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Ecco come sarà il 2019 della moda: in crescita (non…

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Ecco come sarà il 2019 della moda: in crescita (non omogenea), India e digitale fattori strategici

La sfilata Dior per la PE 2019 a Parigi
La sfilata Dior per la PE 2019 a Parigi

Per la seconda Volta McKinsey e Business of Fashion hanno unito le forze per elaborare i dati del 2018 dei settori moda e lusso a livello mondiale ed elaborare un possibile scenario per il 2019. Secondo il report The State of Fashion (qui il testo completo) nel prossimo anno rallenterà la crescita nei mercati, la Greater China diventerà il primo mercato mondiale e dieci trend plasmeranno il settore. Lo studio, inoltre, individua le 20 aziende definite “super winners” che stanno dominando il settore in termini di creazione di valore aggiunto: questi “super vincitori” sono:

1. Inditex (colosso spagnolo che controlla, tra gli altri, Zara)
2.
Nike
3.
LVMH (primo gruppo al mondo del lusso)
4.
TJX Companies
5.
Hermès
6.
H&M
7.
Richemont (terzo gruppo del lusso al mondo, specializzato in orologeria e gioielleria)
8.
Ross
9.
Adidas
10.
Kering (secondo gruppo del lusso al mondo)
11.
L Brands
12.
Pandora
13.
Fast Retailing (colosso giapponese che controlla, tra gli altri Uniqlo, che proprio due giorni fa ha annunciato l’apertura del suo primo megastore in Italia: sarà a Milano nel 2019)
14.
Next
15.
VF
16.
Luxottica (che oggi fa ufficialmente il suo debutto in Borsa come Luxottica-Essilor ed è il primo gruppo del settore occhialeria e lenti al mondo)
17.
Michael Kors (che da settembre possiede la maggioranza di Versace)
18.
Gap
19.
Hanesbrands
20.
Burberry

Questi invece i dieci trend individuati da The State of Fashion 2019 come strategici per l’anno che verrà:

1. Prudenza per il futuro: le fluttuazioni al ribasso dei principali indicatori economici e altre forze potenzialmente destabilizzanti contribuiranno a creare un clima più cauto. Il 70% degli intervistati ha espresso preoccupazione per l'outlook macroeconomico globale nel 2019.

2. Ascesa del mercato indiano: l'India diventerà un centro nevralgico per l'industria della moda, grazie alla crescita dei consumatori della classe media e al rafforzamento del settore manifatturiero. Si stima che nel 2022 saranno 690 milioni gli utilizzatori di smartphone nel Paese, più del doppio rispetto al 2017.

3. Commercio 2.0: tutte le aziende dovranno preparare dei piani di contingenza per far fronte a una potenziale riorganizzazione a livello globale delle catene del valore. Il 62% degli intervistati ha affermato che i cambiamenti nelle politiche commerciali potrebbero mettere a rischio la crescita economica globale.

4. Fine della proprietà del prodotto: il ciclo di vita del prodotto sta diventando sempre più elastico in quanto continuano ad affermarsi modelli di business legati al prodotto usato, rinnovato, riparato e noleggiato. Ad esempio, il 44% degli intervistati crede che il modello dell'usato sarà più rilevante nel 2019.

5. Maggiore responsabilità: la passione delle generazioni più giovani per le cause sociali e ambientali ha raggiunto una massa critica e i marchi dovranno, soprattutto in alcuni mercati, prendere una posizione chiara su questi temi, andando oltre la CSR tradizionale, per attrarre sia i consumatori sia i talenti.

6. Ora o mai più: nel mobile journey del consumatore, il divario tra la scoperta e l'acquisto di un prodotto si restringe e il consumatore è sempre più desideroso di acquistare i prodotti nell'esatto momento in cui ne viene a conoscenza. Ad esempio, oggi i clienti di Amazon negli Stati Uniti si aspettano consegne entro 24 ore (rispetto ai 9 giorni del 1995).

7. Trasparenza assoluta: dopo anni in cui le aziende possiedono e gestiscono grandi quantità di dati personali, ora il consumatore si aspetta che le imprese ricambino, condividendo le proprie informazioni con estrema trasparenza, ad esempio sull'autenticità e sull'originalità del prodotto.

8. Self-disruption: i brand tradizionali stanno cominciando a rivoluzionare i propri modelli di business, l'immagine e l'offerta in risposta a una nuova generazione di piccoli marchi emergenti, che stanno crescendo rapidamente a causa del calo della fedeltà al brand e a un crescente appetito per le novità. La self-disruption è citata al primo posto dai manager intervistati tra i trend che plasmeranno di più l'industria nel nuovo anno.

9. Avanzamento del digitale: in risposta all'intensificarsi della competizione per diventare la piattaforma preferita sia dai clienti sia dai brand, gli operatori e-commerce continueranno a innovarsi aggiungendo servizi profittevoli a valore aggiunto. In questo contesto vinceranno quelle realtà che, attraverso acquisizioni, investimenti o attività di ricerca e sviluppo, riusciranno a diversificare il proprio ecosistema e le proprie fonti di profitto.

10. On demand: automazione e data analytics hanno permesso a una nuova generazione di startup di raggiungere una produzione agile e just in time. I player tradizionali inizieranno a sperimentare nuovi modelli operativi, per rispondere in tempi più rapidi ai cambiamenti in atto e alle richieste dei consumatori. In questo contesto gli executive del settore si aspettano una crescita molto forte del nearshoring tra il 2018 e il 2025.


Ma forse andrebbe aggiunto un fattore “undici”: oggi Business of Fashion ha pubblicato un articolo dal titolo “Cambridge Analytica Weaponised Fashion Brands to Elect Trump, Says Christopher Wylie”: secondo un “whistle blower” che si è rivolto a Business of Fashion, Cambridge Analytica avrebbe usato - a insaputa degli utenti - i dati di decine di milioni di iscritti a Facebook per creare degli algoritmi che mettessero in relazione le preferenze per certi brand ( si citano ad esempio Nike e Vuitton) con le possibile inclinazioni di voto. Si attendono repliche dei brand, di Facebook ed eventuali sviluppi.

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