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Per l’orologeria di lusso scatta l’ora della sostenibilità

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al sihh di ginevra

Per l’orologeria di lusso scatta l’ora della sostenibilità

«Negli ultimi dieci anni, investiti in pieno dalla rivoluzione digitale, sono accadute molte cose all’alta orologeria. La più sorprendente? L’imprevisto ma entusiasmante interesse dei Millennial e persino delle generazioni ancora più giovani per l’artigianlità, per il savoir faire manuale, che è l’anima del nostro settore». Ancor prima di commentare i dati record dell’edizione del Salone dell’alta orologeria (Sihh) che si è chiuso giovedì a Ginevra, Fabienne Lupo, presidente e direttore generale della Fondazione che organizza la fiera, sottolinea l’aspetto che le dà più fiducia sul futuro dell’alta orologeria.

Nei quattro giorni della ventinovesima edizione del Sihh, i visitatori sono arrivati a 23mila, in crescita del 18% sul 2018 e nel pomeriggio di giovedì, aperto al pubblico, ci sono stati 3mila ingressi di “semplici” appassionati o collezionisti. Limitato, come sempre, il numero degli espositori, che rende il Sihh una delle fiere del lusso più esclusive al mondo. Diciotto le maison storiche (A. Lang e&Söhne, Audemars Piguet, Baume & Mercier, Bovet, Cartier, Girard-Perregaux, Greubel Forsey, Hermès, Iwc, Jaeger-LeCoultre, Montblanc, Panerai, Parmigiani Fleurier, Piaget, Richard Mille, Roger Dubuis, Ulysse Nardin, Vacheron Constantin), alle quali si aggiungono i 17 partecipanti Carré des Horlogers, la sezione dedicata ai marchi indipendenti.

Proprio perché siamo nell’era digitale, abbracciata dal Salone e dalla Fondation de la Haute Horlogerie (Fhh), l’audience è stata amplificata da internet: i post su siti, blog e webzine con l’hashtag #Sihh2019 sono stati 380mila, visti da 260 milioni di persone e un influencer cinese esperto di orologi ha stabilito il record di 1,2 milioni di follower per il suo live streaming da Ginevra. Un’ eco sul web che rafforza la tesi di Fabienne Lupo, vista la percentuale di Millennial che si informano sul mondo dai loro smartphone. Ed è proprio a questi clienti finali, già oggi principali acquirenti di prodotti di alta gamma secondo la maggior parte degli studi, che sembrano aver pensato molte maison abbracciando l’idea di sostenibilità.

Hermès, che ha debuttato quest’anno al Sihh, lasciando l’altra fiera di settore, Baselworld, ha appeso nello stand un grande globo fatto di cellule fotovoltaiche riciclate; riciclato anche il carbonio usato per alcuni modelli di Ulysse Nardin; carbon tech il materiale scelto da Panerai per l’orologio creato per Luna Rossa (si veda anche Il Sole 24 Ore del 15 gennaio), dove persino gli indici riflettono il concetto di economica circolare (sono fatti con vele usate in navigazione e poi dismesse per usura). Comunicata come mai prima d’ora la sostenibilità ambientale e sociale delle maison svizzere: tutti gli stand erano arricchiti da foto storiche e attuali delle sedi, che si trovano spesso in mezzo alle montagne e comunque in ambienti naturali preservati dalla furia distruttrice dell’urbanizzazione.

Orologi, un mondo in evoluzione fra lusso e digitale

«Per la Fondazione dell’alta orologeria – sottolinea Fabienne Lupo – sostenibilità significa anche preservare territori e saperi: il Sihh è la punta dell’iceberg, durante l’anno siamo impegnati in attività nelle scuole, per far capire alle nuove generazioni quanto sia affascinante e creativo il lavoro di artigiani orologieri».

Altro tema trasversale a Ginevra è stato lo spazio, non solo per il legame fisico (e filosofico) che questo concetto ha col tempo, ma anche perché nel 2019 si festeggiano i 50 anni dallo sbarco sulla Luna e il satellite ha ispirato molti nuovi modelli e meccanismi. Sul piano più “terrestre”, resta l’enfasi sugli investimenti nel retail, che per molte maison, come Richard Mille (orologi dal costo medio di 180mila euro) vale già il 75% delle vendite, grazie a un network mondiale di 40 boutique.

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