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viaggi e culture

Passione Corea: perché l’Italia è sempre più innamorata del fattore “K”

«Amore, amore, amore, amore mio!». La parola magica, ripetuta quattro volte in avvio di «Sinnò me moro» – cantata dalla sedicenne Alida Chelli nella colonna sonora del film di Pietro Germi «Un maledetto imbroglio» – fu scelta in un referendum aziendale per dare il nome alla società che sarebbe diventata il colosso dell’industria cosmetica coreana. Decollata negli anni ’60 con il porta-a-porta delle cosiddette “donne-amore”, è diventata poi AmorePacific e, con la cugina-concorrente LG HH, fa da capofila della proiezione globale della K-Beauty.

La cosmetica è solo un aspetto dell’affermazione ormai davvero mondiale della “Korea wave”: sotto tanti aspetti la cultura coreana – uscita dai successi asiatici che risalgono agli anni ’90 – negli ultimi due-tre anni ha raggiunto traguardi inediti negli Usa e in alcune nazioni europeee. Ora sta diventando popolare anche in Italia, per ragioni simili a quelle che hanno stimolato il boom della nippofilia: un mix tra tradizioni e modernità che non di rado si mescolano, rafforzandone l’attrattività (si aggiungono gli sforzi della diplomazia pubblica di Seul nel promuovere un “soft power” nazionale, in grado di generare anche ritorni economici).

K-Beauty

Nel caso della K-Beauty, strani ingredienti tradizionali si uniscono a innovazioni tecnologiche: così i prodotti importati da noi sono balzati del 260% dal 2016, mentre Sephora ha creato corner specifici ed è sorto a Milano il primo negozio dedicato, MiiN Cosmetics. Ben 163 aziende coreane del settore hanno partecipato a Cosmoprof l’anno scorso e sono sorte joint venture italo-coreane anche a Seul. Un’ottima dimostrazione delle possibilità di sinergia e armonizzazione tra le due culture, come sottolinea Soo Myoung Lee, il direttore dell’Istituto Culturale Coreano di Roma inaugurato due anni fa sugli spazi più grandi tra quelli dei 10 istituti europei. Le «Korea Week» da lui promosse (a Napoli, Milano e Roma) hanno fatto il tutto esaurito a parecchi eventi, tradizionali e moderni, tra K-Food, K-Calligraphy, K- Taekwondo, K-Fashion, K-Art, K-Paper, K-Dance e K-Modern Performance. In quest’ultimo campo, una schiera sempre più folta di giovanissimi fan spera che finalmente arrivi in Italia qualcuna delle più idolatrate band del K-Pop: il fenomeno con cui il Paese della Calma Mattutina ha preso il mondo con un impeto travolgente, sancito l’anno scorso dai successi americani del leggendario gruppo maschile Bts.

Magari agli adulti sfugge, ma colpisce che sia da poco nata a Prato una radio, K-Tiger, interamente dedicata al K-Pop, mentre ogni anno si tengono in Italia selezioni per giovani entusiasti che cantano in coreano a ritmi sincronizzati di danza, nella speranza di entrare nel K-Pop World Festival di Changwon. C’è anche chi è andato dall’Italia a inserirsi nel mondo dell’entertainment coreano, come Marco Ferrara (in arte Seoul Mafia), e chi vi collabora da Lucca come la Gabesco Publishing. Più in generale, proliferano i blog e le associazioni culturali coreacentriche (da ultimo, a Torino è nata Itako, fondata da famiglie che hanno adottato bambini coreani).

Se Netflix ha reso di facile accessibilità le serie tv del K-Drama, ne beneficia l’attenzione per il cinema coreano, già consolidata da appuntamenti come il Festival annuale di Firenze e il Far East Film Festival di Udine (dove quest’anno ha sbancato nelle premiazioni). «Molte matricole arrivano sapendo già il coreano, appreso sui testi delle canzoni del K-Pop – afferma Giuseppina De Nicola che alla Sapienza insegna lingua e storia della civiltà coreana –. Il numero di studenti si è impennato negli ultimi tre-quattro anni e ora si avvicina a quello di chi segue i corsi di cinese o giapponese».

Il primo archivio coreano in Italia è stato aperto proprio all’interno della Sapienza come “Window of Korea”: iniziativa lodata dal presidente Moon Jae-in nel corso della sua recente visita in Italia da cui è scaturita la volontà congiunta di «elevare le relazioni bilaterali a una Partnership Strategica». Il comunicato ufficiale della visita ha citato anche il crescente utilizzo della carta Hanji, ricavata dalla corteccia di gelso, come materiale per il restauro del patrimonio librario italiano (oltre che fonte di ispirazione per artisti delle nostre parti).

Opera su carta Hanji, ricavata dalla corteccia di gelso

Forse anche nella cucina potrà svilupparsi una creatività frutto delle due culture. Ci sta lavorando Fabrizio Ferrari, chef stellato che sta provando a elaborare – non però al suo “Porticciolo 84” di Lecco – una cucina internazionale basata su ingredienti e lezioni della cucina coreana. «Il mio interesse per l’”hansik” è nato per caso, grazie a un validissimo collaboratore coreano del nostro ristorante - rivela Ferrari - mi sono appassionato a questo tipo di cucina sana e originale. In Corea ora mi fermano per strada, dopo che ho partecipato al programma tv Korea Food Battle». Se proseguirà a esplorare il fusion italo-coreano a tavola, Ferrari potrebbe insidiare la notorietà dell’italiano pià famoso in Corea, Alberto Mondi, che con le sue partecipazioni televisive ha fatto impazzire le donne locali.

Alberto Mondi

Non come stereotipo dell’uomo italiano gaudente (alla Girolamo Panzetta in Giappone), ma, al contrario, con una immagine di marito ideale e giovane padre premuroso, serio, studioso e lavoratore. Mentre il numero di ristoranti coreani in Italia è salito a 50 (una ventina solo a Milano), sono raddoppiate in due anni le importazioni di prodotti alimentari e si moltiplicano gare e corsi della cucina a base di cibi fermentati.

Il tassello che manca riguarda il turismo: al boom di visitatori coreani – che hanno raggiunto il milione – non corrisponde un forte desiderio degli italiani di visitare Seul e dintorni (solo 44mila). «Ci sono tutte le condizioni perché gli italiani finalmente vadano in un Paese tutto da scoprire, in cui tradizione e futuro coesistono – osserva Soo Myoung Lee –. Finora la delicata situazione geopolitica poteva far pensare che ci fosse pericolo. Ora invece penso possano diventare gettonatissime anche alcune mete nella Zona smilitarizzata». Lee ricorda che l’Italia è il solo Paese europeo con voli diretti da tre citta (Roma, Milano e Venezia) e che l’offerta è molto variegata, dal turismo K-Pop alle escursioni montane fino alla sistemazione in templi tradizionali.

Foliage a Seul

In futuro, potrà imporsi anche il turismo congiunto Sud-Nord, che l’agenzia Mistral (Quality Group) ha già cominciato a proporre sul tema «Coree riunificate», anche se oggi i costi lievitano perché occorre passare dalla Cina. Intanto c’è chi pensa che il Samsung Galaxy F pieghevole, in arrivo a marzo, ci cambierà la vita, tra funzionalità e nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale. La Corea, insomma, è lontana ma ci avvolge sempre più. Tra hardware, software e soft power.

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