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Inglesina supera la crisi delle nascite con una nuova immagine e puntando all’estero

Immaginate di essere un’azienda i cui potenziali clienti calano di circa 10-12mila unità ogni anno e da dieci anni a questa parte: non si tratta di un caso di scuola, ma di una realtà che impegna tutte le aziende che producono oggetti per l’infanzia. In Italia, secondo il recente dato Istat, anche nel 2017 sono nati 15mila bimbi in meno rispetto al 2016. La sfida è dunque rinnovarsi, capire le nuove esigenze dei sempre meno numerosi ma sempre più consapevoli genitori e dei loro bambini, aprirsi sempre più al mercato globale.

Sono questi i motivi che hanno portato Inglesina, azienda di accessori per l’infanzia fondata nel 1963 ad Altavilla Vicentina, a ripensare la propria identità, non in senso di rottura con il passato di un’azienda simbolo del made in Italy, ma di evoluzione rispetto a questi sfidanti tempi. La nuova strategia è stata presentata a settembre alla fiera Kind und Jugend di Colonia, evento principale per i prodotti dedicati a neonati e bambini. Lo stesso logo, per esempio, non è più solo blu, ma si presenta ora in otto diversi colori: «Non si tratta di un restyling, ma di un ampio rinnovamento della nostra identità, che coinvolge tutta l’azienda, dal prodotto alla comunicazione», spiega Michele Sarli, il nuovo direttore generale scelto dagli eredi del fondatore Liviano Tomasi, i figli Luca e Ivan (rispettivamente ad e presidente), per sostenere questo processo di rinnovamento.

Lo showroom nella sede di Altavilla Vicentina

Il logo, ma anche i prodotti, la rete di vendita e la comunicazione, tutto è stato ripensato secondo il nuovo concept: «Vogliamo ridare centralità al bambino e al suo benessere - spiega Sarli -. Abbiamo studiato anche dal punto di vista scientifico, in collaborazione con l’Ospedale Maggiore di Bologna, quali sono le necessità dei primissimi giorni di vita, ma anche della crescita e delle diverse fasi dello sviluppo».

Necessità che si sono tradotte in Aptica, il nuovo System Quattro crossover, e in prodotti come il supporto Welcome Pad, dedicato ai neonati e studiato in modo da favorirne il corretto sviluppo fisico, per esempio scongiurando il rischio, ben noto ai genitori, di appiattimento della testa. I genitori stessi si sono evoluti: sempre più informati, sempre più in movimento, hanno dunque bisogno di prodotti leggeri, flessibili, facili da usare e spostare. Se con anima sostenibile, meglio. Per questo Inglesina ha introdotto l’uso di fibra di bambù, per esempio proprio per il nuovo Welcome Pad. «Non vogliamo fare solo prodotti belli, ma anche innovativi - prosegue il direttore generale - : per esempio, il tessuto delle nostre cappottine ha un trattamento anti raggi Uv che protegge la pelle delicata del bambino» .

Il flagship corner da Salina a Milano

Anche la rete di vendita si è adeguata a questo nuovo corso. Inglesina non ha negozi monomarca, ma si appoggia tradizionalmente a una rete di multibrand dove allestisce il suo “flagship corner”: dopo il rinnovamento di Milano, anche uno degli spazi più importanti su Roma di recente è stato ripensato. «La dimensione fisica dell’acquisto è ancora molto importante per un prodotto come il nostro - nota il manager -. Con questo nuovo concept vogliamo dar vita a spazi di informazione sul nostro marchio e di contatto con i genitori. Stiamo anche per lanciare il progetto “Baby Wellness Club”, un contenitore di informazioni e consigli dedicato alle famiglie».

La preminenza della dimensione fisica non vuol dire che l’e-commerce non sia importante: Inglesina ha appena lanciato il nuovo sito, e anche se per le vendite online si affida ancora a multibrand, «il tema dell’e-commerce interno è sul nostro tavolo», spiega Sarli.

Sul fronte dei numeri, nonostante la difficile congiuntura, Inglesina ha mantenuto il fatturato sempre intorno ai 50 milioni di euro, anche grazie al 50% delle vendite fatte all’estero: «Il 2018 è iniziato in salita, ma proprio a partire dal lancio del nuovo concept abbiamo registrato un notevole incremento degli ordini, tanto che al momento stiamo facendo fatica a evaderli. Per il 2019 prevediamo dunque una crescita a doppia cifra, in Italia e all’estero. Ci concentreremo sul rilancio della collezione auto, punteremo ancora sul rinnovamento della nostra presenza retail e sul rafforzamento dei nostri primi mercati all’estero, dunque Spagna, Francia, Grecia, Est Europa e Far East, soprattutto Corea. Volgiamo essere sempre più un’azienda globale». Anche perché, al di là dell’Italia, in altri Paesi del mondo di bambini ne nascono sempre di più: secondo l’ultimo Global Burden of Disease, a fronte di 91 Paesi nel mondo dove il tasso di natalità non va oltre i due figli per donna, in 104 tale livello è stato superato.

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