova Manufaktur da 30 milioni di euro

«Everything you want is on the other side of fear», tutto quello che vuoi è dal lato opposto della paura: la frase del filosofo George Addair spicca come un monito, con le sue lettere di neon, sopra i 7mila metri quadri di Manufaktur. «L’atelier del cristalli del XXI secolo», così è definito questo edificio costato 30 milioni di euro che fa parte del nuovo investimento da 100 milioni del gruppo e che comprende anche il rinnovato Campus 311 (l’edificio degli anni Cinquanta dove si trovano ora i team di design, innovazione, project management, sales & marketing) e la Crystal Factory of the Future (un centro di taglio da 36mila mq che aprirà nel 2019). Tutti sono abbracciati dalle montagne del Tirolo, a Wattens, paese che nel 1895 il boemo Daniel Swarovski scelse per l’energia dei suoi torrenti, capaci di alimentare le macchine per produrre cristalli.

Manufaktur è un concept, oltre che un luogo, simbolo del nuovo approccio “social” di Swarovski con i suoi clienti: per la prima volta si può entrare nella manifattura e lavorare fianco a fianco con gli artigiani per avere, nel modo più veloce e soddisfacente possibile, un prodotto adatto alle proprie esigenze.

«La nostra forza è sempre stata questa: nessuno sapeva come facessimo i nostri cristalli - spiega Taro Nordheider, vice presidente di Swarovski e ceo di Swarovski Professional, l’anima B2B e la più importante del gruppo, tanto da generare, insieme alla divisione Consumer Goods Business, 2,7 dei suoi 3,5 miliardi di fatturato nel 2017 -. Dopo la crisi di dieci anni fa abbiamo iniziato a pensare a un’apertura, per essere più vicini ai nostri clienti e rispondere meglio alle loro numerose e diverse esigenze: oggi qui si può ottenere un prototipo nel giro di 48-72 ore».

Signor Nordheider, l’atteso aumento della produzione avrà bisogno di più lavoratori. Vi trovate in un paese di 8mila abitanti, di cui 5mila lavorano per voi. È difficile trovare nuovi collaboratori?

Daniel Swarovski si prendeva molta cura dei suoi operai, come facciamo anche noi oggi. Per questo c’è molta richiesta per venire a lavorare da noi. Certo, abbiamo difficoltà come molte altre aziende nel trovare personale specializzato, e come molti altri lo formiamo noi, circa 35 persone ogni anno. Ma abbiamo visto che se aumenta la percezione della qualità dell’azienda, anche tramite progetti come Manufaktur, aumenta anche la qualità delle domande di lavoro.

Agli ultimi Green Carpet Awards di Milano molti hanno indossato i vostri cristalli privi di piombo, emblema della vostra ricerca in sostenibilità. Riuscite a riciclare anche il 99% dell’acqua usata per tagliare i cristalli. Quali i vostri obiettivi “green” per il futuro?

Vede, quando si lavora in un luogo come questo, fra le montagne, è normale avere rispetto per la natura. Se l’acqua che usi è la stessa che bevono le mucche e quella in cui pesca il tuo vicino, è naturale reimmetterla pulita nell’ambiente. Noi la filtriamo tre volte prima di farla entrare nel sistema pubblico di depurazione. Ma si può sempre fare di più. Manufaktur sta per ottenere la certificazione Leed Gold, non potevamo fare prodotti sostenibili in un edificio che non lo fosse. Ma appunto, l’asticella si alza sempre, anche grazie ai nostri clienti che ci chiedono sempre più impegno. Anche lavorare con altre industrie, come l’automotive, ci fa imparare sempre qualcosa di nuovo.

Una serata fra i cristalli «magici» di Swarovski

Nella Manufaktur è esposto un prototipo di BMW per cui avete firmato parte dell’interior design. Avete esordito anche nel beauty con la nail art Cristal Pixie. Ci sono altri campi che state per sperimentare?

Stiamo lavorando sul segmento dell’illuminazione, porteremo un nuovo progetto al prossimo Salone del Mobile di Milano. Il nostro obiettivo è suggerire a chi non ha mai lavorato con i cristalli di farlo: per questo abbiamo anche ideato il “Book of dreams”, una sorta di look book ispirazionale.

Il vostro primo settore di applicazione resta però la moda.

Il 2018 sta andando bene, e se in Italia, in particolare, siamo cresciuti del 3% è proprio perché il vostro Paese è la sede di molte manifatture dei marchi di lusso. Stiamo lavorando molto con Dolce&Gabbana e Gucci. Alessandro Michele ha dato il via ai sette anni di moda “sparkling” che si alternano ad altri sette in cui si preferisce il minimalismo, secondo un ciclo che ormai riscontriamo da tempo. E il successo di Instagram si riflette anche sul nostro business: i nostri cristalli sono molto “instagrammabili”.

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