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stili di vita

Abbassiamo i toni: il suono è un lusso ai tempi del frastuono da smartphone


Al riparo dal rumore. Si può (anche) immaginare una lunga passeggiata seguendo un sentiero che costeggia i fiori di loto a Yangzhou, città turistica nella provincia orientale del Jiangsu in Cina (foto Afp)
Al riparo dal rumore. Si può (anche) immaginare una lunga passeggiata seguendo un sentiero che costeggia i fiori di loto a Yangzhou, città turistica nella provincia orientale del Jiangsu in Cina (foto Afp)

Prima del successo come Frank Underwood in House of Cards, una delle serie tv di maggior successo degli ultimi anni, e prima del #metoo e del frastuono – la parola non è scelta a caso – mediatico che lo ha travolto, Kevin Spacey aveva interpretato un film diretto da Clint Eastwood e ambientato nel tranquillo e relativamente silenzioso sud degli Stati Uniti. Mezzanotte nel giardino del bene e del male contiene una scena molto efficace sul suono contemporaneo. Il coprotagonista del film del 1997 è John Cusack, che interpreta un giornalista newyorchese in trasferta a Savannah, Georgia. Alloggia in un silenziosissimo albergo e per addormentarsi deve avviare la cassetta sulla quale ha registrato i rumori notturni che sente nella sua casa di New York: sirene, motori di macchine e moto, allarmi che partono e annunci pubblicitari dei maxi schermi. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di John Berendt, pubblicato nel 1994, e sembra distopico, più che profetico.

Principale responsabile dell’inquinamento acustico nelle città di tutto il mondo è il traffico e New York, si dice sempre, è la “città che non dorme mai”: i rumori notturni sono, oggi come vent’anni fa, molto simili a quelli diurni, almeno a Manhattan. Non stupisce che New York sia una delle poche città dove al primo utilizzo di clacson ingiustificato (è concesso solo per segnalare vere emergenze) scatta una multa da 350 dollari. A guardare bene, nei prossimi anni l’inquinamento sonoro da veicoli su due e quattro ruote potrebbe calare: le auto, le moto, i mezzi pubblici ibridi o elettrici sono potenzialmente muti. Forse del tutto silenziosi però non lo diventeranno mai, perché paradossalmente un po’ di rumore, un minimo di inquinamento acustico quindi, serve per accorgerci della presenza o dell’avvicinarsi di veicoli a motore.

Nuovi limiti al rumore per legge

Nelle città e non solo sono però moltissime altre le fonti di rumori innaturali, troppo forti per le nostre orecchie, la cui evoluzione genetica non ha tenuto il passo col progresso. Ci si difende con altri mezzi: norme e divieti. In Italia ad esempio la legge di Bilancio 2019 ha introdotto cambiamenti importanti. Dal 1° gennaio 2019 sono previsti meno limiti al rumore e, nello stesso tempo, un argine all’eccessiva discrezionalità del giudice nel valutare quando si ha disturbo alla quiete pubblica. Lasciando al codice civile la disciplina dei rumori effettuati dai privati, viene spostata su un altro livello la tollerabilità del rumore per le attività economiche. Poiché è trascorso meno di un mese dall’entrata in vigore, vedremo se le nuove regole ridurranno l’inquinamento acustico o, a essere pessimisti, aumenteranno il contenzioso nei tribunali. Ci sono però azioni che possiamo intraprendere indipendentemente dalle leggi: sempre più spesso le case vengono insonorizzate (si veda l’articolo a pagina 15), anche perché i rumori sono una delle cause principali dei litigi condominiali e tra vicini di casa. Quante volte abbiamo letto di violenze esplose per l’abbaiare di un cane o la musica o la tv troppo alta? O per lo spostamento notturno di mobili, per lavori di ristrutturazione molesti o, ancora, per l’uso in ore non consone di calzature rumorose?

