Moda24

La storia del negozio di moda diventato ministero degli esteri (tedesco)

  • Abbonati
  • Accedi
a berlino

La storia del negozio di moda diventato ministero degli esteri (tedesco)

In un freddo venerdì mattina nel centro di Berlino il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas è sceso dal suo ufficio in strada per partecipare a una piccola cerimonia: lo scoprimento della stele che ricordava che il suo stesso ufficio un tempo era una sala del più bel grande magazzino della città.
Come “Kaufhaus Gerson” (i grandi magazzini Gerson) siano diventati sede del ministero tedesco è una storia in cui visione imprenditoriale si mescola a coraggio e dolore.

Bisogna risalire al 1835, quando il ventiduenne Herrmann Gerson, commerciante di abiti usati nato nella stessa città di Immanuel Kant, Königsberg, arrivò a Berlino con un sogno: dar vita al suo marchio di moda. Insieme al socio Hernn Wald, prese in affitto degli spazi commerciali al piano terra dell’edificio dell’Accademia reale, nel quartiere Werderscher Markt. Il marchio “Wald und Gerson” proponeva moda pronta, il pret-à-porter ottocentesco perfetto per la borghesia europea in veloce espansione. Gerson nel 1839 rileva la quota del socio e gli affari vanno talmente bene che si espande e fonda un grande magazzino, uno dei primi a restare aperto anche di sera grazie a un sofisticato sistema a candele, e il primo a proporre una “brand extension” con la rivista “Modezeitung di H. Gerson. Rivista per moda e industria, arte e letteratura”. Persino il cappotto che Guglielmo I indossò per la sua incoronazione nel 1861 aveva il marchio Gerson.

Questo “monumento” commerciale della città venne poi rilevato dal nuovo socio di Gerson, Philipp Freudenberg, che nel 1890 fece demolire il primo grande magazzino e lo sostituì con un altro edificio, firmato dall’architetto Carl Bauer, che poi nel 1919 ebbe un’ulteriore espansione.
I grandi magazzini Gerson erano ancora un gioiello della città quando la crisi del 1929 si abbattè anche sui loro affari. Ma la parola “fine” a questo ambizioso progetto la pose il regime nazista: nonostante i figli di Freudenberg, Hermann e Julius, fossero stati in grado di risollevare le sue sorti, a causa delle loro origini ebraiche vennero spogliati della loro azienda, che fu “arianizzata” nel 1936.

Il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas scopre la stele commemorativa dei grandi magazzini insieme a Nurit Greenberg, discendente della famiglia Freudenberg.

Un anno dopo il governo mise in vendita l’edificio per poi riacquistarlo a prezzo stracciato e trasferirvi la sede della polizia criminale del Reich. I Gerson erano al centro del distretto tessile della città, Hausvogteiplatz e Werderschem Markt, area allora molto attiva nella “moda pronta”, con attività e imprese gestite soprattutto da famiglie ebree. La furia del Reich spazzò via tutto. «L’eleganza di Berlino è scomparsa con gli ebrei», disse persino Magda Goebbels, moglie del ministro della Propaganda di Hitler. Intanto, alcuni Freudenberg riuscirono a lasciare il Paese, altri però morirono nei campi di concentramento

Solo dopo la riunificazione della Germania, le devastazioni della guerra e molti anni dopo, la sede del vecchio edificio è stata scelta per ospitare il ministero degli esteri tedesco. E molti anni ancora sono passati prima che la storia dei Kaufhaus Gerson venisse ricordata a chi vi passa accanto, e vede i volti degli imprenditori e dei loro familiari, i cui progetti e sogni vennero spazzati via dal regime di Hitler.

© Riproduzione riservata