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Tre amici (e una filiera), Ahirain lancia il lusso urban traveller

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Tre amici (e una filiera), Ahirain lancia il lusso urban traveller

Creare un nuovo marchio in un mercato affollato come quello dei capispalla può essere rischioso. Lo è un po’ meno - e, anzi, può rivelarsi un progetto solido e dalle forti potenzialità - se si è esperti del prodotto e si ha alle spalle un’azienda d’abbigliamento come Pellemoda di Empoli (Firenze) che da 40 anni realizza capi in pelle e in tessuto per brand internazionali del lusso, una di quelle aziende familiari d’eccellenza che produce tutto in Italia attirando (anche) i grandi clienti francesi e americani.

Sono proprio questi due fattori - know how tecnologico sul capospalla e filiera produttiva totalmente made in Italy - che stanno spingendo la crescita di Ahirain, brand urban traveller per uomo e donna lanciato due anni fa in Toscana da tre quarantenni: Andrea Pucci, ex anima commerciale di Allegri di Vinci (Firenze), azienda che ha fatto la storia dell’impermeabile in Italia (oggi di proprietà dei coreani Lg), e i fratelli Azzurra e Giampaolo Morelli, titolari appunto di Pellemoda fondata dal padre Bruno, 70 milioni di fatturato e 250 dipendenti interni più un indotto che sfiora i 500 addetti.

«Volevamo far vedere cosa sappiamo fare in Italia», spiegano i tre imprenditori che per il marchio di capispalla hanno scelto un nome di fantasia che richiama la pioggia (rain). L’idea è puntare sui trattamenti e sulle lavorazioni innovative: capi in pelle che sembrano trench in cotone, idrorepellenti, antivento, traspiranti, oppure in nylon o poliestere tinto in capo con polvere di metallo, o in piuma leggerissima. Ahirain ha scelto di fare collezioni “magre” – 20 capi uomo e 20 capi donna per stagione – e di focalizzarsi sui negozi di fascia alta in Italia e all’estero, soprattutto in Corea, Giappone, Germania e Usa.

Le vetrine – un centinaio in tutto - vanno da Degli Effetti a Roma a Excelsior e Biffi a Milano, da Tsum a Mosca a Tom Greyhound a Parigi e Seoul.
A fine anno il fatturato raggiungerà 1 milione di euro, per il 35% in Italia, frutto del raddoppio delle vendite stagione dopo stagione. La prossima edizione della fiera Pitti Uomo, in gennaio, sarà un ulteriore step del percorso che Andrea, Azzurra e Giampaolo, amici da sempre, vedono ricco di potenzialità: «Abbiamo la capacità di dare servizio al mercato – spiegano – perché essere la costola di una grande azienda di abbigliamento è un valore enorme. E riusciamo a fare consegne anche di pochi capi in tempi rapidi, controllando pezzo per pezzo».

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