Le conversazioni fastidiose

Con la rivoluzione digitale si è aggiunto l’inquinamento acustico da smartphone: non è tanto il suono delle chiamate in arrivo o le eventuali sveglie o avvisi, ma le voci di chi usa il telefono. In Italia poi, come in altri Paesi del sud d’Europa e del Sudamerica, i toni di voce sono tradizionalmente alti e il piacere di raccontare a chi si ha di fronte fatti più o meno privati appare ancora più intenso se fatto in modo plateale. Tutto il contrario di ciò che accade in altri Paesi e zone del pianeta. Nessuno però è immune: le prime ferrovie ad aggiungere sulle carrozze delle “cabine telefoniche” da terzo millennio , insonorizzate, dove chiudersi con l’inseparabile cellulare. sono state quelle finlandesi. Oggi su tutti i treni – persino quelli italiani – ci sono cartelli o annunci che consigliano di tenere basso il livello delle suonerie e quello della voce. In un certo senso, per chi è allergico alle intemperanze vocali dei suoi simili o dei compagni di viaggio, una conversazione a metà, come quelle che si è costretti ad origliare da chi usa uno smartphone, è più fastidiosa di quelle in cui si ascoltano entrambe le voci. Alla noia che spesso si prova ascoltando i discorsi altrui, si aggiunge la snervante impossibilità di capire di cosa si stia parlando. Come nel Signor Mani, capolavoro di Abraham Yehoshua, che riporta solo le parole di uno dei due partecipanti ai cinque dialoghi che compongono il libro. Ma per lo meno si tratta – oltre che di uno straordinario esercizio ed esperimento letterario – di qualcosa che si può sentire solo nella propria mente.

La diffusione dei messaggi vocali aggiunge un tocco di ridicolo: quanto inspiegabile potrebbe sembrare a chi arrivasse da un Paese in cui gli smartphone non sono diffusi – ammesso che ne esistano – vedere una persona che tiene il telefono di traverso , a qualche centimetro dall’orecchio, per sentire un messaggio whatsapp vocale?

Dei treni abbiamo detto: magari senza multe (per ora), ma gli inviti a moderare toni della voce e suoni vari sono ormai ovunque. Persino in Italia, in molte città del nord, sono apparsi avvisi che nel Regno Unito o negli Stati Uniti erano diffusi da decenni: invitano a tenere il volume dei device basso anche quando si usano gli auricolari, perché – come nel caso delle conversazioni a metà – è ancora più fastidioso ascoltare, da fuori, quel che resta della musica filtrata dagli auricolari. Meglio, molto meglio, quella stessa musica o colonna sonora di film o video postato su Youtube, con i decibel originali, che almeno formano un “suono compiuto”.

Sempre più giovani-sordi

A chi non bastasse il rispetto della sfera altrui come motivo per moderare voci e suoni naturali o artificiali , si potrebbero ricordare i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità: entro massimo due decenni oltre un miliardo di under 25 potrebbe avere seri problemi di udito. Nel 2018, alla vigilia della giornata mondiale dell’udito (9 marzo) uno studio dell’università di Tel Aviv aveva dimostrato che l’80% dei teenager fra i 13 e i 17 anni ascolta regolarmente musica con iPhone o Mp3 tramite auricolari, con un effetto molto nocivo sull’apparato uditivo.

Tornando alle scelte individuali, oltre all’insonorizzazione delle case ,si diffonde sempre più quella degli uffici e negli spazi di coworking – evoluzione degli open space – ci sono regole rigidissime di “civiltà sonora”. Più delle leggi e dei regolamenti basterebbe recuperare un po’di educazione e di buon senso. Obiettivo: ritrovare il piacere di vivere vicini. Purtroppo non mancano segnali di senso contrario, come le silent disco, luoghi dove si va a ballare muniti di cuffie high tech: ognuno sente la sua musica, balla al suo ritmo, danneggia “solo”il suo orecchio. Una distopia che nessuno scrittore era riuscito a immaginare.

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