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Spettacolo Dior: a Londra una mostra celebra l’arte e le passioni del…

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L’arte della moda

Spettacolo Dior: a Londra una mostra celebra l’arte e le passioni del maestro (e dei suoi eredi)

LONDRA - Dieci anni che hanno cambiato per sempre il corso dell’alta moda: nel 1947 la prima collezione presentata da Christian Dior era stata un successo immediato. Il suo New Look voleva essere una svolta dopo gli anni della guerra, un antidoto all’austerità e anche una celebrazione della silhouette femminile e del poteretrasformativo della moda.

Al primo trionfo ne erano seguiti molti altri. Ogni sfilata era attesa con curiosità e trepidazione. Nel marzo 1957 aveva avuto l’onore della copertina della rivista Time. Nell’ottobre 1957, poi, la scomparsa prematura e improvvisa di Dior, morto per infarto durante una vacanza in Italia.

Il Victoria & Albert Museum di Londra rende ora omaggio al genio della moda francese con una mostra, la più grande mai organizzata in Gran Bretagna. “Christian Dior: Designer of Dreams” ha undici sale a tema e riunisce oltre 200 abiti e 300 oggetti, disegni e schizzi originali, accessori, foto, video, modellini, riviste e lettere. «Penso al mio lavoro come a un’architettura effimera, dedicata alla bellezza del corpo femminile», scrisse Dior.

Una sala è dedicata all'amore per l’Inghilterra, con al centro lo splendido abito in organza con ricami in madreperla e paglia dorata, appena restaurato, creato per il ventunesimo compleanno della principessa Margaret nel 1951, che lo indossa in una foto di Cecil Beaton. Dior era un grande anglofilo e ci tenne a organizzare sfilate sia a Londra, la prima al Savoy nel 1950, che nelle grandi case di campagna come Blenheim Palace.

La principessa Margaret in Dior fotografata da Cecil Beaton nel 1951

Un’altra sala esplora la passione di Dior per i viaggi all’estero e l’ispirazione che ha tratto dagli abiti tradizionali e dai tessuti di Paesi lontani, in particolare Messico, Giappone, Egitto, Cina e India. Un’altra riunisce gli abiti ispirati al Settecento.
Proseguendo, si è ricreato un grande giardino dove sono in mostra alcuni dei più begli abiti a fiori o ispirati ai fiori firmati Dior. Il giardinaggio era la passione dell'amatissima madre di Dior, che l’aveva trasmessa al figlio. «Dopo le donne, i fiori sono la più divina delle creazioni», scrisse il couturier.

In dieci anni Dior ha creato 22 collezioni e 150 look, abbastanza per lasciare un’impronta indelebile e una ricca miniera di schizzi e di idee che i suoi successori hanno ereditato e apprezzato. La mostra non si limita infatti a celebrare gli anni di Dior, ma esplora i decenni successivi e il contributo dato dai sei designer che dal 1957 a oggi hanno avuto il prestigioso incarico di creative director innovando ma sempre rispettando il “codice” della maison.

Yves Saint Laurent a Londra nel 1958, il giorno prima della sfilata organizzata a Blenheim Palac (Photo by Popperfoto/Getty Images)

Primo tra tutti Yves Saint Laurent, che a soli 21 anni fu catapultato dal ruolo di assistente a quello di responsabile. La sua prima collezione, Trapèze, nel 1958, fu un grande successo. Poi Marc Bohan, al timone per quasi trent’anni, con una costante evoluzione dello stile per adattarsi ai tempi ma rispettando sempre il suo motto «N’oubliez pas la femme», ovvero creare abiti che le donne amassero indossare.

Fu poi la volta di Gianfranco Ferré, che alla sua prima collezione per Dior conquistò l’ambito premio “Ditale d’oro” portando la sua ispirazione artistica e la sua rigorosa formazione di architetto. Svolta decisa, poi, con la scelta di John Galliano, sempre spettacolare, estroso, eccessivo e innovativo. Dopo la sua uscita (una serata di ubriachezza e insulti antisemiti gli costò il posto) arrivò il minimalista Raf Simons e poi, nel 2016, l’italiana Maria Grazia Chiuri,prima donna a guidare Maison Dior.

La mostra sottolinea come Chiuri riesca ad abbinare la sua sensibilità di donna contemporanea all’amore per la tradizione, e la sua visione personale della moda con un immenso rispetto per la storia di casa Dior: «Voglio creare abiti che assomiglino alla donna di oggi», ha detto la designer, che però condivide la passione di Christian Dior per gli abiti da sera che permettono alla fantasia di galoppare.

Una sala della mostra

«La sera puoi fuggire dalla realtà della vita quotidiana», aveva scritto Dior, che allora - come Chiuri oggi - ha saputo sfruttare l’abilità delle “petites mains”, le sarte che nell’atelier di alta moda sanno trasformare idee e schizzi in meravigliosi abiti con tagli perfetti e miracolosi ricami.

L'ultima, spettacolare stanza della mostra è “la sala da ballo”, con lampadari di cristallo e luci cangianti per creare un’atmosfera di festa. Disposti in tondo sono in mostra i 70 abiti da sera più spettacolari realizzati dalla maison, tra i quali l’abito Junon del 1949, con una lunga gonna creata con petali di tulle sovrapposti ricamati con migliaia di paillette, e l’abito dorato J’adore, creato da Galliano per la campagna pubblicitaria per l’omonimo profumo.

Conclude la rassegna un abito da sera di tulle rosa polvere creato l’estate scorsa da Chiuri, ispirato dalla forma di un ventaglio e con la firma di Christian Dior ricamata sulla gonna. Un omaggio al grande maestro dalla sua degna erede.

Christian Dior: Designer of Dreams
2 febbraio – 14 luglio 2019
Victoria & Albert Museum, Londra
vam.ac.uk
#DiorDesignerofDreams

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