Moda24

Non c’è orario per il «tea time»

  • Abbonati
  • Accedi
tradizioni nel mondo

Non c’è orario per il «tea time»

L’orologio segna le cinque del pomeriggio: in linea con la tradizione britannica - o, almeno, con la sua interpretazione più comune - i camerieri versano l’acqua bollente nelle teiere di porcellana lattiginosa, con i profili elegantemente dipinti a mano. A Kyoto, in Giappone, sono le due del mattino: l’ora del tè scoccherà all’alba, quando molti giapponesi riempiranno le piccole tazze d’argilla di Sencha o Macha fumante.

Il tea time, di fatto, non ha orario, complice la diffusione radicata e trasversale di questa bevanda. Che, secondo l’«Hot Drinks Report 2018» di Statista, nel 2017 ha assorbito il 38% del mercato delle bevande calde a livello mondiale, con un giro d’affari di 48 miliardi di dollari che dal 2010 è cresciuto costantemente del 6% all’anno. A colpi di tè aromatizzati, green tea dagli effetti antiossidanti e bubble tea (di tradizione taiwanese, con perle di tapioca immerse nel tè, è sempre più popolare anche in Italia) che hanno avvicinato all’antica bevanda anche i più giovani.

Il valore economico della diffusione del tè, tuttavia, non è certo l’essenza del fenomeno. Che è, innanzitutto, culturale. E legato a doppio filo alla storia e alle tradizioni sociali di Paesi diversi: dal Marocco alla Cina, passando per la Russia e il Giappone. E poi l’India, dove il Chai, un tè speziato e zuccherato macchiato con il latte, accompagna il risveglio di milioni di persone.

Il potere delle foglie

La bevanda nasce nel Celeste Impero, dove cresce la Camellia Sinensis, meglio conosciuta come la pianta del tè. Il racconto delle origini è affidato a un’aneddotica dai toni mitologici - in alcune versioni è coinvolto un imperatore dedito alla meditazione; in altre un erborista o un monaco Zen - che, però, converge su un elemento: una foglia caduta nell’acqua bollente, capace di sprigionare fragranze e gusti inediti e subito apprezzati. Nella Repubblica Popolare il tè (che si beve in tazze di porcellana senza manici, ma con coperchio) è dovunque: nelle case, nei musei (ad Hangzhou c’è il China National tea museum), nelle tea house diffuse in tutto il Paese dove si può assistere alle Kung Fu Cha Ceremony, la tradizionale dettagliatissima cerimonia di preparazione del tè, rigorosamente affidata alle mani sapienti di un maestro. Come, per esempio, avviene nella Tea house dello Yanqi Lake boutique hotel (gestito da Kempiski), nel distretto di Hairou, poco distante da Pechino ma immerso nella natura.

La purificazione dell’anima

Nella cerimonia cinese non mancano le influenze giapponesi: la preparazione del tè nel Sol Levante è un momento mistico, insieme di contemplazione e di purificazione dell’anima. Il cha no yu, così si chiama, è un rito che richiede conoscenza e concentrazione. Gli viene dedicata perfino una stanza: dall’arredamento essenziale, così che non possa distrarre, destinata ad accogliere pochi ospiti. Il tè che viene usato nella maggior parte dei casi è il macha, dall’inconfondibile verde brillante che oggi troviamo perfino in rivisitazioni fusion del tiramisù. Le opzioni per assistere al rituale sono tante. A Tokyo un indirizzo quotato è la Sakurai Tea House, dove è possibile prendere parte a una vera e propria “esperienza del tè giapponese”. A Kyoto, si può assistere alla cerimonia nella lussuosa tea house del Four Seasons Hotel Kyoto (in un parco secolare, affacciata su un laghetto) oppure prendere lezioni da Ippodo, un produttore di tè che ha diversi negozi in Giappone e uno shop online.

Intorno al Samovar

In Russia quello del tè non è un momento spirituale, non si identifica con una sequenza di gesti ma con un oggetto: il Samovar, un grande bollitore - che non è solo russo: si usa in Iran, per esempio - un tempo alimentato a carbone (e oggi, messi al bando i romanticismi e con più attenzione all’ambiente, elettrico) attorno al quale si riuniscono i convitati. Il tè in Russia, più intenso e zuccherato, è innanzitutto un momento di convivialità, da accompagnare con pietanze dolci e salate. Lo storico Astoria Hotel di San Pietroburgo (oggi nella Rocco Forte Collection) ospita tutti i giorni un tea time pomeridiano, tra pirogi di carne e tortine allo zenzero. A Mosca è un’istituzione la Perlov Tea House, dove si possono acquistare centinaia di varietà di tè. L’edificio è unico: la facciata ha chiare influenze cinesi, proprio come l’uso del tè in Russia.

Un tè nel deserto

Non è solo il titolo italiano del film di Bernardo Bertolucci, ma una consuetudine quotidiana nei Paesi del Nord Africa, dal Marocco all’Egitto, fino al Medioriente e alla Turchia. Il «chay», così si chiama in arabo, è compagno di risvegli, ma anche digestivo. Si beve in piccoli bicchieri di vetro, nelle occasioni formali accompagnati da portabicchieri in metallo lavorato. Non manca lo zucchero, a volte arricchito dalla freschezza delle foglie di menta infuse. Il compito del tè, del resto, è anche semplicemente dissetare.

© Riproduzione riservata