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Vera pelle o vero cuoio, il «simbolo vacchetta» è a uso…

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Vera pelle o vero cuoio, il «simbolo vacchetta» è a uso libero

Via libera all’uso del “logo vacchetta”. Il disegno della pelle distesa dopo la conciatura applicato sugli oggetti di pelle, dalle calzature alle borse, normalmente associato alla scritta “vera pelle” o “vero cuoionon può essere monopolizzato, perché utilizzato da inizio novecento. Quindi da oltre 50 anni prima della registrazione da parte dell’Unione nazionale dell’Industria conciaria che rivendicava l’esclusiva, perdendo però una battaglia giudiziaria iniziata circa 10 anni fa. La parola fine alla querelle l’ha messa la Corte di cassazione (sentenza 30498/2018) chiarendo che il simbolo vacchetta, registrato dall’Unic nel ’77, malgrado una stilizzazione, è del tutto sovrapponibile a quello caduto in uso comune, perché applicato dagli operatori del settore già dalla belle epoque

Quando le scarpe erano ancora un genere di lusso, al di fuori della portata dei poveri, e le signore borghesi portavano i polacchini con i bottoni sull’esterno della caviglia.

I giudici della prima sezione civile hanno respinto il ricorso di Unic, titolare di vari marchi tra i quali quello conteso, accogliendo invece le tesi della difesa di un gruppo di associazioni di settore francesi, che avevano anche sottolineato l’incompatibilità dell’esclusiva vantata da Unic con le norme europee che impongono, a determinate condizioni, l’uso del medesimo simbolo. Per la corte di legittimità, le varianti grafiche, non fanno scattare il requisito della novità, e non salvano il simbolo dalla “volgarizzazione”, esattamente come avvenuto per il cono che contraddistingue il gelato. Non passa neppure il tentativo dei ricorrenti di sottolineare gli ingenti investimenti pubblicitari fatti per “rilanciare” il marchio collettivo: la cosiddetta secondary meaning, considerata dalla Suprema corte di «dubbia configurabilità».

«Al di là degli interessanti profili giuridici affrontati dalla Cassazione – commentano gli avvocati delle associazioni francesi Alberto Camusso e Chiara De Cesaro dello studio Jacobacci – la sentenza chiarisce definitivamente che le imprese del settore possono liberamente utilizzare il simbolo vacchetta, e dunque senza necessità di chiedere autorizzazioni o licenze. Fermo restando, ovviamente, il rispetto delle norme sull’etichettatura».

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